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Una volta compresa l’importanza e il funzionamento di concetti quali la Critical Focus Zone e una sommaria panoramica tra driver e motori passo passo, possiamo iniziare a dare uno sguardo alla circuiteria.

Potete trovare nel PDF trovato al primo articolo tutto quanto serve per costruire il progetto di R.Brown oppure potrete acquistare direttamente il PCB stampabile seguendo i link inseriti all’interno di quella dispensa. Se queste sono le condizioni in cui vuoi operare semplificandoti la vita, questo articolo lo puoi saltare a piè pari.

Diversamente, se veramente sei interessato ad entrare nel merito di come funziona la “mia” versione adattata alle mie esigenze, iniziamo a parlarne un pò.

LE MIE ESIGENZE

Quando ho iniziato a costruire il sistema, mi sono fissato alcune esigenze prima di operare con il disegno dello schema

  1. Che controller utilizzare: nel mio progetto ho utilizzato un arduino Nano cinese, si trovano senza coronavirus su ebay e costano piu o meno un paio d’euro a pezzo. Con 20 euro ve ne comprate 10, arrivano in un mese e hanno i pettini da saldare. Consiglio vivamente di utilizzare versioni con i pettini già saldati, semplifica ulteriorimente il lavoro. Caratteristica Negativa di cui tenere conto: sono cinesi e costano poco. Questo si traduce in componentistica non sempre all’altezza e questo si può osservare soprattutto sul regolatore di tensione posto nella parte inferiore del controller. Quel regolatore di tensione ha lo scopo di trasformare la tensione in entrata (da 5 a 14V) in una standard 5V lasciandoci cosi la libertà di poter avere a monte piu sistemi di alimentazione. Ma da prove empiriche e per esperienza ho notato che quel regolatore se alimentato oltre gli 8V iniziano a scaldare e durano poco lasciandoci a piedi. Motivo per il quale nella mia circuiteria ho previsto un regolatore di tensione che abbassasse la 12V in entrata da batteria/alimentatore in una piu consona 7V per consentire un’alimentazione piu soft ad arduino e l’ho ottenuta utilizzando il regolatore LM 7807 che si trova a circa 1,50 euro in commercio.
  2. Con che tensione alimentare il tutto: inutile dire…12V. Ma con una precisazione…di solito noi astrofili prendiamo la 12V o da trasformatori (se abbiamo la 220 a disposizione con un generatore o riprendendo da casa) oppure la prendiamo dalle batterie, spesso batterie da auto. Queste batterie hanno però una curva di tensione da quando son cariche fino al putno di scarica, passando quindi da 13.4V se pienamente cariche fino a 11.8 quando iniziano ad essere scariche. Ricordandoci che stiamo sempre parlando di economica circuiteria cinese all’interno del nostro bel sistema di focheggiatura, ho trovato indispensabile inserire un regolatore di tensione che abbia lo scopo di stabilizzare il range di tensioni in entrata (da 11.8 a 13.4) in una piu stabile 12V. Questo compito lo faccio assolvere da un regolatore di tensione LM7812. La stessa tensione andrà poi ad alimentare il driver motori e il motore stesso.
  3. Come far comunicare arduino con l’esterno: Per comunicare con l’esterno ho utilizzato due protocolli. Il protocollo bluetooth tramite il modulo Hc-05 dal costo di circa 6 euro, che mi evita cablaggi ulteriori attorno al telescopio ed il protocollo USB che serve principalmente per le programmazioni e come sistema di backup comunicativo

Quindi stiamo parlando di un controller per focheggiatore che comunica via bluetooth e che verrà poi chiuso in una scatola. Siccome ci sono piu elementi in serie che devono funzionare (regolatori di tensione, arduino nano, scheda Bluetooth, driver motore e motore stesso) in caso di guasto come posso risalire velocemente all’origine del problema?

IL SISTEMA DIAGNOSTICO A LED

Per risponderee alla domanda posta a termine del paragrafo precedente, ho inserito 5 led di diagnostica. 2 led erano già previsti dal progetto, gli altri 3 li ho inseriti io. In dettaglio

  1. LED DI STATO ROSSO PER ALIM.12V: Questo led si attiva non appena arriva la tensione al primo regolatore ed è posto lungo le linee di circuito che portano la 12V al driver motori e conseguentemente al motore. Se questo led non si accende, significa che non funziona nulla pertanto il problema può essere dovuto o all’alimentazione utilizzata (cavo rotto ipotesi) o al regolatore saltato.
  2. LED DI STATO ROSSO PER ALIM.5V: questo Led si alimenta all’accensione del controller arduino. Questo led indiriettamente mi comunica sia il buon funzionamento del regolatore da 7V posto all’interno, sia dell’alimentazione interna ad arduino con conseguente accensione. Viene presa direttamente dai pin 5V di arduino pertanto se questo LED non dovesse accendersi, o è saltato arduino o è saltato il regolatore da 7V
  3. LED DI STATO ROSSO PER BLUETOOTH questo led, di colore ovviamente BLU come si vede dall’immagine sopra, si attiva solo quando la connessione tra dispositivo esterno (computer o cellulare) e controller ha esito positivo. Qualora ad esempio dovessi subire un mancato movimento del focheggiatore, posso valutare immediatamente se il sistema è connesso o se si è disconnesso per qualche problematica. Mi permette quindi di diagnosticare immediatamente se sono connesso e pertanto sia il buon funzionamento del modulo Bluetooth HT-05 sia la buona configurazione del mio computer.
  4. LED DI MOVIMENTO DEL MOTORE: sonodue LED BIANCHI che si trovano ai bordi del controller e servono ad indicare la ricezione del comando di movimento. In un verso se ne accende uno e nel verso contrario si accende quello adiacente. Qualora ad esempio non dovessero accendersi, evidentemente il comando di movimento non è corretto o viene mal interpretato. Se invece si accendono ma non si muove ilmotore, allora il problema è da ricercarsi o nel motore stesso oppure in una errata piedinatura dei cablaggi oppure si è cotto il driver.

In questo modo, abbiamo sotto occhio tutta la diagnostica necessaria per capire l’origine di un problema, che sia questo a monte dell’alimentazione, relativo ad arduino o relativo ad uno dei suoi moduli

ALCUNE ACCORTEZZE SUI REGOLATORI

Prima di andare a vedere in dettaglio la costruzione della circuiteria e presentare cosi il file stampabile, una parolina breve la spendo sui regolatori, in quanto per ogni regolatore ho inserito dei comuni condensatori in modo da poter filtrare la tensione in entrata. Questa accortezza che potrebbe anche essere un pò eccessiva dal momento che di norma alimentiamo tutto o con batteria o con alimentatori switching, trova la sua efficacia nel regalare un pò di tranquillità qualora si utilizzi un generatore,. notoriamente afflitto da spyke di tensione anche piuttosto importanti. La circuiteria utilizzata è la stessa per entrambi i regolatori ed è piu o meno questa (presa da internet, la mia è leggermente modificata ma serve solo per spiegare)

Image result for LM7812  capacitor scheme
Immagine di repertorio.

