RIsposta alla domanda posta nel titolo: Si.  Le semplici azioni che costituiranno la noce di questo articolo, possono fornire una potenzialità enorme sia per chi effettua ricerca sia per chi scova in internet delle immagini in cui non è specificata la nomenclatura dell’oggetto. Chiariamo fin dal principio però che

a) questa procedura non sviluppera il nostro senso di “cielo” e di “orientamento”

b) Di questa procedura se ne può fare volentieri a meno qualora si abbia molta esperienza

c) E’ una tipica procedura da Nerd, quindi mi rivolgo forse non piu all’astrofilo neofita quanto, appunto, all’astrofilo “Nerd” che per una sessione di astrofotografia si porta dietro palmare, iphone, ipad, apple watch, si nutre di wifi e lui stesso è un access point adsl con tutte le radiazioni che si è preso nella vita….Insomma, uno di quelli dediti al pranzo con spaghettone e router libero. (pessima questa… ahahahah)

Quindi non la consiglio ma mi limito a spiegarla. Io la utilizzerò alla bisogna, ma non sarebbe bene prenderla come un must di sessione..ricordiamoci sempre che l’astrofilia classica vede il catalogo come primo strumento di ricerca ed è giusta quella metodologia lì. Non innamoriamoci mai troppo dell’elettronica digitale…

Ora..torniamo seri: questa idea mi è venuta in seguito al reperimento online di un sito appartenente ad un astrofotografo estero, molto molto bravo. Siccome in questa fase mi sto appassionando alle nebulose oscure, stavo cercando un catalogo di immagini in modo da scegliere oggetti che incontravano il mio interesse.

Ne ho trovate diverse, solo che purtroppo non vi era nè l’indicazione dell’oggetto nè coordinate nè tantomeno costellazioni di riferimento. SEmplici immagini in jpg caricate su un server.  Domandona: l’oggetto è bello, ma che come cavolo posso fare a raggiungerlo e a capire da che parte si trova?

Deluso dal fatto che non mi fosse possibile risalire al tipo di oggetto, mi sono “inventato” questa procedura. Utilizzo la parola “inventato” senza sapere se già qualcuno ci fosse arrivato prima di me o se sia già una prassi comune, essendo un neofita… ma questo non cambia l’origine del punto: seguendo determinate procedure è possibile recuperare semplicemente i dati di coordinate da un jpg, farle proprie e utilizzarle per effettuare un goto e quindi scattare una immagine di quell’oggetto.

COSA SERVE?

Ecco ciò che serve per effettuare questo tipo di procedura (per come l’ho scovata io, quindi potrebbe non essere l’unico metodo):

1) Il file immagine jpg da risolvere

2) MaximDL con pinpoint

3) Montatura collegata via Ascom sia ad un planetario che a MaximDL

COME SI PROCEDE

E’ semplicissimo.

Per effettuare questa prova ho utilizzato la mia immagine di Barnard 72…quindi, si scarica il JPG, e si fa un upload al seguente sito:

http://nova.astrometry.net/

La procedura di upload è molto semplice, come da immagine seguente:

1 upload

Caricata l’immagine si attende che questa venga risolta, come da immagine seguente

2 - Immagine

A questo punto si clicca su GO TO RESULT PAGE

3 - risolta

Attenzione! Annotatevi la risoluzione calcolata, in questo caso 7.25 arcsec/pixel. Vi servirà poi

Scaricate quindi l’immagine “New-Image.fits”. Questa immagine conterrà le coordinate nel Fits Header!.

Fatto questo, collegate la montatura al planetario (in questo caso Cartes Dou Ciel con Eqmod) e a MaximDL (vedete i tutorial nella pagina tutorial se volete saperne di piu).

5 - connesso montatura

In questo momento, la montatura è in posizione di Home. Ok?

Bene, aprite quindi l’immagine “New-Image.fits” con MaximDL e cliccate su Pinpoint Astrometry. Dovrete inserire la risoluzione che vi eravate annotati poco fa, come nelle freccette.

4 -impostazioneNOTA!!! A DIFFERENZA DI CIO CHE SI VEDE IN QUESTA IMMAGINE, NEL QUADRATO ARANCIONE VA MESSA LA SPUNTA SU FITS CENTER!!!!

Siete ora pronti a far risolvere la lastra a pinpoint. vai con il PROCESSSSS!!! 😀

6 - risoltopinpoint

Ed ecco qua la nostra bella lastra risolta.Abbiamo le coordinate del centro lastra, e la POS ANGLE che è la rotazione del senore.

Ora è semplicissimo…si clicca su CLOSE, e si apre VIEW – OBSERVATORY CONTROL WINDOW, si va nella scheda TELESCOPE

Dopodichè si clicca su IMAGE CENTER FROM PINPOINT (il posizionamento di questo pulsante cambia da versione a versione, ma c’è in tutte!) che permettera di scrivere nel campo TARGET COORDINATES le coordinate trovate da pinpoint

Che dire….andiamo avanti… ehehe clicca su GOTO

7 - goto

Ed ecco dove si va a posizionare il telescopio. Esattamente su BARNARD 72, mai citato in nessuna parte di questa procedura perchè risolta astrometricamente in modo del tutto semi-automatico

8 - finale

CONSIDERAZIONI

Questa procedura l’ho trovata molto interessante, ma come dicevo all’inizio può servire in casi estremi in cui si voglia replicare una foto di un campo per il quale non si conoscono nomenclature di catalogo e tantomeno le coordinate.

