Incipit:

La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna.
(Oscar Wilde)

Nel momento in cui scrivo questo articolo, mi trovo in uno stato emozionamente alterato. L’oggetto che sto per descrivere è in volo, da Inghilterra a Italia e arriverà Lunedì/Martedi prossimo (buon viaggio figliolo 😥

Ho tenuto nascosto ai lettori del blog l’arrivo di un gioiello appena nato, ed è proprio il caso di dire, appena partorito, il cui cordone ombelicale è stato tagliato proprio in questo momento. Per un attimo consiglio di ripulire la mente dalle “solite” produzioni in serie a cui siamo terribilmente abituati nel nostro quotidiano vivere…proviamo a fare un salto indietro nel tempo, a quando le “cose” si costruivano ancora a mano. Metteteci in questo pensiero una enorme dose di passione costruttiva, una scelta di qualità, una capacità assoluta e grande maestria, un occhio dal gusto sopraffino accompagnato da una scelta minuziosa nei materiali e viene fuori un solo nome, sopra tutti: Moonraker Telescopes di Mark Turner.

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Mark Turner un incredibile artigiano inglese sceso probabilmente con la sua astronave direttamente dallo spazio, in grado di creare con le sue mani meravigliose magie e, come un famoso falegname di Collodiana memoria, dare vita a quello che superficialmente potremmo considerare solo un aggregato di alluminio e  vetro.

Ma iniziamo con ordine…

Partiamo dai primi di Marzo… una telefonata ricevuta un giorno dal mio preferito compagno di avventure astrofile e grande amico Michele di ritorno da un lungo viaggio all’estero:

(Telefono) Drriiiiiinnnn……..Drriiiiinnn….

Io: “Ciaooo bello….allora sei di ritorno finalmente!!”

Lui: “Ciao fà…si, sono un pò stanchino ma tutto bene…”

(chiacchiere varie, arriviamo al punto)

Lui “..Sai, durante il viaggio mi è capitata in mano una rivist. Ho visto delle immagini di telescopi eccezionali..cerca su google, Moonraker Telescopes”

Io avevo a disposizine internet durante la telefonata, e sono andato subito a vedere, trovando il link immediatamente. Inizio a osservare le immagini mentre parliamo al telefono, e mi si staglia davanti qualcosa di stranissimo che sulle prime mi ha lasciato anche un pò sconcertato. Non ero abituato ad una visione cosi meravigliosa di un telescopio, al punto che l’impatto immediato fu abbastanza strano, non saprei definirlo.

Il mio amico prosegui: “Ho deciso….io ho il mio bel 140 apocromatico. Glielo spedisco e glielo faccio rifare da zero.” Amore a prima vista 🙂 D’altronde, il mio amico ha un occhio per certe cose che definirei “indiscutibile…”

Da quel momento una incredibile serie di vicissitudini occorsa nelle giornate successive, satiricamente affrancabile come divina provvidenza e una certa quantità di affetti coltivati con una buona dose di pazzia, mi ha portato a diventare un futuro possessore di un telescopio Moonraker;  nel dettaglio il Dark Matter, un apocromatico artigianale costruito in alluminio pezzo per pezzo dalle sapienti mani di Mark Turner. Da quel giorno solare di Marzo è quindi iniziata una meravigliosa  avventura, che già fin dalla sua genesi non può essere nemmeno confrontata col piatto mondo degli acquisti di prodotti prodotti in massa.

CHI E’ MARK TURNER

1361625691Come anticipato, Mark Turner è un astrofilo/artigiano inglese (forse sarebbe piu appropriato definirlo “artista”) che nel 2012 ha deciso di aprire la ditta “Moonraker Telescopes” concependo l’idea di costruire artigianalmente telescopi dal design unico, che fossero allo stesso tempo belli e funzionali.  Citando le parole del suo sito, emerge questo desiderio di creare “telescopi sorprendenti, ma che fossero accompagnati da ottiche di qualità”. Ha sempre avuto passione per l’astronomia, spiega, e questa passione è nata nel 1968 quando a otto anni acquistò il suo primo libro “Observers pocket book”, un libro per astrofili visualisti, le cui immagini lo stupirono e fecero accendere la fiamma. Fiamma che brucia ancora oggi e che gli consente un costante aggiornamento sulle novità astronomiche.