IL DISEGNO

Questa brutta opera di arte moderna è stata disegnata con Fritzing. Al di là della complessità visiva è tutto abbastanza semplice..si parte dall’alto a sinistra, e si seguono le piste. Si trovano quindi i due regolatori in alto con i loro condensatori, dopodichè scendendo sul lato sinistro ci sono il LED rosso di stato con un condensatore che fa da filtro per alimentare il driver dei motiri. Tutta la piedinatura necessaria per il bluetooth è costituita da quei 6 pin centrali alla scheda (dove c’è il pin rosso per intenderci) e sono relativi alle funzioni di TX, RX, ALIMENTAZIONE + E -, LED DI STATO, mentre la fila di 8 pin adiacenti ad arduino e quella di altrettanti 8 pin posta dalla parte opposta sono gli alloggiamenti del driver. I quattro piedini in basso sono quelli dell’alimentazione motore. Al centro verso destra troviamo ARDUINO Nano mentre sulla sinistra i due led relativi al movimento motori Vediamolo Meglio:

Parte inerente alla circuiteria di aliemtanzione. A sinistra l’alimentazione principale, poi verso destra troviamo LM7812 E LM7807 IL PIN DEL + è il primo sulla Sinistra

Proseguendo la linea dei 12V troviamo il led di stato 12V e il condensatore filtro per l’alimentazione motori

Questa è la piedinatura per il driver motori. A sinistra i pin da collegare ad arduino, a destra quelli di pilotaggio del motore

Immagine relativa ad arduino, Si osservano sotto ad arduino due resistenze e due fori da ponticellare. Queste resistenze sono installate proprio sotto ad arduino che dovrà essere montato sul pcb con una zoccolatura a pettine per alzare un pò il controller. NB. Stessa cosa per il driver motori a Sinistra troviamo gli altri due led di stato per il movimento motore

Infine la parte centrale della board. Su tutti questi pin vanno installati dei pettini Maschi in modo da poterli cablare facilmente. La serie superiore serve per eventuale sensore di temperatura (io non l’ho messo, l’ho disegnato ma non installato) mentre i pin sotto sono relativi al modulo bluetooth. Sul sesto PIN c’è il led di stato del bluetooth.

IL PCB STAMPABILE

Ecco quindi il pcb stampabile tramite bromografo, che poi andrà forato e su cui si potranno istallare i componenti.

Metto a disposizione anche il PDF da stampare su acetato per la successiva impressione di basetta presensibilizzata tramite bromografo

CONCLUSIONI

Riconosco che spiegare in un articolo una circuiteria Home made non sia semplice, perchè ovviamente non essendo un tecnico non ho quella forma mentis che mi possa permettere di costruire un progetto tenendo presente tutta l'”etica” progettuale che di norma un elettrotecnico conosce. Ritengo tuttavia concreta la possibilità di stampare questo circuito che è testato e funzionante e approcciando un pò alla volta il controller Arduino con le sue regole, può essere relativamente semplice costruirsi questo PCB. Ad ogni modo, come da precedente constatazione, qualora si ritenga complicato e non comprensibile il lavoro svolto è possibile acquitsare un pcb già pronto tramite i link inseriti nelle dispense di R.Brown.

Infine, il “lavoro” completo si presenta in questo modo:

Su cui, una volta installati i particolari avremo questa configurazione:

Per domande e curiosità potete scrivere commenti all’articolo

Grazie a tutti

Cieli Sereni,

Fabio Mortari

Link alla parte I – Introduzione

Link alla parte II – La Critical Focus Zone

Dopo aver visto un pò l’introduzione di questo splendido progetto di R.Brown ed aver affrontato alcuni aspetti relativi alla Critical Focus Zone e alla risoluzione dei motori, abbiamo compreso come sia necessario (per lavorare in maniera precisa) ottenere un buon accoppiamento tra focheggiatore e motore.

In questo articolo ci spostiamo un pò piu in “la” andando quindi a vedere un altro accoppiamento opportuno da valutare, che è quello tra motore e driver di pilotaggio.

Ebbene si, non solo dobbiamo tenere presente delle caratteristiche meccaniche del sistema, ma dovremmo porre un pò in valutazione anche le caratteristiche di pilotaggio del motore dal momento che questo avviene tramite una schedina contenente un chip, comunemente chiamato DRIVER o DRIVER MOTORI.

I MOTORI PASSO PASSO

Ho scelto di spendere due parole sula tecnologia dei motori passo passo perchè in questi anni di passione ci siamo tutti resi conto come questa tipologia di motori rappresenti da almeno un ventennio la soluzione preferita per tutti gli organi di movimento di precisione, che siano quelli di una montatura, di un focheggiatore, di un rotatore di campo e in alcuni (rarissimi) casi anche di una ruota portafiltri (sebbene queste ultime di solito hanno sensori magnetici di posizione o ottici)

Da quando è stato inventato arduino e tutta la miriade di controllori ad esso associati, sicuramente si è sviluppato in larghissima scala anche il contesto hobbystico di questa tipologia di dispositivi e di motori, portando cosi questa bellissima tecnologia a portata di qualsiasi casalinga di Voghera che voglia controllare con passi numerici determinati meccanismi e che abbia bisogno di sapere precisamente a che punto si trovi uno scorrimento di un organo di rotazione senza dover ricorrere all’encoder seppur quest’ultimo rimane a tutt’oggi l’unico vero sistema di controllo preciso di rotazione. Se pensiamo ad esempio alle stampanti 3D, abbiamo il quadro completo di come siano sfruttabili questi aggeggi..

Il funzionamento di un motore passo passo (o stepper) è relativamente semplice e si può identificare nello schema seguente ma con un’attenzione particolare…non è l’unico schema possibile, è solo quello piu elementare. Di motori passo passo (o stepper) ne son state costruite milioni di versioni con diverse logiche di funzionamento seppur il ragionamento base è sempre lo stesso.

Quello che vediamo sopra, è il tipico funzionamento di un motore passo passo. Ed è piuttosto semplice intuirne il funzionamento seppur possiamo spiegarne in modo elementarissimo la logica di funzionamento…in parole povere, prendendo a riferimento uno degli innumerevoli testi che si trovano online:

Date queste premesse, si immagini di fornire tensione al conduttore A, collegando B a massa e lasciando scollegate le fasi C eD: a causa della magnetizzazione delle espansioni polari connesse alle fasi A e B il magnete permanente del rotore ruoterà, orientandosi in modo da allineare le proprie espansioni polari Nord e Sud nella direzione A-­‐‑B, come mostrato in figura.Se successivamente si toglie tensione alla fase A e la si commuta alla fase C in modo da alimentare il percorso di corrente da C a D, il rotore ruoterà in senso orario di un quarto di giro allineandosi lungo la direzione C-­‐‑D. Per provocare un ulteriore avanzamento sifornirà tensione alla fase B, poi alla D e così via, provocando una continua rotazione dell’asse del motore.La sequenza degli impulsi elettrici da fornire è quella evidenziata in figura(corrispondente a due giri del motore), dove le varie sequenze sono sincronizzate da un clock, il cui periodo determina ovviamente la frequenza di ripetizione degli impulsi, e quindi la velocità di rotazione del motore

Altro aspetto interessante dei motori passo passo è la loro capacità di mantenere la posizione quando sono alimentati, bloccandosi in un determinato punto fino a che non avviene appunto un cambio di stato sulle bobine che ne consenta il movimento.

