Parlando con diversi astrofili/astrofotografi neofiti, mi sono spesso imbattuto nella questione del “campo inquadrato”. Ho notato che il piu delle volte, per chi inizia, questo aspetto non suscita il dovuto interesse rispetto alla scelta di un determinato telescopio o di un determinato sensore fotografico. Anche io, soprattutto durante i primi scatti, preso dalla foga del fotografare a tutti i costi non mi sono  curato effettivamente di questo problema dal momento che all’inizio si ha poca strumentazione a disposizione e quindi ci si abitua a fare con “ciò che si possiede”.

Ma prima o poi per tutti arriva il momento dell’opportunità commerciale, dell’offerta all’ultimo momento, della proposta irrinunciabile di acquisto di uno strumento o piu semplicemente della “strumentite” e fa capolino la domanda “ma andrà bene per ciò che voglio fare?”

E’ il caso tipico di chi (me compreso) si è trovato durante il percorso ad innamorarsi dell’ammasso nebulare o stellare aperto (ad esempio, molti oggetti del catalogo IC)

Focalizzato questo aspetto, mettiamolo in stand by per far emergere una situazione ipotetica diversa: venerdi notte sarà sereno. Ok, cosa fotografo? A catalogo sono molti gli oggetti che si potrebbero riprendere, alcuni erano già nelle nostre mire da tempo, altri invece si propongono durante la ricerca. Si sceglie un oggetto, poi si va sul campo e si fotografa e si capisce solo sul momento che o l’oggetto è troppo piccolo o è troppo grande. Risultato: si rischia di ritornare a fotografare l’oggetto della volta precedente che “si sa che ci sta nel sensore”.

Infine altra situazione: si sceglie un oggetto da fotografare, si arriva sul campo, si posiziona tutto e si inizia a scattare. Ma l’inquadratura non è perfetta e quindi è necessario ruotare la camera. Normalmente, un buon neofita che si rispetti, se ne frega e fotografa. Ma prima o poi arriva il momento in cui ci si accorge di avere l’hard disk pieno di immagini in cui l’oggetto è tagliato a metà, oppure che manca quel piccolo particolare perchè fuori dal campo e bastava ruotare la camera per trovarselo all’interno de frame etc.etc.

Grosso modo abbiamo quindi tre situazioni: l’acquisto di nuova attrezzatura, la pianificazione della serata e la rotazione del sensore per riprender l’oggetto nella sua interezza. Sono tre “problematiche” molto molto comuni, che appaiono complesse per chi inizia ma che sono facilmente risolvibili con una sola azione: la valutazione del campo inquadrato.

CARTES DU CIEL: VALUTARE IL CAMPO INQUADRATO

La valutazione del campo inquadrato la si ottiene tramite una serie di calcoli matematici semplici, che prevedono di aver a disposizione i seguenti dati (essenziali)

a) Numero di pixel/ risoluzione (ad esempio Atik314L 1320×1040)

b) Grandezza in micron dei pixel: questo dato si trova normalmente nella scheda tecnica o con una approfondita ricerca. Da notare però che spesso, soprattutto nel campo delle reflex, si può sbagliare a prelevare il dato corretto perchè ci sono una marea di modelli. Quindi state attenti. Nel mio caso, la Atik ha un pixel size di 6.45 micron

c) la lunghezza focale del telescopio: espressa in mm. Ovviamente, qualora si decida ad esempio di riprendere con un moltiplicatore di focale (ad esempio una barlow), la focale inserita nel calcolo dovrà essere moltiplicata per il fattore della barlow. Tradotto: se io riprendo con un 350mm di focale e inserisco una barlow 2x, la focale di cui tenere conto per valutare il campo è pari a 700mm (350×2)

Bene o male tutti i planetari hanno funzioni automatiche a riguardo, che permettono di valutare in dettaglio il campo. Inoltre ci sono diverse app anche per smartphone che hanno questa funzione, ma il mio consiglio personale è sempre quello di decidere per il software che ti permette di valutare il campo inquadrato di piu telescopi e sensori contemporaneamente in modo da avere una situazione davvero chiara e prendere delle scelte mirate per la serata osservativa.

Nel nostro caso, ho scelto Cartes Du Ciel per tre motivi: il primo è che lo uso ormai quotidianamente e mi trovo davvero bene, il secondo è che è gratuito, il terzo è che permette di valutare fino a 10 situazioni diverse contemporaneamente.  Ma andiamo per gradi.

