Osservatorio Parte Uno – Parliamone!

Costruire un osservatorio astronomico rapprsenta uno degli aspetti piu controversi di qualsiasi atrofilo/astrofotografo che dopo qualche anno inizi a sentire il peso delle nottate passate a riprendere, sopratutto nel periodo invernale quando il freddo arriva alle ossa. Un altro aspetto che può far strizzare l’occhio ad una postazione fissa e pronta all’uso è sicuramente l’aspetto legato alla ricerca astronomica dove spesso si devono impiegare ore e ore di riprese senza concludere nulla o, aspetto ancora piu “agghiacciante”, quando l’oggetto da rilevare ha una finestra osservativa che si pone nel bel mezzo di una qualsiasi nottata infrasettiamale e, siccome abbiamo un grande sense of humor, in orario impossibile (tipo alle 2 o 3 di notte…chi si sveglierebbe OGGI per montare un setup anche solo per sperare in una curva di luce che potrebbe non manifestarsi?…e pensare che gli astrofili di lunga data avevano molta piu costanza, lo facevano lo stesso da itinerante!!!)

Tolte queste casistiche, a livello strettamente personale, ritengo che l’osservazione “fuoriporta” rappresenti sempre un perfetto modo di vivere la passione astrofotografica...una bella nottata in compagnia di qualche amico, una griglia e un buon cielo sono assolutamente vitali per il proseguimento sano di questa passione che rientra di fatto nella fotografia naturalistica e in quanto tale rimane intrinseca la necessità di spostarsi e organizarsi per le tipiche evenienze dell’outdoor. Rivolgendomi agli astrofotografi di primo pelo, sappiate che esistono anche appassionati che hanno fatto un processo diametralmente opposto., cioè passare da una postazione fissa in cupola all’itinerante…ci sarà un motivo no? 😉

Al di là di questo concetto , , crearsi una postazione fissa per la sola fotografia non è una scelta sbagliata, non si fraintenda. MA di norma la maggior parte di noi vive in luoghi fortemente inquinati dove la foto può risentire dei nefasti influssi dell’illuminazione cittadina che fanno diminuire sostanzialmente le possibilità sugli oggetti che è possibile riprendere in maniera efficace ( non mi riferisco a galassie o nebulose planetarie ma si pensi ad esempio a nebulose molecolari che vogliono un cielo ottimo) e quindi optare per una postazione fissa può iniziare a prendere forma solo se si ha a disposizione un cielo mediamente buono se si intende rimanere nel solo ambito fotografico. E qua vengono i dubbi perchè le strade si ampliano cosi come si ampliano i costi generali del tutto,


Ad ogni modo, io ho individuato tre casistiche tipiche di chi vuole costruire un osservatorio astronomico, con i limiti e le possibilità che ne derivano in ogni situazione:

a) Osservatorio Casalingo: chi è fortunato che ha un giardino o un buon terrazzo , ha la possibilità di farsi un osservatorio astronomico in casa. E’ attualmente la mia situazione. Nel mio caso però il cielo è pessimo (Rimini, Mare, Umidità, Discoteche, Nebbia) e quindi le uniche alternative operative in queste situazioni vedono sostanzialmente due campi reali ed efficaci: l’astrofotografia narrow band e la ricerca astronomica. Chi ha del manico può puntare ovviamente anche a fare foto di vasti campi di nebulose, ma anticipo che non tutti siamo in grado. Io ad esempio ancora non sono riuscito ad ottenere dal mio cielo risultati degni di nota, mentre altri si…Vantaggio: si può ottenere un osservatorio astronomico senza alcuna remotizzaizone o complicazione data da automatismi. Svantaggio: il cielo spesso è pessimo. Nota: da questa disamina tralascio chi pone una semplice colonna in giardino, che a tutti gli effetti può essere considerato anch’esso osservatorio ma tecnicamente non è molto diverso dalle implicazioni dell’itinerante.