La cosa che piu mi ha lasciato impresso, relativo all’avere a che fare con Mark, è la sua spiccata predisposizione al dialogo e la sua precisione. Ad esempio, durante tutto il processo produttivo, vengono continuamente inviate immagini sullo stato dei lavori. Inoltre per ogni richiesta da parte di noi clienti, fornisce grandi quantità di informazioni tecniche accompagnate sempre da risoluzioni DECISAMENTE funzionali e che non snaturano la bellezza del telescopio.

IL MIO MOONRAKER DARK MATTER 102MM F6.5

Il telescopio costruito per me è un Moonraker Dark Matter, con lenti apocromatiche Vixen diametro 102mm, lunghezza focale 6.5.

Il focheggiatore è nientepopodimeno che un Moonlite, nella versione base. Mentre il mio amico ha scelto il focheggiatore motorizzato top gamma della stessa casa produttrice.

Per quel che riguarda lo spianatore di campo. invece, la scelta è ricaduta sul famoso riduttore Hotec, autocentrante.

Il tempo di consegna inizialmente stimato in 13 settimane, ha subito uno slittamento portando questo termine a 6 mesi. Principalmente questo ritardo è dovuto al fatto che Mark (essendo persona molto precisa) dedica molto tempo ai clienti e costruisce un telescopio per volta. Questo aspetto che sulle prime potrebbe far storcere il naso agli ansiosi, in realtà è una grande garanzia di serietà e non lascia adito a dubbi sulla qualità del rapporto tra il cliente e il produttore, cosa che ovviamente non avviene negli acquisti di prodotti di massa dove le alternative spesso sono poche  ed eventuali problemi da risolvere per il proprio setup sono a carico del cliente. Quindi, un aspetto da tenere conto quando la pazienza di aspettare non è piu sufficiente, risiede nel comprendere che quando “verrà il tuo momento”, Mark sarà a tua completa disposizione mettendo sul piatto una grande competenza.

Come promesso nelle pagine del suo sito, tutta la lavorazione è stata accompagnata da ampia documentazione fotografica, partendo dalla singola vite in poi. Nel mio telescopio abbiamo optato per un colore Nero satinato (diverso dallo standard Dark Matter solitamente prodotto da Mark nella versione base) ed è stata scelta l’installazione di una barra contrappesi laterale, su cui è fissato un contrappeso a scorrimento di color oro. Tutte le rifiniture, gli anelli dei telescopi di guida e cercatore, gli anelli di imbracatura del gruppo ottico, la cella e il focheggiatore sono stati scelti cromati, in modo da poter staccare un pò e dare un effetto di brillanza al telescopio, restituendo cosi lo stile british di questa gamma di telescopi.

Una particolarità e venuta dalla possibilità di inserire  due serie di anelli contapposte per i telescopi ausiliari, in modo che inserendo un cercatore di guida (ad esempio il 60/220 di Ts) e un telescopio di ripresa (nel mio caso, uno Star 71Mm f/5 apo) si renda concreta la possibilità di riprendere con due telescopi lo stesso soggetto, delegando la guida al cercatore citato. Essendoci probabilmente dei problemi di bilanciamento, ecco che viene in aiuto il suggerimento di inserire una barra contrappesi laterale, che faciliti questa azione nell’asse di declinazione.

Ecco una delle peculiarità dell’artigianato e della scelta costruttiva che fornisce la Moonraker Telescopes.

Un’altra interessante alternativa è la scelta di ricostruire intubazioni dei telescopi già in vostro possesso. Il mio amico ha scelto questa alternativa, essendo già possessore di un telescopio rifrattore da 140mm apocromatico. In questo caso, vengono passate in rassegna tutte le potenziali problematiche della vecchia tubazione e ricalcolate tutte le lunghezze micrometriche e dei pesi nella nuova tubazione. Nel nostro caso, ad esempio. il paraluce è stato costruito in piu step proprio per ottimizzare l’ìimpatto dei pesi.

