E cosi siamo arrivati finalmente al 6 gennaio.

Se i lettori si ricordano, lanciai un appello dopo la metà di dicembre, chiedendo di inoltrarmi un file utile a identificare quello che viene considerato dai neofiti come un “problema”, e cioè l’esecuzione corretta delle immagini “flat” di questo tipo di dispositivi.

Come già scritto nell’articolo che si trova a questo LINK , era mia intenzione farmi carico di aiutare qualche amico, dal momento che se è vero che questi dispositivi rappresentano il futuro dell’imaging astronomico, sarebbe stato un lavoro utile per me e per i NUMEROSI (RIPETO NUMEROSI!!) amici che me ne hanno fatto richiesta.

Purtroppo l’appello non ha avuto alcun risultato, solo 1 messaggio (UNO AHHAHAHA) mi è stato recapitato da una persona che personalmente ringrazio. In questa sede volevo però anche esprimere un pò il concetto che ci stava dietro a questa mia richiesta pubblica, e perchè ho scelto di operare in questo modo, raccontando un pò la “storia” di quella richiesta e ciò che avrei messo in campo.

L’antefatto

La questione mi è stata presentata con una domanda da parte di un bravissimo astrofotografo piuttosto conosciuto che leggendo il mio articolo “Quegli stramaledetti Flat” ha deciso di contattarmi per chiedermi di calcolare una base di partenza valida per l’esposizione di un flat con quella logica applicandola ai sensori CMOS di ultima generazione. Essendo io una persona decisamente pragmatica e prevedendo alcune contestazioni che ormai di norma infestano anche l’acqua calda, gli ho proposto un lavoro fatto in maniera piu completa tirando però in mezzo anche chi usa questi benedetti sensori. A me non piace proprio sparare dei valori a casaccio, non ci sono portato..devo sedermi, analizzare la questione e poi si parla, altrimenti tutto diventa piuttosto banale e non farebbe che aumentare ulteriormente discussioni basate su pareri tirati là piuttosto che su dati oggettivi. Se non si fosse presentata la richiesta, io non sarei entrato nel merito e sinceramente nemmeno mi interessava la questione dal momento che io sono felicemente sposato con i miei CCD e non vivo alcun tipo di problematica.

Il lavoro di insieme

Per dare maggior affidabilità a quanto sarebbe stato scritto in merito a questa “curiosa” e “difficile” fase della calibrazione di un’immagine astronomica, e leggendomi MIRIADI di discussioni in merito (diverse ore di letture in pochi giorni, analizzando cose, facendomi passare file etc..) ho raggiunto un risultato alquanto visibile..e cioè.. c’è una grandissima confusione, da tutti i punti di vista. Pratico, informatico, operativo, tecnologico, informativo e costruttivo. Per questo motivo, avevo bisogno di scremare tutte le discussioni e di farne sostanzialmente un riassunto tabellare. Per fare questo avevo bisogno di almeno una cinquantina di risposte, in modo da poter intervenire su tutti i fattori causanti problematiche…dalle procedure, ai dispsoitivi utilizzati fino ad arrivare alla caratterizzazione dei sensori . Ho ritenuto che questa sarebbe stata anche una fantastica occasione per la nostra astrofotografia di approdare ad un lavoro di insieme, una collaborazione molto aperta che avrebbe dato un bel segnale a molte persone, proprio facendo toccare con mano quanto ci sia bisogno di collaborazione e unione in questa passione, un pò come era qualche anno fa.

La procedura

Quello che avrei messo in campo sarebbe stato questo. Dopo la raccolta dati, avrei messo in plot tutte le risposte ai punti in modo da focalizzare in percentuale quelle che sono le casistiche problematiche che insorgono nell’utilizzo “grigio” di questi dispositivi. Una volta raccolti i dati, avrei chiesto a due persone di riferimento (particolarmente esperti nel settore) di costruire una procedura CORRETTA per l’esecuzione di test di linearità. Non che io non lo sappia fare, ma semplicemente serivva qualcosa di CONDIVISO e SCEVRO di possibili errori interpretativi.

Una volta ottenuta la procedura, l’avrei girata a 5 astrofotografi bravi e di mia conoscenza che posseggono il sensore cmos piu famoso (Asi294) e avrei chiesto di seguire quella procedura , ripetendola per 5 range di offset e gain predefiniti. In questo modo avremmo avuto ben 5 risultati per ogni range di gain e offset, da verificare tra di loro e a quel punto si sarebbe ottenuto un test di linearità UNICO basato sulla media dei valori dei 5 dispositivi.

Fatto questo, mi sarei infine premurato di costruire una serie di articoli che favorissero l’emersione di alcuni valori di riferimento entro cui esporre un flat, co una procedura corretta da tenere sul campo (basata sull’emersione delle problematiche individuate dal “sondaggio) e un’esposizione corretta che tenesse conto SIA della linearità, SIA di quanto da me intuito nell’articolo Quegli stramaledetti flat

Fatto questo, ci sarebbe stato sicuramente un valore piuttosto concreto a cui riferirsi e sarebbe stato un lavoro fatto da parte di tutti e fruibile da tutti.

IN CONCLUSIONE

In conclusione, non gliene frega una cippa di niente a nessuno. Nemmeno a chi i flat li sbaglia sul campo e continua a lamentarsi dei sensori che non funzionano o intempestano gli hard disk di amici con intere sessioni da rielaborare.