E’ una procedura per NERD come detto poco fa, ma che può aiutare non poco. Di fatto però è bene prima di tutto prendere familiarità con il mondo pinpoint e con le riduzioni astrometriche di immagini.

Infine una nota va spesa per un concetto legale: sostanzialmente si sta prendendo l’immagine di un’altra persona e la si sta dando in pasto a un servizio che la smonta tutta e ne rende pubbliche sia il contenuto che le coordinate. Non penso vi siano problemi etici in questo, d’altronde l’immagine è stata già reperita online quindi chi l’ha caricata ha voluto già di per sè condividerne l’utilizzo. Ma sorgono dubbi sul fatto che state decidendo di ripubblicare questa immagine su un sito dove l’autore non ha dato autorizzazione. Per onor di onestà è bene dire che ciascuno si assume la responsabilità delle proprie azioni.

Non vedo invece limiti etici: sostanzialmente il cielo non appartiene a nessuno e vedere un problema etico nell’estrapolare delle coordinate da foto di altri, sarebbe come lamentarsi perchè piu persone fanno foto al duomo di Firenze.

Detto in parole povere..Buon utilizzo.

Abbiamo il piacere di presentare su questo blog un racconto di Gianantonio Dolfin, titolato “Galassia di Andromeda”, dedicato a tutti i ragazzi (e non solo) che sognano di possedere un telescopio e dedicato a tutto coloro che desiderano rivivere tramite le sue parole ciò che nella vita di tutti gli astrofili rappresenta un vero e proprio avvento: la prima notte di osservazione con il primo telescopio, piccolo e traballante ma potente veicolo per raggiungere i propri ambiziosi sogni.

Grazie Gianantonio e buona lettura a tutti.

LA GALASSIA DI ANDROMEDA

Un Racconto di Gianantonio Dolfin

Ho tredici anni, compiuti l’altro giorno.

Un bellissimo regalo che da tanto tempo desideravo: un telescopio con relativa montatura. I mei genitori sapevano della mia passione per l’astronomia, anche se non ne ho mai parlato molto, però mi hanno voluto accontentare e li ringrazio di cuore.

Ora dalla fantasia e dai pensieri immaginari, nello sfogliare libri di astronomia e nel vedere foto di oggetti celesti, potrò passare alle vie di fatto. Un telescopio, anche se di piccole dimensioni, mi aiuterà a vedere nel reale quello che libri e foto, mi hanno mostrato finora.

So che non potrò vedere tutto. Anzi soltanto una minima parte mi sarà accessibile, ma basterà a suscitare la mia emozione e l’instancabile desiderio di conoscere.   

Il telescopio è di piccole dimensioni e la montatura è traballante… E’ il mio primo telescopio ed è meglio sia così. Ho impiegato un giorno intero a montare i vari pezzi. Spero di avere fatto tutto giusto, altrimenti comincerò da capo.    

L’astronomia:  come ho detto ne parlo poco. A scuola alcuni mi ascoltano, ma molti ridono per l’inutilità del mio interesse…non me ne importa. Io so quello che voglio e quello che mi aspetta. Stasera è sereno, così dice il meteo… proverò lo strumento e finalmente la vedrò: è la galassia di Andromeda, con la quale, da molto tempo sono a colloquio.

 

 

Di sé, ormai, mi ha detto tutto. Conosco la sua estensione, il suo diametro, la sua distanza dalla terra, la sua sigla. Le sue foto non mi hanno mai stancato. Quella fascia nera che sembra dividerla a metà per la sua lunghezza: deve essere il vuoto assoluto, oppure la sede di polveri oscure. La cosa mi spavent…mi spaventa anche pensare che se scrivessimo venticinque numeri di seguito, quanti ancora ce ne vorrebbero per raggiungere un qualsiasi corpo celeste?   

Lei sta là, da tempo incalcolabile e vi starà per tutto il tempo che non finirà mai, ma ora ho il telescopio e potrò vederla nella realtà, anche se mi apparirà molto piccola e diversa dalle fotografie. Ardo dal desiderio di verificare come mi si presenterà.

    Il cielo è sereno, ormai è notte. Ho raggiunto una postazione in campagna, ma come a volte succede, il percorso ottico per raggiungere la galassia partendo da Cassiopeia, si è improvvisamente velato di nubi.

Attendo  che se ne vadano..intanto il telescopio è pronto per inquadrarla.

Le nubi si infittiscono, non c’è niente da fare. Non mi arrabbio, anzi questa mancata osservazione, alla quale, nel tempo, se ne avvicenderanno sicuramente altre, mi insegna la pazienza. Bisogna sapere attendere:

Il cielo fa quello che vuole e ci offre quello che gli pare, non ci si deve arrabbiare se in astronomia qualcosa va storto. Siamo niente in confronto all’immensità del cielo,   le nuvole ormai hanno coperto tutto lo spazio visibile, però, a ben guardare, mi pare che un settore del cielo si stia rischiarando, ma Andromeda  è sempre oscurata.

Stasera non la vedrò. Non cercherò nient’altro: con lei era il battesimo del telescopio.  

Ora improvvisamente è di nuovo sereno in buona parte del cielo. Miliardi di stelle hanno sconfitto le nubi. 

Il tempo vola e sopraggiunge l’ora del rientro. Guardo un’ultima volta verso l’alto, poi abbasso gli occhi e smonto tutto.

Mi dirigo verso casa. Mentre cammino, sopra la mia testa il fragore dell’Universo.

Gianantonio Dolfin