LA COSTRUZIONE

Penso sia quindi utile per tutti, inserire le immagini relative alla costruzione del mio Dark Matter e della “reintubazione” del telescopio del mio compagno di serate astrofile (per la visione della galleria consiglio “show as slideshow” dopodichè basterà cliccare sulle immagini per scorrerle):

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Come si può vedere, tutto viene minuziosamente costruito al tornio e lucidato, come ad esempio la stessa barra losmandy che in questo caso è stata lucidata finemente donando un grande senso di brillantezza. Eh si…siamo rimasti sorpresi anche da questo aspetto, niente è lasciato al caso, la cura è massima.

E PER LA SPEDIZIONE?

Immaginavo si stesse pensando a questo, d’altronde è vero che un viaggio Inghilterra/Italia è pieno di “ostacoli” e di cambi di mezzo di trasporto. Aereo, Camion, Furgonato etc. Ma anche su questo, Mark è una garanzia. Imballare i due telescopi (il mio e quello del mio Amico) ha richiesto la bellezza di 6 ore.

LA GRANDE MERAVIGLIA

Ecco qua un mix di foto dei telescopi terminati, sia il mio che quello che del mio amico. Certo, i gusti sono gusti, ma come ppossono non essere considerati una vera meraviglia?

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CONCLUSIONE

Questo articolo in realtà è ancora preliminare, dal momento che il telescopio è stato appena prodotto e ancora va ben provato sotto il cielo, ma considerando la qualità della lavorazione ho ritenuto opportuno già iniziare a parlarne raccontando l’esperienza

Rimane il fatto che già dalla sua lavorazione, ritengo senza tema di smentita che valga la pena prendere contatto con questa incredibile azienda e con Mark.

Ora, so già che molti dei lettori si staranno chiedendo quale sia il costo di una tale prelibatezza.

Bene, non lo dirò.

Il motivo è molto semplice…è un telescopio personale, dove sono state applicate delle scelte personali in base anche ad un setup specifico. Inoltre, far un paragone di prezzo potrebbe essere fuorviante. Qua non si sta parlando di “è meglio questo telescopio rispetto ad un altro”, ma si sta trattando un argomento che si può associare ad una questione anche artistica, oltre che tecnica.

Sarebbe come chiedersi se è meglio comprare un Picasso o un Van Gogh. L’unica indicazione che posso dare è quella di visistare il sito (www.moonrakertelescopes.co.uk) dove ci sono indicati dei costi indicativi. Ma considerate sempre il fatto che sarebbe eventualmetne meglio chiedere un preventivo, dove si possono inserire ulteriori modifiche o togliere alcune opzioni. Ad esempio il mio moonraker è stato prodotto senza il telescopio di guida e senza il cercatore. Mentre l’ordine del mio amico ha riguardato una fornitura complessiva. Poi vi può essere chi desidera un accessorio rispetto ad un altro, chi ha determinate esigenze rispetto ad altri etc. Quindi, penso che la cosa migliore sia contattare Mark ed entrare nel fantastico ed emozionante mondo Moonraker.

A presto, con l’unboxing (martedi correderò di immagini l’evento)  e qualche semplice test stellare.

 

Leggi Anche: I files di Calibrazione

Leggi Anche: Alcuni tipi di sensore e cenni sul loro utilizzo

Dopo aver parlato dei files di calibrazione ed aver visto alcune tipologie di sensori, è arrivato il momento di dire due parole sull’acquisizione. Rivolgendomi quindi ai neofiti, cercherò di spiegare qualche piccolo accorgimento per l’acquisizione con le reflex piuttosto che con i CCD sebbene buona parte di quanto scritto potrà poi essere parzialmente sfruttato con tali dispositivi.

