Arriva per tutti il momento del pippone sentimentale 😀

Ecco il video con la presentazione delle immagini migliori effettuate nel mio primo anno di attività astrofotografica.

 

 

Parlando con diversi astrofili/astrofotografi neofiti, mi sono spesso imbattuto nella questione del “campo inquadrato”. Ho notato che il piu delle volte, per chi inizia, questo aspetto non suscita il dovuto interesse rispetto alla scelta di un determinato telescopio o di un determinato sensore fotografico. Anche io, soprattutto durante i primi scatti, preso dalla foga del fotografare a tutti i costi non mi sono  curato effettivamente di questo problema dal momento che all’inizio si ha poca strumentazione a disposizione e quindi ci si abitua a fare con “ciò che si possiede”.

Ma prima o poi per tutti arriva il momento dell’opportunità commerciale, dell’offerta all’ultimo momento, della proposta irrinunciabile di acquisto di uno strumento o piu semplicemente della “strumentite” e fa capolino la domanda “ma andrà bene per ciò che voglio fare?”

E’ il caso tipico di chi (me compreso) si è trovato durante il percorso ad innamorarsi dell’ammasso nebulare o stellare aperto (ad esempio, molti oggetti del catalogo IC)

Focalizzato questo aspetto, mettiamolo in stand by per far emergere una situazione ipotetica diversa: venerdi notte sarà sereno. Ok, cosa fotografo? A catalogo sono molti gli oggetti che si potrebbero riprendere, alcuni erano già nelle nostre mire da tempo, altri invece si propongono durante la ricerca. Si sceglie un oggetto, poi si va sul campo e si fotografa e si capisce solo sul momento che o l’oggetto è troppo piccolo o è troppo grande. Risultato: si rischia di ritornare a fotografare l’oggetto della volta precedente che “si sa che ci sta nel sensore”.

Infine altra situazione: si sceglie un oggetto da fotografare, si arriva sul campo, si posiziona tutto e si inizia a scattare. Ma l’inquadratura non è perfetta e quindi è necessario ruotare la camera. Normalmente, un buon neofita che si rispetti, se ne frega e fotografa. Ma prima o poi arriva il momento in cui ci si accorge di avere l’hard disk pieno di immagini in cui l’oggetto è tagliato a metà, oppure che manca quel piccolo particolare perchè fuori dal campo e bastava ruotare la camera per trovarselo all’interno de frame etc.etc.

Grosso modo abbiamo quindi tre situazioni: l’acquisto di nuova attrezzatura, la pianificazione della serata e la rotazione del sensore per riprender l’oggetto nella sua interezza. Sono tre “problematiche” molto molto comuni, che appaiono complesse per chi inizia ma che sono facilmente risolvibili con una sola azione: la valutazione del campo inquadrato.

CARTES DU CIEL: VALUTARE IL CAMPO INQUADRATO

La valutazione del campo inquadrato la si ottiene tramite una serie di calcoli matematici semplici, che prevedono di aver a disposizione i seguenti dati (essenziali)

a) Numero di pixel/ risoluzione (ad esempio Atik314L 1320×1040)

b) Grandezza in micron dei pixel: questo dato si trova normalmente nella scheda tecnica o con una approfondita ricerca. Da notare però che spesso, soprattutto nel campo delle reflex, si può sbagliare a prelevare il dato corretto perchè ci sono una marea di modelli. Quindi state attenti. Nel mio caso, la Atik ha un pixel size di 6.45 micron

c) la lunghezza focale del telescopio: espressa in mm. Ovviamente, qualora si decida ad esempio di riprendere con un moltiplicatore di focale (ad esempio una barlow), la focale inserita nel calcolo dovrà essere moltiplicata per il fattore della barlow. Tradotto: se io riprendo con un 350mm di focale e inserisco una barlow 2x, la focale di cui tenere conto per valutare il campo è pari a 700mm (350×2)

Bene o male tutti i planetari hanno funzioni automatiche a riguardo, che permettono di valutare in dettaglio il campo. Inoltre ci sono diverse app anche per smartphone che hanno questa funzione, ma il mio consiglio personale è sempre quello di decidere per il software che ti permette di valutare il campo inquadrato di piu telescopi e sensori contemporaneamente in modo da avere una situazione davvero chiara e prendere delle scelte mirate per la serata osservativa.