Risultato immagini per stepper gif

Da qui comprendiamo bene che

a) c’è una sequenza ben precisa con cui fornire alimentazione alle bobine

b) Se io fornissi corrente al motore come ad un normale motore elettrico senza costruirmi un’elettronica di controllo, il motore non si muoverebbe

c) tornando all’immagine di cui sopra, esiste un “clock” con cui alternare le varie fasi, ed agendo su questo clock io determino la velocità con cui ruoterà il mio motore, se ruoterà avanti o indietro e sfruttando determinate peculiarità del clock, posso avere anche passi intermedi aumentando cosi il numero di passi per rotazione (funzione denomianta HALF STEP ovvero Mezzo Passo)

Bene, chi è deputato a fare questo?

IL DRIVER MOTORI E IL CONTROLLER

ESATTAMENTE! Il driver motori. insieme al controller…Ogni volta che sentiamo parlare di motore passo passo, non ci si dovrebbe riferire solo al motore in sè ma a tutta l’elettronica che ne gestisce il movimento e quindi per ogni motore c’è il driver che ne gestisce frequenze, rotazione, alimentazioni e la corrente di alimentazione al motore.

Il driver motori è costituito generalmente da uno o piu Chip saldati su un PCB il quale contiene tutta quella serie di resistenze, diodi di protezione, led etc.etc. che ne permettono il regolare funzionamento. Essendo questo deputato a fornire appunto anche la corrente in transito verso il motore, ha un problemino: se il motore va molto sotto sforzo, il driver scalda. E se scalda troppo, frigge. E se frigge, ciao rotazione perchè chiaramente il motore senza il corretto driver non può funzionare.

Il driver in buona sostanza potremmo associarlo da una serie di interruttori (4) che si aprono e chiudono in maniera consequenziale in base al proprio clock interno e la cui attivazione di un ciclo di sequenza avviene tramite l’ingresso di un segnale di corrente in un determinato piede del chip. Leggendo segnale elettrico in ingresso su quel pin, fa partire la sequenza di On/Off per ogni uscita verso al motore (4 nel nostro caso). Quindi, se arduino , ipotesi, apre il pin XY a cui è collegata l’entrate del chip apposita, il driver lo riconosce e attiva il primo interruttore alla cui uscita è collegato il cavo n.1 del motore, in un altro dei 4 cavi ci sarà il polo negativo e questo stato di cose genererà il primo movimento del motore e quindi il primo passo. Nella sequenza successiva, sarà il cavo n.2 ad essere deputato al ruolo di fornire corrente, e il corrispettivo cavetto diventerà il polo negativo, ripetendo il ciclo per un altro passo, come abbiamo visto in precedenza.

Per citare esempi che facciano vedere un pò le schede di controllo dei motori passo passo, quello che allego qua sotto è un esempio del driver motori di una Heq5 costituito da due chip per asse

Risultato immagini per neq6 motor driver

Mentre questa ad esempio è la motor board di un LX 200

Risultato immagini per vixen motor board

Per capire ancora meglio, penso si aopportuno affidarsi anche ad uno schema generico di funzionamento di un driver motori, in dettaglio questo che sarà il driver di cui ci occuperemo durante la costruzione. In Dettaglio il DRV8825, un driver piuttosto performante, minuscolo, che fornisce tutte le opzioni che ci servono e consente il transito di 0,4 ampere per ogni ciclo…ed è veramente tanto, considerando l’alimentazione a 12V a cui collegeremo la Vmot. Il costo di un driverino del genere si attesta intorno alle 3,5 euro, si trovano a piu e si trovano a meno, ma grosso modo tutti viaggiano intorno a ste cifre.

DRV8825 SCHEMA

Come possiamo vedere, abbiamo un pò di pin sul lato sinistro, che andranno collegati ad arduino. Mentre i pin sul lato destro andranno collegati al motore. In dettaglio, partendo dalla sinistra

LATO ARDUINO

a) ENABLE: Questo pin se alimentato (o quando alimentato) consente l’abilitazione o la disabilitazione del driver. E’ utile qualora si voglia, ad esempio, togliere corrente al motore quando questo è a riposo anche se è preferibile gestirlo non spegnendo l’elettronica (come in questo caso) ma mettendola a riposo, con il pin Sleep che vediamo successivamente

b) da M0 a M2 . Questi pin, consentono una gestione dei passi. Alimentati in certe combinazioni, consentono la divisione dei passi in 1/2, 1/4, 1/8 etc. Praticamente la gestione di questi pin consente di combinare le uscite verso il motore in modo tale da causare una rotazione piu small per passo. Ad esempio potremmo passare da 200 passi giro a 400 passi giro o a 800 passi giro, agendo elettricamente su questi pin. Personalmente, lo sconsiglio perchè io sono un pò antico e preferisco dotarmi di un bel motore ridotto e lasciare il full step. L’half step ha come contropartita quella di diminuire sensibilmente la coppia del motore che opporrà meno resistenza al movimento quando fermo e contestualmente avrà meno spunto quando dovrà iniziare la rotazione per spostarsi verso il fuoco.

c) Reset: non in uso

d) Sleep: fa quello che avevamo anticipato al punto a). In dettaglio…siccome i motori passo passo quando alimentati continuano a mantenere uno stato di blocco, questo pin permette (quando alimentato) di mettere in stand by il driver e di togliere corrente al motore. Questo può essere utile ad esempio se non si vuole che il motore scaldi troppo, perchè anche qualora il motore sia fermo ma l’elettronica di controllo sia attiva, il motore continuerà a scaldarsi pur non muovendosi. Siccome stiamo parlando però di un sistema di focheggiatura su cui ci mettiamo del peso, è consigliabile non gestire funzioni di sleep affinchè il motore rimanga in uno stato di blocco assoluto. Sviluppando la comprensione di questo concetto (cioè di NON disattivare il motore) ed affiancandolo ad un motore con riduttore che a sua volta ha una coppia molto molto alta, ecco dove troviamo la possibiltià di avere un sistema di focheggiatura che sposti fortissimi carichi e che mantenga il fuoco anche in posizioni piu complesse

e) STEP: Questo è il pin che farà partire la sequenza. Quando questo pin rileverà un segnale elettrico consentirà la partenza di un ciclo di movimento. Piu impulsi arriveranno a questo pin e piu il ciclo andrà avanti. Supponiamo che i lmotore si trovi a 5000 passi debba andare a 6.000 passi, arduino conterà per 1000 volte l’apertura del pin che porterà per 1000 volte un impulso di entrata al driver, il quale per 1000 volte completerà il ciclo di rotazione.

f) DIR: questo è il pin piu banale…se non alimentato, consentirà una sequenza di alimentazione verso i 4 fili del motore in una direzione sequenziale, mentre se alimentato invertirà la sequenza.