FASI DELL’ACQUISIZIONE

Le fasi dell’acquisizione sono in buona sostanza queste:

  1. Scelta dell’oggetto da riprendere: sarebbe conveniente arrivare in loco con le idee già chiare. Quindi decidere se fare scatti alla luna oppure ad un largo campo su una nebulosa diffusa, o una galassia (esempio M31 etc). Oppure dei bei larghi campi sulla via lattea che sono davvero molto molto interessanti e spettacolari
  2. Stazionamento: se si utilizza un cavalletto senza inseguimento, questo potrà essere fatto a piacere. Mentre se si utilizza una montatura equatoriale, è obbligatorio stazionarla perfettamente con l’asse polare rivolto a nord seguendo procedure dedicate. Un altro dispositivo molto interessante e che ho visto in funzione è il geniale Minitrack di Christian Fattinanzi che permette di ottenere grandiose immagini!
  3. Eventuali dispositivi di autoguida, qualora si avesse a disposizione: questa fase è ovviamente rivolta a coloro che già hanno montatura equatoriale e sistema di guida e quindi si spingono ad esporre diversi minuti con focali oltre i 350mm
  4. Pianificazione degli scatti
  5. Fase di acquisizione
  6. Ripresa dei Flat Field di calibrazione
  7. Ripresa dei Dark di calibrazione

FOCUS SUI PUNTI 4. E 5.

ovvero: pianficazione degli scatti e fase di acquisizione

PIANFICAZIONE

La pianificazione degli scatti è il primo step che porta ad una concreta ottimizzazione della serata fotografica. Sostanzialmente, scelto un oggetto (io ne consiglio non piu di 2 a sessione ma in pratica non mi spingo oltre al singolo oggetto: 1 oggetto a sessione), è opportuno leggersi qualcosa online che ne spieghi le caratteristiche. Io trovo molto utile wikipedia ad esempio, ma sono tantissimi i siti di associazione astrofili che trattano sicuramente gli oggetti piu famosi.

Pianificare gli scatti quindi in buona sostanza significa avere a disposizione una tabella mentale da seguire durante la notte. L’importanza di questa tipologia di forma mentis è presto detta con un esempio molto banale: supponiamo di voler fotografare la nebulosa di orione. Questo oggetto ha la caratteristica di avere un centro molto luminoso (è visibile anche a occhio nudo!) mentre le parti piu esterne sono decisamente deboli. Lo scopo della pianificazione è quella di cercare di ottenere una immagine dove il centro non venga bruciato, mentre devono essere presenti le parti esterne: per ottenere questo risultato è necessario effettuare una serie di scatti a ISO diversi e con durate diversi. Un esempio potrebbe essere questo:

N. 50 scatti Iso 200 da 10 secondi

N. 30 scatti Iso 800 da 20 secondi

N. 15 scatti Iso 800 da 40 secondi

Quando poi andremo a mediare tutte le immagini tramite una mediana ed applicando un filtro chiamato “DDP” (che vedremo in altri articoli) ecco che spunterà un centro immagine non eccessivamente saturato e parti deboli molto piu visibili.

Altro esempio, invece, potrebbe arrivare da galassie come Andromeda che possono ritenersi similari alla nebulosa di orione: centro luminoso, bordi deboli.

Infine potrebbe anche verificarsi il caso di oggetti che non presentano forti differenze di luminosità e in questo caso è posisibile spingere con le pose (5 minuti, 7 minuti, 10 minuti e oltre) ed effettuare una sessione dove le immagini raccolte sono tutte della stessa durata e stessa impostazione di Iso; è il caso ad esempio degli ammassi aperti in cui è presente nebulosità.

ACQUISIZIONE

Capire quanto esporre non è particolarmente complesso, l’importante è fidarsi un pò dell’elettronica. Dico questo perchè buona parte delle immagini grezze (cioè non sommate) sembrano sempre sottoesposte o non mostrano in dettaglio le parti deboli dell’oggetto. Questo sulle prime può far pensare che non si sia raggiunto un buon compromesso tra le impostazioni degli scatti, ma in realtà non è detto che sia cosi; i sensori, rispetto alla pellicola, sono lineari. Questo significa che i valori dei singoli pixel aumentano all’aumentare della durata della posa in maniera appunto lineare col risultato che essendoci una differenza sostanziale tra parti luminose e parti meno luminose, le seconde risultano essere molto meno percettibili da uno schermo…ma ci sono.