Nel nostro caso, ho scelto Cartes Du Ciel per tre motivi: il primo è che lo uso ormai quotidianamente e mi trovo davvero bene, il secondo è che è gratuito, il terzo è che permette di valutare fino a 10 situazioni diverse contemporaneamente.  Ma andiamo per gradi.

COME IMPOSTARE IL CAMPO INQUADRATO

Impostare il campo inquadrato su cartes du ciel è particolarmente semplice e si fa in pochi click. Inserirò degli screenshot, se risultano piccoli basta cliccarvi sopra per ingrandire.

a) Configurazione – Mostra

b) Si apre una finestra con molte tabs (o linguette). Andate a destra fino a vedere “Campi Rettangolari. Qui avremo il pulsante CALCOLA, degli indicatori “Rossi o Verdi” e delle righe in tabella.

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Vediamone i campi: l’indicatore “rosso o verde” ci indica se quel campo è selezionato per essere visualizzato sulla cartina o no (un semplice on off). La larghezza e l’altezza vengono determinate dal pulsante “calcola” che vediamo in seguito. La rotazione è l’impostazione del valore di rotazione del sensore rispetto al suo asse ed è espresso in gradi (0° / 359°). Lo spostamento è lo spostamento del sensore rispetto all’asse di puntamento (valido dal momento in cui con una montatura sola si vogliono riprendere due oggetti con due telescopi diversi: lasciare il valore zero se non si è in questa casistica). Il nome assegnato al campo, io inserisco normalmente il tipo di sensore col tipo di telescopio.

c) Selezioniamo il primo campo (ha dei valori già scritti di esempio che possono essere cancellati) e clicchiamo su CALCOLA. Si apre questa finestra:

ImmagineNei campi delimitati da parentesi rossa, bisogna quindi inserire tutti i valori che servono e nel dettaglio: la focale, la grandezza in micron dei pixel e il numero dei pixel. Cliccando su calcola, verrà calcolato il campo inquadrato.

d) Dopodichè bisognerà spuntare, se non lo si è già fatto, il check box indicato nell’immagine seguente  denominato “visualizza al centro della cartina”

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ALCUNI ESEMPI DI UTILIZZO

Ecco quindi una pò di esempi per l’utilizzo efficace del campo inquadrato. Nel mio caso, come possiamo vedere dall’immagine seguente, ho selezionato il sensore ATIK314L (notoriamente moolto piccolo) e il telescopio rifrattore TS Star 71 f/5. QUesto è il suo campo inquadrato rispetto alla nebulosa ROSETTA

Come dicevo, possiamo anche fare una serie di valutazioni con tutta la nostra strumentazione, ad esempio nell’immagine seguente ecco i campi inquadrati dai miei telescopi: nei quadrati piu piccoli ho messo in relazione i telescopi col sensore ATIK, in quello piu grande ho messo in relazione il rifrattore corto con il sensore della canon. Guardate che differenza! M1 risulterebbe minuscola nel caso “canon + rifrattore) mentre risulta ben centrata e “presente” nel campo del Newton GSO 250 F/5 con il sensore Atik

In questo modo, si può quindi decidere che telescopio ad esempio acquistare e come inserirlo all’interno di valutaizoni anche relative al campo inquadrato. Analogamente si possono fare valutazioni sull’acquisto di un sensore rispetto alla propria strumentazione. Ad esempio, se la mia idea fosse quella di fotografare piccole nebulose planetarie, utilizzare la canon sul rifrattore star 71 non darebbe risultati apprezzabili. Se questo è un discorso che a rigor di logica è banale, vederlo “a monitor” lo trovo piu efficace. Ho il panorama delle mie ottiche sempre sotto mano.

Stesso discorso vale per la scelta degli oggetti. Nel caso dell’immagine di cui sopra, la risposta “con che telescopio e sensore riprendo M1?” trova una rapida risposta.

LA ROTAZIONE DEL SENSORE

Affrontiamo infine il discorso della rotazione del sensore. Se io volessi riprendere la horse nebula con il mio rifrattore + il sensore Atik, ci starebbe tutta? Vediamo il campo inquadrato rispetto all’oggetto:

Capiamo che potrebbe starci molta “roba”, ma non con il sensore orientato in questa maniera. Dobbiamo dargli una rotazione diversa. Dopo alcune prove ho capito che dovrebbe essere ruotato a 80 gradi o al suo reciproco sui 360° di rotazione

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E In questo modo ecco l’oggetto come sarebbe perfettamente inquadrato!