LATO MOTORE

Visto cosa succede in entrata al driver, adesso è il momento di osservare cosa avviene in uscita dal chip

a) Vmot: Questa è l’alimentazione che arriverà al motore, può viaggiare su questo driver dagli 8 volt ai 45 volt. Ma a noi serve la 12V, e quindi qua dovrà essere collegata la 12V in entrata dal nostro controller Ascom che a questo punto, come potremo intuire, non avrà piu una sola tensione all’interno ma 2: la prima è la 5Volt fornita da Arduino, la seconda è la 12V fornita al motore e al driver (ebben si, questo segnale alimenta anche il driver). In realtà nel progetto come l’ho fatto io ho modificato un pò anche questo aspetto, nel mio controller girano ben 3 voltaggi: 12 Volt, 8 Volt e 5 Volt, poi nei prossimi tutorial vediamo perchè ho adottato questa soluzione

b) GND: qua bisogna prestare attenzione…questo Ground rappresenta il polo NEGATIVO deI segnali del motore, quindi non è da confondere con il GND che troviamo in fondo alla scheda che ha un’altro scopo. In parole povere, questo ground è quello diretto al motore, è quel polo negativo che causerà la chiusura del circuito della tensione in transito verso il motore e che viene fornita attraverso i 4 pin che andiamo a spiegare ora

c) B2, B1, A1, A2: Eccoli qua i pin a cui collegare i nostri motori. Qua bisogna prestare un pò di attenzione perchè andranno collegati in maniera corretta altrimenti il motore non girerà, farà rumore, scalderà e in taluni casi potrà portare a fusione il driver a causa di un cortocircuito!! In dettaglio basterà affidarsi alla scheda tecnica del motore dove solitamente viene specificata (per questo motivo consiglio di dotarsi si motori nuovi e non di quelli trovati sotto al cuscino di zia..)

Come si vede chiaramente…avremo...A e /A del motore che saranno A1 e A2 sul driver mentre B e /b del motore saranno B1 e B2 del driver.

Collegato in questo modo, avremo mantenuto la corretta piedinatura delle bobine del motore al nostro driver.

d) Fault;: non in uso

e) GND: ecco questo GROUND è piuttosto importante, perchè qua andrà collegata la Ground di Arduino. Siccome, come stiamo intuendo, tutto il pilotaggio si svolge tramite segnali elettrici, dovremo avre un ground comune tra arduino e il driver altrimenti il segnale in entrata dai pin posti lato arduino andranno a scaricarsi su una GND non corretta non consentendo cosi la chiusura del circuito tra Arduino e il Driver Motori e la risultante sarà che non ci sarà corrente in transito tra arduino e il driver.

CONCLUSIONE

In conclusione, adesso penso che si stiano facendo un pò piu chiare le cose. I driver motori presenti sul mercato sono una miriade, io personalmente mi trovo molto bene con questo, siglato appunto DRV8825. Questo fornisce 0,4 ampere al motore che sono ben sufficienti allo scopo, costa poco, ha una grande versatilità e consente di operare in tutte le condizioni necessarie costituendo cosi un particolare piuttosto importante e ben costruito di questo progetto. Unica raccomandazione che fornisco è di considerare il montaggio di un dissipatore sul driver perchè scalda, ma di solito viene fornito col driver stesso.

Raccomandazione: si tratta di componentistica cinese, il che significa che non tutti i prodotti siano buoni alla stessa maniera. Compratene piu di uno e potrete sostituire qualora un driver non funzioni e ad ogni modo è sempre bene averne qualcuno in piu per scongiurare il blocco del progetto a causa di errori di montaggio.

Nel prossimo articolo, inizieremo a parlare di schemi elettrici e di costruzione.

Stay Tuned

Fabio Mortari

LINK ALLA PARTE N.1

Dopo aver introdotto un pò l’argomento di questo focheggiatore, entriamo un pò nel dettaglio dei requisiti fondamentali che sono utili prima di procedere. In particolare, si parla un pò di questa fatidica CFZ, Critical Focus Zone.

La critical focus zone è la zona critica di fuoco e rappresenta in buona sostanza un range espresso in micron entro cui cade la perfetta messa a fuoco di un sistema ottico.

E’ importantissimo, prima di procedere alla costruzione di un sistema del genere, sapere perfettamente qualche dato elementare, in modo da permetterci di produrre con efficacia dei ragionamenti matematici volti a ottenere una focheggiatura potenzialmente perfetta. I parametri che ci servirà sapere sono i seguenti:

  1. A quanti centimetri di scorrimento del canotto corrisponde un giro completo di manopola del focheggiatore.

Questo dipenderà ovviamente da che lato del focheggiatore verrà montato il motore e con quale organo di trasmissione.., se utilizzeremo ad esempio una cinghia sul riduttore del focheggiatore allora non dovremo preoccuparci troppo di questo aspetto. Diversamente se invece volessimo trasmettere la rotazione tra motore e focheggiatore utilizzando l’albero del focheggiatore stesso collegato al motore attraverso un giiunto, ecco che dovremo inserire la corretta valutazione di movimento.

Risultato immagini per focuser

Considerando (per motivazioni personali) assolutamente da evitare l’utilizzo dell’alberino che si può osservare estraendo la manopola del riduttore, è bene considerare l’utilizzo dell’albero principale non ridotto, che si trova nella manopola dal lato opposto. Questo per due motivi sostanziali…il primo è che la manopola (generalmente dorata) che troviamo dal lato riduttore, è una manopola “pesata”, fornisce cioè una sorta di bilanciamento al piccolo asse del riduttore (provare per credere..toglietela e sentirete grattare tutto e girare in modo piuttosto increspato e “grattoso”) , secondo perchè l’alberino del riduttore lo ritengo davvero minuscolo e se dobbiamo spostare grandi carichi (ruota, ccd, cablaggi) a mio avviso può piegarsi molto facilmente soprattutto se non abbiamo a disposizione dei kit appositi. Quindi, considerando l’idea di risparmiarci due soldi, ritengo la scelta piu vantaggiosa o quella che vede la cinghia, come sistema di trasmissione o quella che vede la connessione dell’albero piu grande al motore tramite giunto.

Bene, affrontato velocemente questo aspetto, andiamo a misurare di quanti centimetri si muove il canotto del focheggiatore facendo compiere alla manopola non ridotta un giro completo di rotazione. Si prende un calibro, si fissano i due punti di “start” e di “end” del movimento di rotazione e si misura quanti centimetri s’è spostato. Semplice..una volta stabilito questo valore, andiamo al punto due:

2. Di quanti passi giro è costituita una rotazione completa dell’asse del motore che vorremo montare:.

questo lo troviamo in tutte le schede tecniche dei motori passo passo. Cito alcuni esempi in tabella:

Queste tre soluzioni, molto diverse tra loro, possono andare bene ciascuna per delle specifiche condizioni di utilizzo, Come vediamo si va dai 200 passi giro fino agli oltre 5.300 passi giro dello stesso motore ma con riduttore, per finire con l’ultimo che ha appena 64 passi giro.

Cosa ne deduciamo? Che ovviamente cambia la risoluzione del movimento...facciamo un esempio pratico.

Supponiamo che un giro di manopola non ridotta faccia scorrere il canotto di 2 centimetri ok? Bene, nelle tre soluzioni avremmo che

a) utilizzando il Nema 17 senza riduttore, ogni passo giro sposterebbe il canotto del focheggiatore di: (/200) = 0,01 cm pari a 10 micron.

b) Utilizzando ilNema 17 CON riduttore, ogni passo giro sposterebbe il canotto del focheggiatore di (2/5300 cc.a) = 0,37 micron

c) Utilizzando l’ultimo della lista, ogni passo giro sposterebbe il canotto del focheggiatore di: (2/64) = 32 micron.