Leggendo moltissima didattica online ed acquistando diversi libri, sono arrivato alla conclusione che ha ragione chi sostiene che  l’elemento da tenere d’occhio è l’istogramma ed il motivo è questo: la fotografia (ed in particolare l’astro-fotografia) si basa in buona sostanza sul contrasto. L’elemento fotografato emerge rispetto al fondocielo perchè avendo una luminosità diversa, viene “staccato” rispetto al fondo. Quando esponiamo il nostro sensore, viene raccolta luce non solo dall’oggetto, ma anche dal fondocielo stesso che è una componente comunque luminosa: il fondocielo non è nero, diversamente da come si può pensare, ma ha una sua luminosità. Questa caratteristica ha ovviamente un impatto sulla creazione dell’immagine digitale e quindi anche sull’istogramma.

Tradotto in pratica, significa che se noi abbiamo un istogramma la cui curva viene tagliata dal limite sinistro, non abbiamo esposto abbastanza perchè abbiamo tagliato una parte del fondocielo e quindi probabilmente anche una parte dell’oggetto stesso, nelle sue parti meno luminose. Ecco quindi che l’istogramma ci fornirà immediate informazioni sullo “stato” dell’esposizione, come segue (immagine tratta dal sito www.tuttoleo.it)

Istogramma2

Da notare come la sottoesposizione taglia e “ruba” informazione ai frame!. Altro aspetto parimenti pericoloso è la sovraesposizione, perchè anche questa si traduce in una perdita di informazione. Quando si sovraespone, si creano delle parti “bruciate” nell’immagine che fornisce l’indicazione di una serie di pixel che hanno ricevuto troppa luce, saturandosi. Quando questo avviene, il pixel diventa “bianco” e perde qualsiasi dinamica e qualsiasi possibilità di recuperare l’informazione che è cancellata proprio dalla sovraesposizione.

Come ragionare quindi? Prendendo tout court esemplificazioni che potete trovare in numerose dispense e articoli online c “semplicemente” basta scattare con una posa sufficiente a staccare il nostro istogramma rispetto alla parte sinistra, con una durata che permetta di posizionare la curva dell’istogramma in una zona che va da 1/4 a 3/4 tra la parte sinistra e quella destra. Questo significherà che avremo raccolto anche il fondocielo con le sue dominanti, quindi a rigor di logica l’oggetto sarà stato tutto “raccolto”. Bisognerà solo estrarlo in fase di elaborazione…

Nota: anche durante le fasi dell’elaborazione, è bene tenere presente questo concetto. In generale, c’è la tendenza di noi neofiti ad ottenere un cielo forzatamente scuro. Questo è dato sia dall’inesperienza che dall’ammanco dei file di calibrazione, i flat sopra tutti. Questo porta ad avere ad esempio una vignettatura che si cerca poi di eliminare “cancellando” il fondocielo e portandolo ad un improbabile colore nero pece, ma in realtà stiamo rubando informazione e rovinando l’immagine…l’istogramma non mente.

AUMENTARE GLI ISO O AUMENTARE LA DURATA DELLE POSE?

Ecco una bella domanda, che spesso mi son sentito porre e che io stesso ho posto nelle fasi iniziali della mia passione, con risposte molto discordanti a volte. Diciamo che nel tempo ho cercato di sviluppare una forma mentis aiutato sia dalla didattica che dalla logica.

Partiamo con ordine: acquistiamo una reflex. Questa reflex è fichissima, ha un sacco di megamiliardi di pixel e ha una caratteristica incredibile: arriva a ISO 22.340.353,31. La percezione che ci arriva è che questo valore sia “fondamentale” per definire una reflex “di buona qualità”, dal momento che la logica “terra terra” suggerisce che sia una camera molto sensibile. Oppure, si ha la tendenza a ragionare che aumentando gli Iso aumenta anche la sensibilità. Purtroppo, questo non è niente di piu sbagliato. Se ragioniamo un attimo, infatti, un sensore non ha la possibilità di essere “modificato” nelle sue caratteristiche costruttive da alcun software: se un sensore ha una sensibilità X, quella è e non c’è modo di cambiarla.