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Quindi basterà ruotare il sensore a 80° per avere l’immagine inquadrata in questa maniera. Ottenere gli 80 gradi è semplice: sostanzialmente, se avete un rifrattore, dovete trovare il grado 0 del sensore (normalmente perpendicolare al terreno nella sua parte lunga) e poi ruotare di 10°. Diversamente bisognerà valutare che tipo di  telescopio avete e in che modo il tipo di ottica utilizzata “ruota” l’immagine. Ma se partite sempre con una posizione di scatto in cui avrete la rotazione prossima a 0°, potreste trovare abbastanza agevolmente la posizione corretta.

Per i possessori di MaximDl, invece, basterà sfruttare le potenzialità enormi di Plate Solving spiegate in questo articolo. e cercarsi la posizione corretta.

Questo è quanto. Alla prossima…e ricordate: se venerdi fa bello, muovetevi prima per decidere il vostro piano di attacco e buone valutazioni!

Nel mio percorso di Astrofilo Neofita, mi sono imbattuto piu volte in una serie di problematiche non indifferenti relative al campo dell’astrofotografia. I problemi grosso modo sono quelli di chiunque abbia la necessità di riprendere da un cielo cittadino, senza muoversi da casa. Certo, è impagabile (e rimane tale) il cielo scuro di un bel panorama montano, con un ipotetico seeing perfetto e inquinamento luminoso inesistente. Ma se abiti in Riviera, come il sottoscritto, trovare un posto del genere è particolarmente arduo oltre al fatto che si allungano i tempi di gestione (smonta/monta/viaggia/spera nel meteo/torna a casa la mattina dopo una notte fuori etc). Riconosco che prendere a riferimento la possibilità di effettuare pose sotto un cielo scuro e montano richiede tanta pazienza, tanta fortuna a volte e tanta predisposizione al freddo. Prendo ad esempio le notti di questo periodo invernale: le temperature a bassa quota si aggirano intorno ai 2/3°C, mentre in montagna si scende volentieri a sotto lo zero.

Grazie alla partecipazione ad un corso del G.A.D., tramite una conferenza di Cristina Cellini (nota astrofotografa), sono venuto a contatto con un mondo nuovo per me, che è quello della banda stretta.

Per banda stretta si intende la ripresa di immagini (astronomiche e non) anteponendo al sensore dei filtri che “stringano” la gamma della banda passante: per intenderci, se una foto ripresa con un sensore senza filtri lascia passare tutta la gamma visibile (da ultravioletto a infrarosso) la banda stretta riflette verso l’esterno tutta la gamma.. tranne quella permessa dal filtro che invece andrà a colpire il sensore il quale registrerà l’informazione. I filtri comunemente utilizzati sono : H-Alfa, OIII e SII.

Questo permette quindi di raccogliere fotoni dagli oggetti del profondo cielo che siano emessi ad una determinata lunghezza d’onda, escludendo tutto il resto. Immaginate di riprendere una debole nebulosa da un cielo fortemente inquinato dalle luci o con la Luna piena: tutto questo verrà “escluso” e arriverà al sensore solo il segnale della lunghezza d’onda permessa, col risultato che si manterrà quasi inalterato il contrasto tra un fondocielo nero e l’oggetto stesso. Tradotto: si può riprendere da un terrazzo con cielo inquinato e con luna piena ottenendo risultati anche stupefacenti, a patto però di rispettare alcuni criteri di base:

a) avere la possibilità di ottenere lunghe pose (dai 10 ai 20 minuti) senza avere stelle strisciate.

b) preferibilmente avere a disposizione un sensore monocromatico e non a colori per via della maggior sensibilità.

c) creare una metodologia di lavoro che permetta di ottere piu pose dello stesso oggetto in piu serate, in quanto si rende necessario diluire le sessioni in piu step e quindi bisogna avere sotto controllo sia il posizionamento del centro lastra in termini di coordinate che i dati dell’orientamento del sensore in modo da poter ricreare quasi perfettamente la stessa immagine negli step successivi.

e) non avere dubbi su come ottenere un allineamento polare corretto, uno stazionamento adeguato, un bilanciamento favorevole etc. In soldoni, tutta la gestione del telescopio deve essere ben conosciuta.