3. Determinare la Critical Focus Zone

A questo punto dovremo determinare la nostra zona critica del fuoco e per farlo potremo utilizzare il calcolatore che trovate a margine di questo articolo. Facciamo un esempio con una tabella dove inserisco qualche setup a cui ho espresso il calcolo e metto come utilizzo un sensore MORAVIAN G2 8300 in ogni setup:

4. Determinare se la potenziale accoppiata motore/focheggiatore consente una risoluzione sufficiente

Arrivati qua, rimane l’ultimo aspetto da valutare e cioè: dobbiamo capire se stiamo mettendo il motore giusto nel nostro sistema.

Per farlo, la regola suggerita dal costruttore (R.Brown) suggerisce che dobbiamo rientrare nella CFZ per almeno 10 steps!

Andiamo quindi a creare una tabellina esplicativa su un setup…dove abbiamo NEWTON 250 F/4,9, e una rotazione di manopola sposta il canotto di 2 CM, come visto in precedenza. Avremo che:

In Conclusione

Per concludere, è opportuno effettuare valutazioni di circostanza sul proprio sistema prima di scegliere il motore adatto per il proprio focheggiatore.

Ovviamente, qualcuno eccepirà che ci sono poi alcuni driver di pilotaggio dei motori che supportano l’Half Step, ma anticipo che personalmente non amo questo tipo di soluzione dal momento che l’Half Step comunque ha dei riscontri negativi in quanto a coppia del sistema. Ma di questo ne parleremo nel prossimo articolo.

Vi lascio con la tabellina con cui calcolare la Critical Focus Zone del vostro sistema. Di norma, potete fare il calcolo utilizzando come lunghezza d’onda il verde.

Ma vi faccio osservare una cosa…noterete che variando la lunghezza d’onda, varierà la CFZ del sistema. Sarà per questo che esistono gli apocromatici e che i filtri realmente parafocali non verranno mai costruiti? Ai posteri l’ardua sentenza.

Cieli Sereni

Fabio Mortari

Critical Focus Zone

Lunghezza D’onda
Lunghezza D’onda
Focal Ratio
Pixel size del sensore (in microns)
Binning utilizzato
 
Zona Critica del fuoco
CCD Focus Zone

Da diversi anni c’è online un progetto per un focheggiatore ASCOM piuttosto interessante, che molti di voi avranno già conosciuto e qualcuno sicuramente avrà già costruito. Il progetto è di R. Brown, un bravissimo e disponibilissimo autocostruttore (perdonate, non ho idea di che lavoro faccia) che ad un certo punto ha creato un sistema piuttosto valido e anzichè vendere il progetto, ha tenuto fede al principio base che ancora rende la passione astrofotografica qualcosa di inclusivo: l’ha reso disponibile gratuitamente.

Nota: Il Tutorial che sto scrivendo è ormai piuttosto obsoleto perchè il progetto è in continua evoluzione, motivo per il quale io mi limito a spiegare come l’ho fatto, ma questo intervento non può essere nè esaustivo nè del tutto completo. Questo aspetto non è dovuto ovviamente a mie restrizioni nello spiegare, quanto piiuttosto alla vastità del progetto. Ad ogni modo, essendo questo un blog, è possibile poi commentare i vari articoli e chiedere approfondimenti, in modo da poter collaborare per trovare le soluzioni migliori.

IL PROGETTO COMPLETO PUOI TROVARLO AL SEGUENTE

LINK

L’aspetto interessante è che il progetto OPEN abbraccia un pò tutte le esigenze, quindi ritengo che R.Brown abbia fatto un lavoro piuttosto completo. Ovviamente, si tratta di un sistema di motorizzazione autocostruito e a mio avviso piuttosto efficace, ma si pone su un piano diverso rispetto a prodotti in commercio e non è questa una sede opportuna su cui fare valutazioni di circostanza, che non avrebbero senso.

Strizzando l’occhio da tempo a questo progettino, circa un anno fa ho deciso di affrontarne la costruzione..sono già un felice possessore di un sistema di motorizzazione Moonlite su un telescopio apocromatico e quindi una piccola parte delle difficoltà di comprensione sul funzionamento del sistema già le avevo superate e trovo abbastanza opportuno avere un pò le idee chiare prima di parlare di autofocus, altrimenti il rischio di trovarsi in braghe di tela con un sistema di difficile diagnostica (un malfunzionamento potrebbe essere dato da impostazioni/interpretazioni/mancata conoscenza del sistema etc.) è piuttosto elevato. Pertanto, consiglio personale poi ognuno si muove come meglio crede, è quello di avere almeno testato altri sistemi di focheggiatura automatica giusto per avere la garanzia di saper individuare eventuali problematiche annesse al “nostro” sistema autocostruito.

Il progetto completo si trova al seguente LINK e consiglierei di dare una bella lettura al PDF di istruzioni prima di procedere..e andiamo al sodo

E’ DIFFICILE DA COSTRUIRE?

Come ogni progetto di autocostruzione, la risposta è fortemente dipendente da una serie di fattori. Ad esempio, se sai saldare a stagno e ti districhi con un pò di meccanica, non è particolarmente difficile anzi probabilmente l’avrai già costruito e con un discreto successo. Diversamente se hai problemi a saldare, se in genere tutti i tuoi progetti vengono dei “pastrocchi”, si può migliorare sicuramente ma qualche piccola difficoltà si trova. Quindi posso dire che di norma non è difficile farselo da soli, poste però come condizioni un pò di esercizio nelle saldature e un pochettino di dedizione alla meccanica.

Nota: nel mentre in cui stendo questi articoli, è uscita anche una versione SOLDERLESS, cioè senza saldature. Navigare al seguente LINK

Per fornire un’idea, io non sono una persona particolarmente dedita alla precisione nelle lavorazioni, spesso le mie saldature non vengono particolarmente belle da vedere, ma nell’insieme riesco a portare a termine un progetto, districandomi un pò nelle difficoltà leggendo tanto e sperimentando. Questo mi ha aiutato non poco a concludere il progettino che adesso è funzionante sul mio Newton 250mm f/4.9.

COME METTERE INSIEME “I PEZZI”?

Il tutto si basa sostanzialmente su una scheda di appoggio dei componenti, o PCB, su cui vanno poi saldate tutte le parti (Arduino, resistenze, ponticelli etc.etc.). Il PCB può essere acquistato in numero minimo di 3 (almeno cosi era qualche tempo fa) e ha un costo anche irrisorio, mi pare si aggiri intorno alle 25 euro per tre schede da cui nasceranno poi tre sistemi di focheggiatura.

Ovviamente, siccome stiamo parlando di autocostruzione, io ho provveduto a farmi da solo il mio schema seguendo ovviamente le indicazioni di progetto. Ho fatto alcune piccole modifiche per adattarlo alle mie esigenze, sviluppando il tutto con il software FRITZING e stampandomi il circuito con il bromografo.