Ciò che invece andiamo  a modificare aumentando (o diminuendo) gli ISO è la risposta del firmware che tratta ahimè una pre-elaborazione dell’immagine per portarla al nostro schermo con determinate caratteristiche. Se ci fermiamo a pensare un attimo, vediamo che in buona sostanza, la nostra azione di agire sugli ISO non fa che prendere i dati raccolti dal sensore e modificarli. Per paragone, possiamo intuire che ciò che avviene aumentando gli ISO altro non è che la modifica di una curva di luce, stessa azione che si farebbe con Photoshop col risultato che non solo si va ad aumentare l’entità del segnale buono, ma anche l’entità del rumore di fondo che non viene filtrato (nota: il noise reduction del firmware va disattivato quando si fanno astrofotografie!).  Inoltre, aumentando gli iso aumenta la probabilità che la curva applicata dalle impostazione di iso alte mandi in saturazione l’immagine col risultato che piu si aumentano gli ISO e piu l’immagine si appiattisce perdendo dinamica e rischiando una saturazione.

Detto questo, è altrimenti vero che diminuire troppo gli ISO (esempio ISO 100) non permette al firmware di riconoscere quali siano le parti “buone” dell’immagine e quindi valori prossimi allo zero (ma che non sono zero!) vengono portate a zero, cioè a nero. Ricordiamoci che nelle reflex il firmware viene creato per far ottenere ottime immagini diurne e a portata di novelli fotografi….questa caratteristica può essere dannosa in astrofotografia.

In buona sostanza, questo concetto ci porta ad una condizione base: aumentare gli Iso non è una soluzione per ottenere immagini piu spinte, perchè diminuisce la dinamica e aumenta il rumore. Viceversa, diminuirli troppo permette al firmware di “sgranocchiare “parti deboli dell’immagine.

In linea generale, io non vado mai oltre gli 800 Iso, compromesso ritenuto valido da molti astrofotografi anche per motivazioni fisiche: in pratica, tra i 400 ISo e gli 800 Iso si può ritenere che il firmware prenda l’immagine del sensore nella maniera piu neutrale possibile, intervenendo molto meno con ritocchi sulle luminosità.

Considerando che scattare a 800 Iso si ottiene una buona dinamica complessiva dell’immagine, risulta quindi vantaggioso aumentare i tempi di posa fino al verificarsi della condizione di istogramma spiegata nel paragrafo precedente. La risposta alla domanda quindi è: meglio aumentare i tempi di posa.

Nota: può capitare però che il sistema di autoguida del nostro setup non sia particolarmente performante o che non si disponga di un’autoguida. In questo caso, ovviamente, aumentare i tempi di posa può essere controproducente col rischio di trovarsi numerose foto mosse. Inutile dire che qualora ci si trovi con questo limite, è bene aumentare gli iso tenendo però sempre in considerazione che se già si sta staccando il fondocielo, questa azione potrebbe essere superflua.

QUANTE IMMAGINI SCATTARE?

Andando avanti con la logica appena spiegata, vien da se che piu immagini si scattano e maggiore sarà il rapporto tra il segnale e il rumore ottenibile in fase di media delle immagini. In generale, io ho visto come migliori sensibilmente la qualità dell’immagine e la possibilità di estrarre segnale applicando una mediana su almeno 20 immagini. Quindi riterrei opportuno non spingersi con pose inferiori.

Ma in buona sostanza meglio scattare tante immagini a corta posa o poche immagini a lunga posa? Anche qua vale la solita logica..dal momento che la mediana delle immagini permette di migliorare il rapporto tra il segnale ed il rumore e dal momento che aumentare i tempi di posa aumenta la generazione del rumore, qualora si ottenga un oggetto ben staccato (vedasi istogramma) è opportuno aumentare il numero delle pose in quanto ogni immagine contribuirà a definire nettamente ciò che è segnale e ciò che è rumore.

Torniamo quindi alla motivazione delle mie 20 pose spiegate prima.