Anticipo che nonostante io sia un astrofilo neofita, prendere come riferimento questa possibilità senza avere un piccolo bagaglio di esperienza di elaborazione e di utilizzo della strumentazione (oltre alla conoscenza di base dell’oggetto da riprendere) può essere un pò complesso. Quindi a patto di non avere doti naturali che predispongono alla comprensione rapida di questa passione, è sconsigliabile partire con questo approccio senza aver mai scattato foto in precedenza. A rigor di logica però  qualsiasi astrofilo neofita può lavorare nel tempo per comprendere alcuni meccanismi che lo possono portare a cercar questa soluzione e procedere agli acquisti qualora si senta pronto di affrontare una determinata casistica di problematiche (inseguimento, seeing, fuoco, gestione informatica etc)

IL MIO CIELO – SENZA FILTRI

Dicevo poco fa che il “mio cielo” è fortemente inquinato. Per fare un paragone con le foto che vedremo piu avanti, inserisco questa immagine ottenuta con una Sony Alpha 230 Reflex al fuoco diretto di un Newton 150 F/5. L’oggetto in questione è M57, dove emerge chiaramente un cielo improponibile. Anche ritoccando il fondocielo per eliminare il gradiente, si deteroriano molte informazioni e quindi l’oggetto perde i colori naturali e quindi l’immagine non è facilmente elaborabile.

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IL MIO CIELO – CON FILTRI E SENSORE MONO

Ecco invece un’immagine ripresa sempre dallo stesso cielo, ma con un sensore Atik314L al fuoco diretto di un rifrattore 71mm f/5, con anteposizioni di filtri in H-Alpha e OIII elaborata con il metodo Cannistra per l’ottenimento di un canale verde sintetico. Direi che cambia la polpetta…(occhio a non concentrarvi sul dettaglio dell’oggetto…osservate piuttosto il fondocielo come paragone alla precedente immagine)

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IL METODO- CRONOSTORIA DELLA PRIMA RIPRESA

Veniamo ora al metodo utilizzato. Essendo la prima ripresa, non è detto certamente che sia scevro di errori anzi, sicuramente è migliorabile. Ma come presa di contatto è mia intenzione scrivere i passaggi logici fondamentali che mi hanno permesso di ottenere questa foto, un pò per far vivere l’esperienza anche a voi lettori.

Scelta dell’oggetto: l’oggetto l’ho scelto come test, si tratta della nebulosa rosetta NCG2239. L’aspetto interessante è che utilizzando un telescopio a corta focale (appena 350mm praticamente un teleobiettivo) è possibile inserire l’oggetto quasi nella sua interezza nonostante il piccolo sensore della Atik314L (appena 1.320×1040 di risoluzione)

Scelta delle pose: La durata delle pose è stata scelta dopo alcune consultazioni e con un filo di logica. Avendo acquistato un filtro molto stretto in H-alpha (7nm) ho quindi deciso di effettuare diversi scatti (14) da 15 minuti l’uno. Di conseguenza, essendo i filtri OIII e SII un pò piu aperti, ho deciso di diminuirne i tempi di posa in questo modo:

a) H-Alpha: 14 x 900 secondi

b) OIII: 7 x 480 secondi

c) SII: 10 x 480 secondi

Come possiamo vedere il totale di esposizione è pari a 346 minuti, in ore: 5.7 ore.

Siccome difficilmente si riesce ad ottenere tutto questo tempo in una sola notte (vuoi per gli orari di inizio ripresa e fine, vuoi per eventuali pose da buttare in seguito ad annuvolamenti o allungamenti delle stelle) ecco che affiora la necessità di effettuare riprese in piu nottate.