Pertanto detto questo, rimanendo ancora a lungo un felice possessore dei vecchi CCD e quindi non vivendo queste problematiche ed avendo intuito davvero alcuni focus sostanziali e ricorrenti su buona parte dei sensori CMOS, ho raccolto tantissima documentazione e contattato diverse persone per toccare con mano alcune cose…però però… siccome ad oggi ognuno cura il suo orticello, ho deciso di tenermi per me quanto raccolto lasciando poi all’esperienza del singolo neofita il vederci chiaro, lo studio e lo sbattersi sotto cieli gelidi tornando a casa spesso e volentieri con frame problematici e la testa gonfia di pareri buttati li a velocità di social.

Ci vediamo al prossimo articolo

Cieli sereni

Fabio Mortari

7 commenti
    • Fabio Mortari
      Fabio Mortari dice:

      Mah sai, purtroppo chi doveva leggere ha letto. Curiosità: proprio oggi uno mi ha bloccato via Fb in seguito ad un anormalissima discussione in cui mi diceva che io volevo essere piu seguito della Ferragni ahahhaha Scherzi a parte, tratterò ancora l’argomento CMOS ma magari in termini meno impegnativi perchè verametne il lavoro da fare sarebbe stato enorme e giustamente ad un certo punto mi è mancata la percezione di fare qualcosa di veramente utile per qualcuno che ne ha fatta richiesta.

      Rispondi
  1. Carlo Folli
    Carlo Folli dice:

    Avevo letto il bell’articolo su “questi stramaledetti flat” e mi era servito di ‘ispirazione’ per indagare sulla difficoltà che io stesso, in alcuni casi, avevo sperimentato nell’ottenere una corretta calibrazione con i miei flat. Solo adesso ho visto questo tuo post. Ne condivido completamente sia le premesse che le conclusioni, e non solo in linea di principio, ma soprattutto per aver sperimentato io stesso, su FB (“questi stramaledetti social” ahahah), qualcosa di molto simile.
    Dopo aver notato un interesse “furioso” su flat e flat-box, avendo tempo e voglia, mi sono messo a fare alcuni test accurati, utili a me ma anche a tutti. Sebbene non fornissi una ricetta pronta all’uso per tutti (parlo di reflex) sapevo di indicare una metodologia di lavoro che, con alcune ore di impegno, avrebbe potuto consentire a tutti di risolvere tutti i problemi lamentati e a chi aveva avuto la fortuna di non sbagliarne mai uno, di flat (alcuni li fanno fare al gatto con la luce del frigo, e vengono sempre perfetti…), magari avere una dimostrazione scientifica della loro superiorità (scusa per la divagazione scherzosa – ma su FB c’è anche questo…).
    Ebbene… dopo aver fatto test accurati (non approssimativi, ma accurati), aver fatto misurazioni corrette (confermate da tecnici assolutamente autorevoli), dopo aver valutato il tutto attraverso una scrupolosa rappresentazione grafica dei valori numerici rilevati, averne fatta una rappresentazione di più facile e immediata comprensibilità pratica, aver fatto una valutazione degli aspetti qualitativi, di tipo soggettivo, mediante una procedura quasi assimilabile a un doppio-cieco, ho pubblicato il tutto su FB (gruppo AstroTest Community) mettendolo a disposizione della platea, che solitamente si infiammava al tema. Pensavo di “veder scorrere il sangue”… ahahaha come avveniva usualmente. Invece nulla. gli interessati erano pochissimi e, tranne una lodevole eccezione (di un esperto che non aveva certo problemi di sorta nel campo), i più interessati (due, solo due) si dividevano tra quello che chiedeva chiarimenti senza neppur aver letto e quello che (con tanto di laurea in astrofisica)… beh sarebbe irrispettoso citare il 2+2=4.
    Quindi, confermo, in toto. Mi sento meno solo 🙂
    Grazie.
    Carlo Folli (alias, su FB, Carlo da Suerte Loca).

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  2. Carlo Folli
    Carlo Folli dice:

    Pertanto, in estrema sintesi, ho avuto conferma che l’evidente superficialità di moltissimi si estrinseca in una ossessiva attenzione per le opinioni (soprattutto quelle strettamente personali) e un incredibilmente totale disinteresse per i dati di fatto. Perché ciò avvenga, non mi interessa molto 🙂

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    • Fabio Mortari
      Fabio Mortari dice:

      Sinceramente io non ho capito poi per quale motivo nessuno si è fatto avanti, non mi è stato chiaro. Evidentemente si fa fatica in Italia a considerare lo sforzo di un singolo per la collettività che probabilmente passa piu per sfigato che per uno che vuole aiutare…ma tant’è….alla fine se questo paese ha dei grossi problemi sociali il motivo va ricondotto anche a questa mentalità…

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  3. Carlo Folli
    Carlo Folli dice:

    P.S.
    Sono capitato su questa pagina stasera perché oggi, a un amico che mi poneva i soliti quesiti allucinanti sui flat, ho detto di cercare il sito “di Fabio Mortari, uno che ne capisce realmente” e ho aggiunto “e spiega bene” (cito testualmente da whatsapp) 😉

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