Se non sai cos’è un bromografo, puoi leggere un tutorial che avevo fatto tempo fa per costruirsene uno e che trovo strumento piuttosto indispensabile per sviluppare propri progetti di elettronica ANCHE legati alla nostra passione. AUTOCOSTRUIRSI UN BROMOGRAFO

DA DOVE INIZIARE?

Rivolgendomi ai meno smanettoni, per risparmiare qualcosa ed evitare di comprare componenti col rischio che rimangano in un cassetto, la cosa migliore da fare è partire ovviamente dalla scheda precostruita (troverete i link dove acquistarle nei vari pdf) e “vestire” quella. I componenti elettronici a corredo hanno costi che viaggiano intorno a qualche decina d’euro e una volta fatto bene il controller il resto è piuttosto semplice fatti salvi alcuni punti a cui prestare attenzione.

Gli aspetti di cui tenere conto prima di iniziare il progetto sono questi

a) Leggere tutto il contenuto della cartella!!! LINK — IL progetto è in continua evoluzione e rimanere aggiornati è importante almeno durante le fasi costruttive.

b) Effettuare il calcolo della CFZ (Critical Focus Zone) – Questo servirà a comprendere in dettaglio entro quanti passi giro far ricadere la possibilità della messa a fuoco. Detta in parole povere, se il fuoco si trovasse in un range di 10 micron e la risoluzione del nostro motore è di 1 micron per step, allora avremmo ottime possibilità di ottenere un fuoco perfetto. Viceversa, se il fuoco si trovasse in un range di 5 micron e la risoluzione del nostro sistema è di 7 micron per passo, allora non otterremo un buon fuoco. Questi calcoli li potete fare tramite un software che si trova all’interno delle cartelle di progetto. Dovrete misurare di quanti millimetri si sposta il focheggiatore in seguito ad un giro di manopola, dopodichè dovre rapportare questa misura alla lunghezza focale e all’apertura.

c) Decidere il tipo di motore e il driver di pilotaggio utilizzare : Il motore è mosso da un driver, praticamente possiamo definirla come una schedina che ha delle peculiarità: ad esempio fornisce una corrente max al motore, ha una velocità massima, ha un’elettronica interna piu o meno complessa, può essere a 5 Volt o a 12 Volt etc.etc. L’accoppiata motore/driver va valutata in seguito ad una serie di considerazioni: il peso da muovere (ad esempio se si collega una webcam , una reflex, un moderno cmos, o un sensore mono con Ruota portafiltri esterna. Sono casi molto diversi tra loro e richiedono valutazioni diverse. Ad esempio una Canon eos 450D pesa poco piu di mezzo chilo, se ci mettiamo il correttore arriveremo max a 1 kg a star larghi… mentre una Moravian g2-8300 pesa piu di 1 kg, con ruota portafiltri esterna andiamo a 2 kg coi filtri e correttore di coma supereremo i 2,5 kg e quindi cambiano totalmetne il tipo di motore da utilizzare e le potenze in gioco. Oltre a questo, dobbiamo ottenere un’ottima precisioine in fuznione della CFZ e qua entra in gioco proprio la caratteristica del motore.

Esempio noioso: lampante assurdo e volutamente surreale: supponiamo di avere una CFZ di 5 micron, cioè il nostro fuoco ricade in 5 micron ok? Bene, una rotazione completa di manopola è pari a 2 centimetri, ergo 2000 micron. Se il mio motore compie una rotazione completa in 200 passi,, significa che ogni passo mi muove il fuoco di circa 10 Micron. Questo non è ok, perchè un singolo passo motore sposta il canotto del focheggiatore di un valore che va oltre alla zona di fuoco (in 5 mic ron ricade il mio fuoco, ma la risoluzione massima del motore è 10 micron!). Tra l’altro, il range di passi entro cui “azzeccare” il fuoco deve essere almeno pari a 10 passi giro, questo per garantirsi una buona risoluzione e limitare un pò gli effetti negativi di un backlash. Se però, ad esempio, io monto un motore con riduttore che mi porta la rotazione completa a 5000 passi per giro, ecco che ogni passo mi sposterebbe il fuoco di 0,4 micron. Moltiplicato per 10 passi giro arrivo a 4 micron, raggiungendo cosi una larghissima tolleranza nel movimento, cioè anche avessi un backlash, questo verrebbe recuperato ENTRO la zona di fuoco.

Altri aspetti legati al riduttore del motore, sono maggiore coppia disponibile e maggior resistenza a movimenti indesiderati dovuti al peso. Non è poco!

D) Decidere il tipo di alimentazione da fornire: ci sono un paio di possibilità, da 5V tramite USB o a 12V. Non mi dilungo tanto, io sono andato diretto a 12V senza nemmeno pensarci troppo, ma il perchè è presto detto. Usb fornisce 0,5 ampere a a 5 Volt, totale watt = 2,5. Utilizzando invece una circuiteria a 12V e montando un driver motore spefico (che vedremo dopo) vengono forniti 0,4 ampere. Totale watt: 4,8..quasi il doppio. Altro aspetto, nella versione a 5Volt via USB, i lmezzo ampere è diviso tra alimentazione arduino, alimentazione scheda motori, alimentazione motore, led e ammenicoli vari..ergo: impensabile che si abbia una coppia sufficiente e se messo tutto sotto carico non è escluso che si frigga la porta usb sul pc. Quindi, a mio parere, se si decide di autocostruirsi anche la board tantovale pensare tutto a 12V con alimentazion esterna.

e) Come comunicare col pc: anche qua ci sono diverse versioni, io ho scelto quella via BLUETOOTH. E’ la piu comoda, un cavo in meno, meno tiro, il bluetooth se configurato bene si collega immediatamente, non è necessaria una velocità di comunicazione particolarmente alta per questo tipo di dispositivo (semplici dati testuali). Quello che può essere comodo è PREVEDERE comunque una comuniciatività via USB amche se si è scelto di adottare l’interfaccia bluetooth..pertanto nella versione che presenterò prevede appunto comunicatività bluetooth ma con integrazione di una porta usb necessaria per programmazione del sistema e come sistema di backup nel caso dovesse non funzionare il modulo bluetooth (capitato una volta ma per un errore mio)

f) Quale versione scegliere: ho provato a costruirne due, uno piu massiccio con schermo LCD, pulsantiera, led etc….e uno molto piu small, che comunica appunto via bluetooth, senza schermo LCD, esenza pulsanti. Inutile dire quale sia la piu comoda. La puslantiera, purtroppo, consente di ruotare il motore di solo uno step per pressione del pusante e quindi diventa praticamente inutile. Inoltre lo schermo LCD non serve assolutamente a nulla se non ad aumentare le luci parassite. Ho costruito quindi una versione con led di stato per indicare la connettività bluetooth e la presenza della 12V ai motori e l’accensione regolare di arduino..ma anche questi, sono piuttosto luminosi e presto li maschererò con del nastro adesivo.