TIPS & TRICK

Per concludere questo articolo, direi di elencare una serie di consigli che io sono solito adoperare, tenendo presente che il nostro obbiettivo è avere a disposizione un buon segnale e bypassare alcune funzioni che i firmware applicano in automatico alle nostre immagini reflex:

  1.  eliminazione di tutte le impostazioni di “facilità” o altrimenti dette Utilityes, del firmware. Quindi niente noise reduction
  2. Impostazione Iso 800
  3. Range di esposizione a step fissi: possibilmente cercare di fissare dei tempi di posa standard: esempio 3 minuti, 5 minuti, 7 minuti, 10 minuti e muoversi sempre su quelli in modo da evitare di fare 3 minuti e 24 secondi o 7 minuti e 50 secondi. Questo aiuterà poi nell’applicazione dei dark e nella creazione di librerie di file di calibrazione
  4. Lasciar riposare il sensore: dal momento che il sensore scalda durante l’acquisizione, lasciare un tempo di riposo tra una posa e l’altra permette di far raffreddare un pò il sensore diminuendo cosi la generazione di rumore termico. Io solitamente imposto 30 secondi di pausa tra una posa e l’altra.
  5. Spegnere lo schermo posteriore: le reflex (o almeno la mia canon lo fa) quando non è in fase di scatto mantiene attivo lo schermo posteriore col risultato che questo scalda. Anche il live view ovviamente scalda e va disattivato dopo aver fatto il fuoco e non piu riutilizzato se non per eventuale posizionamento degli oggetti nell’inquadratura.
  6. MAI ACQUISIRE IN FORMATO JPG MA UTILIZZARE IL RAW!!

APPROFONDIMENTO

Di seguito un bell’elenco tratto dal sito fotoastronomiche.it

  • Scatto singolo ([]);

  • Programma Esposizione Manuale (M);

  • Selezionare ISO 400, 800, 1.600, 3200 in base alla temperatura ambiente, tempo di esposizione, soggetto da riprendere, eventuale raffreddamento cella Peltier se presente;

  • Anteprima immagine spenta (se si utilizzano programmi in remoto da pc, come Dsrl Focus ed i più recenti Nebulosity e Canon Eos Backyard);

  • Se si usa il comando a distanza o scatto remoto l’anteprima sul display massimo da 2 secondi per non scaldare troppo la macchina;

  • Attivare il live view con zoom 10x per una messa a fuoco precisa da display della reflex;

  • Autofocus spento in caso di utilizzo di obiettivi fotografici, spegnere lo stabilizzatore se presente ed impostare su messa a fuoco manuale MF;

  • Bilanciamento del bianco sul luce diurna (AWB) se la camera non è modificata baader o full spectrum mentre con la modifica del filtro occorre fare manualmente il bilanciamento del bianco;

  • Selezionare il formato Raw (o Raw + JPEG che viene nominato RAW+L, vantaggio ulteriore salvataggio per una consultazione delle immagini JPG più veloce del corrispondente RAW nelle cartelle);

  • Risoluzione alla massima qualità se si dovesse operare con il formato JPG (L);

  • Disattivare la riduzione automatica del rumore in quanto verranno ripresi i dark frames separatamente in un secondo tempo;

  • Disattivare l’eventuale funzione di Sharpening;

  • Contrasto e saturazione del colore lasciare a metà scala nel caso dell’uso del formato JPG;

  • Selezionare lo spazio colore sRGB;

  • Disattivare il FLASH;

  • Per pose superiori ai 30 secondi selezionare la voce, tasto BULB nel menù dei tempi;

  • Assicurarsi che la scheda di memoria (almeno qualche Giga byte) sia inserita nella camera;

  • Assicurarsi che la batteria sia ben carica e provvedere alla scorta di 1 o 2 batterie di ricambio oppure un cavo di alimentazione a rete;

  • Memorizzare in una impostazione personalizzata tutti i passaggi elencati.

Michele Bortolotti ed Erika Mocci (per consulenza info.fotoastronomiche@gmail.com)

Buon Lavoro!

 

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