Quindi, si è reso necessario ragionare a priori sugli allineamenti del sensore e sull’entità delle pose.  Il telescopio scelto per questa ripresa è stato il rifrattore Apocromatico TS Star71, 71mm di apertura e 347mm di diametro (F/4.9)

SERATA 1 – Ripresa in H-Alpha: La prima serata l’ho dedicata interamente all’h-alpha. Dopo aver bilanciato il telescopio, ho provveduto ad effettuare l’allineamento polare tramite il software Eqmod. Grazie alla sensibilità del ccd Atik 314L sono riuscito a fare il fuoco direttamente dalla posizione Home, risparmiando cosi molto tempo. Una volta messo a fuoco, ho collegato la montatura a MaximDL per effettuare il primo Goto e plate solving su una stella. Agendo su Cartes du Ciel ho selezionato una stella nei pressi della nebulosa NGC2239 e una volta che la montatura ha terminato il movimento ho scattato la prima immagine. Il plate solving ha riportato in pochi istanti le coordinate corrette del mio centrolastra, dopodichè agendo sul pulsante “Sync” di MaximDl sono riuscito ad allineare l’oggetto con un nuovo Goto. Fatto questo, ho scattato una immagine di prova, per visualizzare l’orientamento del sensore rispetto all’oggetto. Sempre tramite Plate Solving ho ricavato i gradi di orientamento del sensore di ripresa, che è risultato essere di 93.34°. A quel punto, ho messo in guida il telescopio e ho iniziato le pose.

Da notare che la nottata è stata caratterizzata da forte vento, ma la montatura (complice del leggero peso del rifrattore) non ha accusato il minimo mosso. In questa serata sono state prelevate 14 immagini.Tramite un comunissimo pad, ho effettuato gli scatti di calibrazione FLAT. Luna a 3/4

SERATA 2 – Ripresa in OIII e SII: La seconda serata l’ho dedicata parzialmente alle riprese con il filtro OIII e SII. L’orientamento del sensore è stato ottenuto sempre tramite Plate Solving, il che mi ha permesso di discostarmi di poco rispetto alla serata precedente (meno di 1° di rotazione!) La serata è stata caratterizzata da umidità in cielo con una leggerissima velatura.  Purtroppo (e non ho ancora capito il motivo) ad un certo punto della serata la montatura ha smesso di seguire a dovere per circa un’oretta. Ho dovuto fare un Goto e poi tornare sull’oggetto, calibrando nuovamente l’autoguida. DA quel momento ha guidato in maniera decisamente migliorata. Non ne ho ancora compreso il motivo ma nelle prossime sessioni se mi si ripresenterà il problema, cercherò di capire in dettaglio perchè è accaduto. Comunque questo intoppo mi ha rallentato un pò il workflow e quindi ho dovuto ripropormi per la serata successiva nuove pose in SII. Luna a 3/4

SERATA 3 – Ripresa in  SII: Allineamento con MaximdL come da serate precedenti, idem per l’orientamento del sensore. La serata è trascorsa in tranquillità, seeing buono.

IL RISULTATO CON LA HUBBLE-PALETTE

Ecco qui, quindi, la mia prima immagine in banda stretta . Ovvero la fotocompositazione in Hubble Palette che prevede canale verde per le pose in H-Alpha, Rosso per SII, Blu per OIII. Le immagini sono state calibrate per gruppi (tutte quelle in h-alpha, poi tutte quelle in OIII e poi quelle in SII) ognuna con il proprio Master Flat, tramite una composizione “Median” a cui  è stato applicato successivamente un DDP per effettuare lo stretching del segnale.

Ottenute le tre immagini, sono state messe in Color Stack come anticipato a inizio paragrafo. Una passata su Photoshop e il risultato è stato questo:

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Successivamente è stato poi applicato il metodo Cannistra per una nuova rielaborazione, ma per non appesantire troppo l’articolo rimando la spiegazione.. (anche perchè ancora non ho in pugno tutto il discorso).

Questo è quanto. Direi che per essere una foto ottenuta da un cielo cittadino, possiamo iniziare a capire le reali possibilità del metodo.

In un prossimo articolo scriverò le mie impressioni nell’utilizzo dei sensori CCD e che particolarità ho trovato tra sensori a colori o b/n, ognuno con i suoi pregi e i suoi difetti.

Ringrazio per i consigli, i chiarimenti e soprattutto per gli incoraggiamenti e gli aiuti: Michele Lavino, Cristina Cellini, Marco Burali, Liviano Betti, Thomas Bianchi, Bartolomeo Maioli, Filippo Bezzi, Costantino Brigliadori, Michele Messina, Lorenzo Ciccantelli, Francesca Abate, Gaia Lorenzi.