ASPETTI CRITICI

g) Come trasmettere il movimento: la trasmissione del motivmento tra motore e focheggiatore può essere a cinghia o a giunto. Questo rappresenta uno degli aspetti critici del sistema, perchè se si decide di optare per il giunto sicuramente bisogna affrontare due problemi. Il primo è relativo all’assialità tra albero del focheggiatore e albero del motore. Devono essere allineati bene e questo dipenderà esclusivamente dal sistema di collegamento del motore al focheggiatore. Se non ci si riesce a garantire questo, bisogna poi optare su giunti flessibili ma hanno dei giochi pazzeschi e si annulla un pò la possibilità di ripetere il fuoco in automatico con successo da una sessione all’altra, troppe variabili (tra cui anche temperatura e carichi). Diverso se si vuole operare sempre con fuoco in modalità motorizzata ma cliccando manualmente sul software di focheggiatura..in questo caso non sussistono problemi.

h) Come collegare il tutto al fochegiattore: anche questo è un aspetto piuttosto critico. Bisogna avere inventiva e un pò di capacità meccanica e creativa. Personalmente ho adottato una soluzione che fin’ora sta funzionando degnamente ma non è eccelsa. Ho praticamente stampato in 3d un sistema di staffe che vengono poi connesse al focheggiatore trmaite la vite di blocco che è posta sotto. Non è un sistema eccezionale, qualche gioco lo introduce e per forza di cose mi obbliga ad utilizzare un giunto di tramsissione flessibile a causa dell’allineamento non preciso tra gli alberi del motore e del focheggiatore..ma per ora va bene cosi, sono nell’atttesa di trovare una soluzione ancora piu vincente.

CONCLUSIONI E SCOPO DI QUESTO LAVORO

Concludendo questa prima parte legata all’autocostruzione di un focheggiatore Ascom, posso dire che oltre che essere divertente è piuttosto risparmioso a patto però di sapere sempre cosa si sta facendo. In generale, senza errori dovuti a inesperienze e avendo le idee ben chiare, il costo di un sistema del genere si aggira appena intonro alle 80 euro compreso il motore NEMA 17 PG 27 che è uno dei piu tosti!

Lo scopo di questo lavoro è semplicemente presentare uno dei progetti possbili, che possa essere di stimolo a qualcuno per addentrarsi dentro a questa avventura autocostruttiva piuttosto interessante e che permette di entrare nel dettaglio di molti aspetti legati alla robotizzazione e automazione di un sistema. Detta in parole povere, fa scuola. Dentro a un progetto di questo tipo si trova informatica, meccanica, elettronica, ottica e creatività…pertanto, a patto di non avere fretta nel costruire, è qualcosa di sicuramente vantaggioso anche per l’esperienza diretta di un astrofilo.

In ultima analisi, il progetto che porterò avanti su questo blog è volto a spiegare la versione da me scelta e che funziona da piu di un anno in pianta stabile sul mio newton senza mai avere problemi di sorta (se non legati appunto al giunto..), in dettaglio

Sistema di focheggiatura ASCOM con LED di stato, alimentato a 12V, comunicazione tramite Bluetooth su una schedina autocostruita con BROMOGRAFO <<-. LINK ALL’ARTICOLO, e la cui circuiteria è stata da me ridisegnata sulla base di alcune accortezze. La versione di arduino utilizzata è la NANO acquistata in un negozio cinese a circa 2 euro.

Nei prossimi giorni iniziamo a lavorare.

Cieli sereni

Fabio Mortari

Incipit:

La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna.
(Oscar Wilde)

Nel momento in cui scrivo questo articolo, mi trovo in uno stato emozionamente alterato. L’oggetto che sto per descrivere è in volo, da Inghilterra a Italia e arriverà Lunedì/Martedi prossimo (buon viaggio figliolo 😥

Ho tenuto nascosto ai lettori del blog l’arrivo di un gioiello appena nato, ed è proprio il caso di dire, appena partorito, il cui cordone ombelicale è stato tagliato proprio in questo momento. Per un attimo consiglio di ripulire la mente dalle “solite” produzioni in serie a cui siamo terribilmente abituati nel nostro quotidiano vivere…proviamo a fare un salto indietro nel tempo, a quando le “cose” si costruivano ancora a mano. Metteteci in questo pensiero una enorme dose di passione costruttiva, una scelta di qualità, una capacità assoluta e grande maestria, un occhio dal gusto sopraffino accompagnato da una scelta minuziosa nei materiali e viene fuori un solo nome, sopra tutti: Moonraker Telescopes di Mark Turner.

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Mark Turner un incredibile artigiano inglese sceso probabilmente con la sua astronave direttamente dallo spazio, in grado di creare con le sue mani meravigliose magie e, come un famoso falegname di Collodiana memoria, dare vita a quello che superficialmente potremmo considerare solo un aggregato di alluminio e  vetro.

Ma iniziamo con ordine…

Partiamo dai primi di Marzo… una telefonata ricevuta un giorno dal mio preferito compagno di avventure astrofile e grande amico Michele di ritorno da un lungo viaggio all’estero:

(Telefono) Drriiiiiinnnn……..Drriiiiinnn….

Io: “Ciaooo bello….allora sei di ritorno finalmente!!”

Lui: “Ciao fà…si, sono un pò stanchino ma tutto bene…”

(chiacchiere varie, arriviamo al punto)

Lui “..Sai, durante il viaggio mi è capitata in mano una rivist. Ho visto delle immagini di telescopi eccezionali..cerca su google, Moonraker Telescopes”

Io avevo a disposizine internet durante la telefonata, e sono andato subito a vedere, trovando il link immediatamente. Inizio a osservare le immagini mentre parliamo al telefono, e mi si staglia davanti qualcosa di stranissimo che sulle prime mi ha lasciato anche un pò sconcertato. Non ero abituato ad una visione cosi meravigliosa di un telescopio, al punto che l’impatto immediato fu abbastanza strano, non saprei definirlo.

Il mio amico prosegui: “Ho deciso….io ho il mio bel 140 apocromatico. Glielo spedisco e glielo faccio rifare da zero.” Amore a prima vista 🙂 D’altronde, il mio amico ha un occhio per certe cose che definirei “indiscutibile…”

Da quel momento una incredibile serie di vicissitudini occorsa nelle giornate successive, satiricamente affrancabile come divina provvidenza e una certa quantità di affetti coltivati con una buona dose di pazzia, mi ha portato a diventare un futuro possessore di un telescopio Moonraker;  nel dettaglio il Dark Matter, un apocromatico artigianale costruito in alluminio pezzo per pezzo dalle sapienti mani di Mark Turner. Da quel giorno solare di Marzo è quindi iniziata una meravigliosa  avventura, che già fin dalla sua genesi non può essere nemmeno confrontata col piatto mondo degli acquisti di prodotti prodotti in massa.

CHI E’ MARK TURNER

1361625691Come anticipato, Mark Turner è un astrofilo/artigiano inglese (forse sarebbe piu appropriato definirlo “artista”) che nel 2012 ha deciso di aprire la ditta “Moonraker Telescopes” concependo l’idea di costruire artigianalmente telescopi dal design unico, che fossero allo stesso tempo belli e funzionali.  Citando le parole del suo sito, emerge questo desiderio di creare “telescopi sorprendenti, ma che fossero accompagnati da ottiche di qualità”. Ha sempre avuto passione per l’astronomia, spiega, e questa passione è nata nel 1968 quando a otto anni acquistò il suo primo libro “Observers pocket book”, un libro per astrofili visualisti, le cui immagini lo stupirono e fecero accendere la fiamma. Fiamma che brucia ancora oggi e che gli consente un costante aggiornamento sulle novità astronomiche.