b) Osservatorio “Dislocato” non remotizzato: solitamente si affaccia a questa situazione chi ha a disposizione un terreno, che sia di proprietà o che sia in affitto. Da tenere presente, ad ogni modo, che un terreno deve avere la possibilità di essere un minimo “cementificato”, questo può far storcere il naso a qualche proprietario terreno, ma va considerato che ci sono normative regionali (o meglio.. mi pare siano regionali..) che stabiliscono una percentuale di terreno agricolo da destinare a cementificazione. E’ consigliabile sempre sentire l’amministrazione comunale di riferimento. Vantaggio: di norma il cielo nelle colline può essere molto buono, avere la postazione fissa permette di lasciare il tutto montato e quindi la sola cosa da considerare nel tempo a disposizione rimane la durata del viaggio di andata e ritorno. Costi, normalmente bassi al di là della struttura dal momento che essendo necessaria la presenza dell’operatore perchè stiamo parlando di osservatorio “non remotizzato”, tutto il resto si risparmia . Basta un generatore di corrente, un campo, una struttura che può ospitare il telescopio. Fine. Svantaggio: se si è in affitto, si sa quali siano gli svantaggi…. Oltre a questo c’è il rischio furti, atti di vandalismo etc. SE invece non si è in affitto, è tutta goduria….fatta salva ovviamente la necessaria presenza dell’astrofilo almeno nelle fasi iniziali e di chiusura.

Questa situazione a mio avviso non è molto consigliabile, perchè dal momento che siamo in ballo bisogna ballare…ecco arrivare quindi la necessità di una connessione internet (che sia con router gprs/umts o che sia tramite ponteggi wifi (tipo Eolo et simila) conviene in questo caso fare un lavoro completo.


c) Osservatorio Dislocato (o Casalingo) ma remotizzato/automatizzato: e qua partono un pò le sfregole…nel senso che remotizzare una postazione ha dei costi assolutamente piu alti. Bisogna prevedere di tutto….può saltare la corrente, può non esserci connettività, si può bloccare una periferica..tutto deve essere opportunamente valutato, controllato e testato piu volte, con una serie di test periodici da fare sul buon funzionamento dei sistemi. E’ obbligatoria una connettività internet solida e una logica di utilizzo basata sull’esperienza. Schede relè, switch di finecorsa, ipcam, alimentatori, possibilità di avvio selettivo, buon ordine nei cavi etc fanno di questo tipo di postazioni un sistema in cui è necessario saper volare davanti all’aereo. Ovviamente, le soddisfazioni sono enormi prima di tutto per via dello sviluppo di una propria capacità logistica nel conoscere il mondo che gravita attorno a una robotizzazione, secondo per la possibilità ENORME di sfruttare appieno qualsiasi serata buona a prescindere dalla presenza o meno in struttura.

Vi faccio un esempio proprio stupido. Immaginate di essere a casa vostra e di pilotare da remoto il vostro osservatorio. Per controllare che tutto vada bene, dovrete accedere alla ipcam. Bene, logica normale vorrebbe una ipcam sempre accesa giusto? Sbagliato..la ipcam devi poterla spegnere da remoto, completamente. Questo è dovuto ad esempio al fatto che le ipcam notturne hanno i led infrarossi che noi non vediamo ma il sensore di ripresa si! Ecco, quindi non basta dargli corrente, ma bisogna prevedere un sistema di on/off remotizzato, e già qua iniziamo a spenderci qualche soldino….giusto un esempio eh!

Quindi Vantaggi: sicuramente la possibilità di riprendere stando al caldo o mentre si dorme, tanto fa tutto da solo o quasi..Svantaggi: si rischia di ingrassare perchè ci si muove poco, il costo è piuttosto alto (si può paragonare il costo del solo osservatorio quanto almeno una montatura di ottima qualità). Scarissimo rapporto con il cielo, se questa rimane l’unica attività da astrofilo possibile…


Cupola o tetto scorrevole?

Le due alternative che attanagliano da sempre sono queste due…meglio una cupola o un tetto scorrevole?