Arriva un pò per tutti il momento della polemica. Mi sono riproposto in questo blog di cercare di essere il meno polemico possibile, visto che questa è una mia “dote naturale” ed è giusto che venga controllata. Ma d’altronde sono un blogger, e come ogni blogger che si rispetti è intrinseca una certa vena anche di ribellione.

Lo spirito polemico nasce da alcune esperienze sia personali che di amici astrofili, oltre ad una ben fornita schiera di utenti dei vari forum che normalmente possiamo definire “astrofili”, ma che nell’ottica di questo post devono essere considerati “consumer”. Siamo “consumer”. ok?

Bene..spostiamo quindi l’attenzione dalla passione, che per definizione richiede precisione nella strumentazione e conoscenza, ed entriamo nella questione piu piccante del “mercato”.

 Noi siamo clienti di un mercato che, a parer mio indebitamente, viene definito di nicchia e che lamenta scarsi numeri. Ma guardiamoci dentro invece: è nutrito da dei target ben specifici di consumer che vanno dal “cliente/regalo di compleanno” al “cliente/semiprofessionista”..Ci sono piu telescopi nelle cantine che stelle in Andromeda.

Partiamo poi dal concetto del “chi non ha mai desiderato un telescopio?” Tutti hanno desiderato almeno una volta nella vita possedere un telescopio, questo lo si sente nelle chiacchiere da bar e nelle domande che spesso mi vengono rivolte quando dico “il mio hobby è l’astrofilia”. Suscita interesse. Giusto?  Ok, possiamo dire che c’è un mercato, sia reale che potenziale.

Invito a mettersi in quest’ottica perchè serve innanzitutto per smitizzare un pò l’associazione “astrofilia = precisione = costi elevati”, per il semplice fatto che se smontiamo idealmente un telescopio di fascia medio/bassa o una montatura, scopriamo che tutto è strapagato. E questo “ultracosto” che assorbiamo con fatica, non corrisponde a un corrispettivo plusvalore in termini di rapporto qualità/prezzo, dal momento che noi accettiamo il controvalore monetario sulla base di una percezione economica falsata da concetti ormai obsoleti ma ancora in essere.

Ti spiego: se chiediamo ad un astrofilo di vecchia data e poniamo domande sui metodi di lavoro che si utilizzava un tempo, scopriamo che aggeggi come il sysncan/goto o come un focheggiatore elettronico erano dei miti, se non addirittura accessori impensabili dell’epoca. Ma i tempi sono andati avanti, e non si può vivere “di passato”. Oggi siamo nel 2015, le tecnologie ci sono e soprattutto costano poco. Il dubbio che mi assale è che mentre nel mercato dei pc, ad esempio, c’è stata una corsa alla prestazione anche grazie ad aziende che hanno avuto la funzione di calmieratore dei prezzi, nell’ambito astrofilo questo non è avvenuto e ci troviamo quindi con prezzi alle stelle in favore di apparecchiature che nella maggior parte dei casi non funzionano come dovrebbero. Quindi a noi sembra sempre un passaggio “obbligato” l’acquisto di qualcosa di “piu costoso” purchè funzioni. Ma è un incastro mentale.

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Faccio un esempio: prendiamo la mia eq6. Costa nuova 1.200,00 euro. Un astrofilo direbbe “va bene, per essere una entry level fa dignitosamente il suo lavoro”. E ci siamo, perchè abbiamo tutti la percezione che per ottenere piu precisione e piu portata bisogna spendere di piu. MA guardiamo cosa acquistiamo con 1.200 euro…dentro un kit  Eq6 c’è:

a) un treppiede verniciato di bianco, che serve per tenere in piedi la montatura. Il treppiede è una tecnologia che avrà piu o meno  qualche decina di migliaia di anni.

b) due viti di registro nella parte anteriore che servono per regolare l’asse polare. costo piu o meno sui 0,20/0,30 cent…?