La cosa che piu mi ha lasciato impresso, relativo all’avere a che fare con Mark, è la sua spiccata predisposizione al dialogo e la sua precisione. Ad esempio, durante tutto il processo produttivo, vengono continuamente inviate immagini sullo stato dei lavori. Inoltre per ogni richiesta da parte di noi clienti, fornisce grandi quantità di informazioni tecniche accompagnate sempre da risoluzioni DECISAMENTE funzionali e che non snaturano la bellezza del telescopio.

IL MIO MOONRAKER DARK MATTER 102MM F6.5

Il telescopio costruito per me è un Moonraker Dark Matter, con lenti apocromatiche Vixen diametro 102mm, lunghezza focale 6.5.

Il focheggiatore è nientepopodimeno che un Moonlite, nella versione base. Mentre il mio amico ha scelto il focheggiatore motorizzato top gamma della stessa casa produttrice.

Per quel che riguarda lo spianatore di campo. invece, la scelta è ricaduta sul famoso riduttore Hotec, autocentrante.

Il tempo di consegna inizialmente stimato in 13 settimane, ha subito uno slittamento portando questo termine a 6 mesi. Principalmente questo ritardo è dovuto al fatto che Mark (essendo persona molto precisa) dedica molto tempo ai clienti e costruisce un telescopio per volta. Questo aspetto che sulle prime potrebbe far storcere il naso agli ansiosi, in realtà è una grande garanzia di serietà e non lascia adito a dubbi sulla qualità del rapporto tra il cliente e il produttore, cosa che ovviamente non avviene negli acquisti di prodotti di massa dove le alternative spesso sono poche  ed eventuali problemi da risolvere per il proprio setup sono a carico del cliente. Quindi, un aspetto da tenere conto quando la pazienza di aspettare non è piu sufficiente, risiede nel comprendere che quando “verrà il tuo momento”, Mark sarà a tua completa disposizione mettendo sul piatto una grande competenza.

Come promesso nelle pagine del suo sito, tutta la lavorazione è stata accompagnata da ampia documentazione fotografica, partendo dalla singola vite in poi. Nel mio telescopio abbiamo optato per un colore Nero satinato (diverso dallo standard Dark Matter solitamente prodotto da Mark nella versione base) ed è stata scelta l’installazione di una barra contrappesi laterale, su cui è fissato un contrappeso a scorrimento di color oro. Tutte le rifiniture, gli anelli dei telescopi di guida e cercatore, gli anelli di imbracatura del gruppo ottico, la cella e il focheggiatore sono stati scelti cromati, in modo da poter staccare un pò e dare un effetto di brillanza al telescopio, restituendo cosi lo stile british di questa gamma di telescopi.

Una particolarità e venuta dalla possibilità di inserire  due serie di anelli contapposte per i telescopi ausiliari, in modo che inserendo un cercatore di guida (ad esempio il 60/220 di Ts) e un telescopio di ripresa (nel mio caso, uno Star 71Mm f/5 apo) si renda concreta la possibilità di riprendere con due telescopi lo stesso soggetto, delegando la guida al cercatore citato. Essendoci probabilmente dei problemi di bilanciamento, ecco che viene in aiuto il suggerimento di inserire una barra contrappesi laterale, che faciliti questa azione nell’asse di declinazione.

Ecco una delle peculiarità dell’artigianato e della scelta costruttiva che fornisce la Moonraker Telescopes.

Un’altra interessante alternativa è la scelta di ricostruire intubazioni dei telescopi già in vostro possesso. Il mio amico ha scelto questa alternativa, essendo già possessore di un telescopio rifrattore da 140mm apocromatico. In questo caso, vengono passate in rassegna tutte le potenziali problematiche della vecchia tubazione e ricalcolate tutte le lunghezze micrometriche e dei pesi nella nuova tubazione. Nel nostro caso, ad esempio. il paraluce è stato costruito in piu step proprio per ottimizzare l’ìimpatto dei pesi.

LA COSTRUZIONE

Penso sia quindi utile per tutti, inserire le immagini relative alla costruzione del mio Dark Matter e della “reintubazione” del telescopio del mio compagno di serate astrofile (per la visione della galleria consiglio “show as slideshow” dopodichè basterà cliccare sulle immagini per scorrerle):

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Come si può vedere, tutto viene minuziosamente costruito al tornio e lucidato, come ad esempio la stessa barra losmandy che in questo caso è stata lucidata finemente donando un grande senso di brillantezza. Eh si…siamo rimasti sorpresi anche da questo aspetto, niente è lasciato al caso, la cura è massima.

E PER LA SPEDIZIONE?

Immaginavo si stesse pensando a questo, d’altronde è vero che un viaggio Inghilterra/Italia è pieno di “ostacoli” e di cambi di mezzo di trasporto. Aereo, Camion, Furgonato etc. Ma anche su questo, Mark è una garanzia. Imballare i due telescopi (il mio e quello del mio Amico) ha richiesto la bellezza di 6 ore.

LA GRANDE MERAVIGLIA

Ecco qua un mix di foto dei telescopi terminati, sia il mio che quello che del mio amico. Certo, i gusti sono gusti, ma come ppossono non essere considerati una vera meraviglia?

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CONCLUSIONE

Questo articolo in realtà è ancora preliminare, dal momento che il telescopio è stato appena prodotto e ancora va ben provato sotto il cielo, ma considerando la qualità della lavorazione ho ritenuto opportuno già iniziare a parlarne raccontando l’esperienza

Rimane il fatto che già dalla sua lavorazione, ritengo senza tema di smentita che valga la pena prendere contatto con questa incredibile azienda e con Mark.

Ora, so già che molti dei lettori si staranno chiedendo quale sia il costo di una tale prelibatezza.

Bene, non lo dirò.

Il motivo è molto semplice…è un telescopio personale, dove sono state applicate delle scelte personali in base anche ad un setup specifico. Inoltre, far un paragone di prezzo potrebbe essere fuorviante. Qua non si sta parlando di “è meglio questo telescopio rispetto ad un altro”, ma si sta trattando un argomento che si può associare ad una questione anche artistica, oltre che tecnica.

Sarebbe come chiedersi se è meglio comprare un Picasso o un Van Gogh. L’unica indicazione che posso dare è quella di visistare il sito (www.moonrakertelescopes.co.uk) dove ci sono indicati dei costi indicativi. Ma considerate sempre il fatto che sarebbe eventualmetne meglio chiedere un preventivo, dove si possono inserire ulteriori modifiche o togliere alcune opzioni. Ad esempio il mio moonraker è stato prodotto senza il telescopio di guida e senza il cercatore. Mentre l’ordine del mio amico ha riguardato una fornitura complessiva. Poi vi può essere chi desidera un accessorio rispetto ad un altro, chi ha determinate esigenze rispetto ad altri etc. Quindi, penso che la cosa migliore sia contattare Mark ed entrare nel fantastico ed emozionante mondo Moonraker.

A presto, con l’unboxing (martedi correderò di immagini l’evento)  e qualche semplice test stellare.