Avendo avuto la fortuna di provare entrambe prima di acquistare, ho scelto il tetto scorrevole. La cupola ha enormi vantaggi, ma a parer personale la vedo una soluzione costosa e non sempre definitiva in termini di remotizzazione. Ad esempio, se la finestra anteriore non è sufficientemente larga e si utilizza una ottica importante con un telescopio di guida, si corre il rischio concreto che in certe posizioni questo venga “oscurato” in quanto si può trovare fuori dalla finestra osservativa. Per questo motivo, l’utilizzo di una guida fuoriasse è vivamente consigliato, a cui accoppiare ovviamente una camera di guida piuttosto sensibile per evitarsi problemi nel trovare stelle. Un altro dei problemi principali si affrontano ad esempio al meridiano…oltre a questo, la finestra deve essere perfettamente sincronizzata con il telescopio. Tolti questi due “limiti” (e non sono sempre facilmente superabili, anche qua la differenza la fa il manico, conosco persone che utilizzano cupole e si trovano DA DIO..) la cupola fornisce di sicuro piu riparo da luci parassite e da vento e questo non è cosa da poco.

Il tetto scorevole dal canto suo ha qualche limite diverso…certo, quando apre c’è tutto il cielo a disposizione senza problemi di sincronizzare nulla ma d’altro canto impossibile riprendere vicino all’orizzonte per esempio. Altra cosa a cui bisogna prestare attenzione è l aposizione del telescopio durante le fasi di apertura e chiusura per evitare che il tetto in movimento sbatta contro l’ottica che magari si trova allo zenit, quindi bisogna prestare particolari accorgimenti al momento di apertura e chiusura. Per il resto, è piu economico il tetto scorrevole di una cupola, forse è piu facile da montare (se si acquista un kit) e da costruire (se lo si sa fare, io non lo so fare..) e con un motore solo si ottiene tutto ciò che serve. Questa soluzione la trovo ottimale per la remotizzazione e per l’automazione completa, dove a causa dell’intuibilissimo sistema di gestione, è possibile creare a una spesa certamente inferiore un osservatorio che può operare con una autonomia praticamente completa e duratura nel tempo.

Il mio consiglio:

A mio avviso, dopo aver provato sia la postazione fissa che quella itinerante. e poste ovviamente le disponibilità di tempo di ognuno, trovo che l’itinerante sia un aspetto non di poco conto e che vada comunque sempre sviluppato per mantenere questa passione sana. Le azioni di montaggio e smontaggio di un setup, con tutte le fasi di problem solving che puntualmente mettono a dura prova l’aspetto intellettivo di una sessione outdoor, rappresentano un pò il pepe di questa passione. Personalmente penso che se si dispone di un buon sensore e di un setup relativamente leggero, l’outdoor rimanga preferibile perchè in fotografia è sempre il cielo che comanda. Per questo motivo, io ho scelto di continuare a solcare i cieli che mi capitino a tiro con dei setup appositamente studiati per permettermi di continuare ad andare a trovare amici, farmi grigliate all’aperto e riprendere lontano dalla routine nel silenzio e nel buio piu profondi. Solo dopo a mio avviso viene il contesto “osservatorio”, qualora si voglia integrare piu dati e magari strizzare l’occhio anche al contesto di ricerca.

A maggio ragione, osservando il mio percorso da neofita, la postazione itinerante offre esperienza e spalle solide che un apostazione fissa secondo me limita. In giro può capitare di tutto, e non è raro doversi inventare accrocchi o dover affrontare determinati problemi (dove ho messo la vixen?? cavolo è a casa!!!). Anche dal punto di vista del problem solving, può capitare di dover fare nell’immediato un checking elettrico per ricostruire un cavo sul posto e risalire alle piu disparate problematiche. E questo è insostituibile, se vogliamo parlare proprio di “imparare”.

Ovviamente questo concetto non è applicabile a chi ha poco tempo a disposizione o chi ha necessità varie che limiterebbero fortemente le uscite, come si suol dire si fa con quel che si può.

Nota: per coloro che ad esempio hanno terrazze o campetti dietro casa e vogliono lasciar fuori il proprio setup e vedono nell’osservatorio astronomico un metodo per evitare di rovinare tutto a causa di temporali notturni, sappiate che la Lunatico ha fatto un prodottino molto carino: un rilevatore di nuvole “pocket”. Trovate tutto sul loro sito. Purtroppo mi sono accorto solo ultimamente di questo prodotto, altrimenti avrei dormito sonni “piu sani” in passato. 😀

Cieli Sereni,

Fabio Mortari

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