c) Un blocco di acciaio, ovviamente non costruito CNC, che il piu delle volte ha delle sbavature di lavorazione con degli scassi

d) Due corone e due viti senza fine, che per definizione non possono essere precise. Ci si può avvicinare ad una certa precisione, questo si, ma non si può definire qualcosa di matematicamente “preciso”. Quindi tecnologia veramente antiquata, ma si “vocifera” che è normale che sia cosi. Funziona, dicono. E funzionare funziona. Voglio dire, è ovvio che funzioni, come funzionerebbe il motore di una Ritmo. E per questo va strapagata? Giriamo il discorso: se accettiamo questo, significa anche inconsciamente accettare che se spendi meno è ovvio che non funzioni. Quindi si accetta intrinsecamente anche il concetto che se spendi 320 euro per una camera CCD, è normale che sia progettata coi piedi. E quindi? Scusa..ma 320 euro non hanno un valore? …è “poco”?. In un certo senso, in questo modo, si fornisce al costruttore una via di fuga dall’assunzione di responsabilità…per quel prezzo, gli è consentito progettare male. MA i 320,00 euro che gli dai, quelli sono progettati bene. Funzionano. Siccome si “sa” che l’astrofilia è una passione che richiede un certo tipo di attrezzatura, il problema non sono i 320, 00 euro, ma il fatto che quel prodotto “li”, fatto “in quella maniera li” non deve esistere. Piuttosto fallo da 450,00 ma fatto bene..no? Al massimo si aspettano un paio di mesi in piu per procedere all’acquisto..

e) una scheda elettronica, la cui componentistica ha un costo raffrontabile in un centinaio di euro, stepper compresi.

f) Due motori passo passo e sei ingranaggi in ottone, che prodotti in serie hanno costi a dir poco irrisori.

g) una pulsantiera in plastica, con dentro un processore che contiene i dati di un database fatto da altri e che restituisce a “monitor” dei valori.

h) un banalissimo software da 300kb che fa alcuni calcoli matematici, applica sostanzialmente delle formule trigonometriche. Per intenderci, Cartes Du Ciel insieme ad Ascom sono piattaforme gratuite moooolto piu complesse. Un programmatore esperto, un sistema come il synscan, lo fa in breve tempo. Acquisisce un valore numerico dalla scheda motori e su questo valore ci gira attorno tutto il programma. Stop. Formule…già conosciute da tempo tra l’altro.

Insomma, se facciamo una botta di conti, la mia montatura avrà un costo massimo di 200 euro (cinesi…lavorate chissà dove e con chissà quali strutture sociali..), mettiamoci un 100 euro di recupero costi di progettazione, andiamo intorno alle 3/400 euro  a star larghi.

A noi sta benissimo acquistare questo prodotto a piu del doppio del prezzo di costo. Ma occhio..non solo ci sta bene acquistarlo ad un prezzo “overload”, ma accettiamo anche il fatto che non sia precisa. Cioè, ci accontentiamo del fatto che la costruzione abbia difetti, che non sia bellissima da vedere, che non sia rifinita. E’ entry level…è normale, hai speso “poco”.

Se sei arrivato fin qui, penso che il discorso ti interessi..quindi andiamo a vedere cosa accade quando pensi “ok, voglio piu precisione”. Apriti cielo…perchè qua se ne sentono di cotte e di crude.

La casistica è enorme…si va dal prodotto riciclato come nuova tecnologia al prodotto “RI-VO-LU-ZIO-NA-RIO!!” che, badate bene, molte volte esce nemmeno testato dalla casa. Lo paghi di piu, moooolto di piu, e magari siamo noi astrofili ad accorgerci che il software ha un bug che lo rende di fatto inutilizzabile…E stiamo parlando di strumenti anche da 3.000 euro! Quindi, stai facendo il beta tester, cioè coi tuoi soldi ti compri l’opportunità di testargli il prodotto. Un pò come pagare per andare a lavorare. Intendiamoci: sicuramente hai pagato di piu per togliere quel fastidioso errore periodico della tua “vecchia” (vecchia?) “montaturaeconomica-economicauncazzo”,  risolvi magari il problema della precisione, ma magari il software non raccoglie adeguatamente i segnali di autoguida a causa di un brutto bug e quindi il prodotto lo stai testando tu, col tuo tempo e con le notti di sereno perse tra nervoso e lunghe attese…come capita, in diversi casi, qualora il bene sia da sostituire in garanzia per un problema “non previsto dalla casa”

Citiamo ad esempio aggiornamenti software non andate a buon fine? Oppure problemi di progetto strapagati? Scollimazioni degli apocromaticistrapagati  per inadeguatezza della cella di supporto strapagata? Firmware corrompibile pigiando “ciao” sulla tastiera? Montature che vanno in crisi se selezioni sirio? “No..sirio noooo!!” crash! Ehi giovane, sul libretto di istruzioni non c’è scritto che con questa montatura puoi vedere sirio..è colpa tua Però..con 800 euro in piu, prendi la montatura che su Sirio ci va…magari non riesci a bilanciarla perchè i cuscinetti fanno schifo e quindi non la puoi utilizzare con il tuo telescopio per fare foto, però in visuale ci va. “Ma io ci devo fare foto”…ok..con 150 euro in piu ti prendi questa che fa foto…però non c’è l’alimentatore..o meglio, c’è l’alimentatore per l’auto. Cosi se non vuoi spendere ulteriori 40 euro per un alimentatore di rete, l’unica è parcheggiare l’auto sul terrazzo..e via andare..”via via…vieni via con me..”

Possiamo tirar fuori migliaia di casi..si va da progetti ottici sbagliati, a costruzioni indecenti…che so, prendiamo il caso di un telescopio performante, che costa sulle 2.000 euro ma su cui c’è un focheggiatore di qualità insulsa…e quello va cambiato. Perchè quello di serie traballa…lo vuoi col focheggiatore buono? Va bene, due rondelle, una guida, due manopole, un pò di grasso, una pista, plastica piu spessa..ti va bene se te lo metto a 500 euro in piu?

Questo se sei fortunato…altrimenti inizia l’odissea dei tentativi, dei beni rispediti al produttore per le verifiche, gli aggiornamenti etc. Ovviamente a corrispettivo già incassato…quindi in mano, a te consumer, ti rimane uno straccio di legge di garanzia a cui far riferimento ma che spesso rimane un’estrema unzione del rapporto di fiducia tra cliente e negoziante o produttore che a volte per questioni banali (l’hai rotto tu, l’hai graffiato, l’imballaggio non è originale,  etc) rimane un diritto a cui non consegue il dovere. Ma attenzione, la “colpa” non è tanto del negoziante, anche lui a volte invischiato in questo vortice…il problema è che se il produttore lavorasse a dovere, tutti ne gioverebbero.

Come dici? Il nuovo telescopio da 2.000 euro non va a fuoco? ok, ti ci vuole una prolunga..bene: un tubo di plastica filettato…che ne dici? Vuoi quello da 35 euro che però si muove perchè il filetto non è fatto bene, oppure vuoi quello da 50 euro ma è garantito da un filetto fatto bene? Sia chiaro, il valore del tubo fatto bene non andrebbe oltre le 5 euro…Sembra quasi che il prezzo piu alto di qualcosa fatto male, serva a giustificare il prezzo indicibile di qualcosa fatto sufficientemente bene.

Allora, da un pò di tempo a questa parte penso “c’è qualcosa che si può fare?”.  In buona sostanza, no. Nella mia testa esiste la chimera del negoziante che dovrebbe selezionare i prodotti e i fornitori, perchè fondamentalmente è anche lui danneggiato da questo atteggiamento. E’ il negoziante che propone…proponimi una scelta dettata dalla sostanza e non dalla forma, per favore!…oppure mi verrebbero in mente improbabili associazioni di consumatori specifici, ma anche questa idea naufraga poi nella presa di coscienza che ci vorrebbe un controllore del controllore..ad libitum. No..stupidaggine..

E finisco col pensare, quindi, che l’unico strumento che si ha a disposizione è il farsi passare un pò di strumentite e valutare bene, acquistare meno. Facciamoli soffrire 😀 Scegliere non solo in base al prodotto in se, ma in base anche alla serietà del costruttore, facendogli un pò le pulci. E scegliere anche il negoziante in base alle proposte che fa. Quindi, se questo articolo ha suscitato in te, lettore, un certo rumorino allo stomaco e ti trovi d’accordo, questo sfogo ha già trovato il suo scopo. Diversamente, rimarrà sempre un pensiero reale che è affiorato in me da diverso tempo e che rimane confinato in quel che è: uno sfogo.

Ah dimenticavo: se sei neofita, contatta sempre una associazione astrofili prima di fare acquisti e non ti avventurare in acquisti random. Inizia anche tu con questo atteggiamento…di sicuro non spenderai meno. Ma spero che spenderai meglio.