COME IMPOSTARE IL CAMPO INQUADRATO

Impostare il campo inquadrato su cartes du ciel è particolarmente semplice e si fa in pochi click. Inserirò degli screenshot, se risultano piccoli basta cliccarvi sopra per ingrandire.

a) Configurazione – Mostra

b) Si apre una finestra con molte tabs (o linguette). Andate a destra fino a vedere “Campi Rettangolari. Qui avremo il pulsante CALCOLA, degli indicatori “Rossi o Verdi” e delle righe in tabella.

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Vediamone i campi: l’indicatore “rosso o verde” ci indica se quel campo è selezionato per essere visualizzato sulla cartina o no (un semplice on off). La larghezza e l’altezza vengono determinate dal pulsante “calcola” che vediamo in seguito. La rotazione è l’impostazione del valore di rotazione del sensore rispetto al suo asse ed è espresso in gradi (0° / 359°). Lo spostamento è lo spostamento del sensore rispetto all’asse di puntamento (valido dal momento in cui con una montatura sola si vogliono riprendere due oggetti con due telescopi diversi: lasciare il valore zero se non si è in questa casistica). Il nome assegnato al campo, io inserisco normalmente il tipo di sensore col tipo di telescopio.

c) Selezioniamo il primo campo (ha dei valori già scritti di esempio che possono essere cancellati) e clicchiamo su CALCOLA. Si apre questa finestra:

ImmagineNei campi delimitati da parentesi rossa, bisogna quindi inserire tutti i valori che servono e nel dettaglio: la focale, la grandezza in micron dei pixel e il numero dei pixel. Cliccando su calcola, verrà calcolato il campo inquadrato.

d) Dopodichè bisognerà spuntare, se non lo si è già fatto, il check box indicato nell’immagine seguente  denominato “visualizza al centro della cartina”

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ALCUNI ESEMPI DI UTILIZZO

Ecco quindi una pò di esempi per l’utilizzo efficace del campo inquadrato. Nel mio caso, come possiamo vedere dall’immagine seguente, ho selezionato il sensore ATIK314L (notoriamente moolto piccolo) e il telescopio rifrattore TS Star 71 f/5. QUesto è il suo campo inquadrato rispetto alla nebulosa ROSETTA

Come dicevo, possiamo anche fare una serie di valutazioni con tutta la nostra strumentazione, ad esempio nell’immagine seguente ecco i campi inquadrati dai miei telescopi: nei quadrati piu piccoli ho messo in relazione i telescopi col sensore ATIK, in quello piu grande ho messo in relazione il rifrattore corto con il sensore della canon. Guardate che differenza! M1 risulterebbe minuscola nel caso “canon + rifrattore) mentre risulta ben centrata e “presente” nel campo del Newton GSO 250 F/5 con il sensore Atik

In questo modo, si può quindi decidere che telescopio ad esempio acquistare e come inserirlo all’interno di valutaizoni anche relative al campo inquadrato. Analogamente si possono fare valutazioni sull’acquisto di un sensore rispetto alla propria strumentazione. Ad esempio, se la mia idea fosse quella di fotografare piccole nebulose planetarie, utilizzare la canon sul rifrattore star 71 non darebbe risultati apprezzabili. Se questo è un discorso che a rigor di logica è banale, vederlo “a monitor” lo trovo piu efficace. Ho il panorama delle mie ottiche sempre sotto mano.

Stesso discorso vale per la scelta degli oggetti. Nel caso dell’immagine di cui sopra, la risposta “con che telescopio e sensore riprendo M1?” trova una rapida risposta.

LA ROTAZIONE DEL SENSORE

Affrontiamo infine il discorso della rotazione del sensore. Se io volessi riprendere la horse nebula con il mio rifrattore + il sensore Atik, ci starebbe tutta? Vediamo il campo inquadrato rispetto all’oggetto:

Capiamo che potrebbe starci molta “roba”, ma non con il sensore orientato in questa maniera. Dobbiamo dargli una rotazione diversa. Dopo alcune prove ho capito che dovrebbe essere ruotato a 80 gradi o al suo reciproco sui 360° di rotazione

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E In questo modo ecco l’oggetto come sarebbe perfettamente inquadrato!

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Quindi basterà ruotare il sensore a 80° per avere l’immagine inquadrata in questa maniera. Ottenere gli 80 gradi è semplice: sostanzialmente, se avete un rifrattore, dovete trovare il grado 0 del sensore (normalmente perpendicolare al terreno nella sua parte lunga) e poi ruotare di 10°. Diversamente bisognerà valutare che tipo di  telescopio avete e in che modo il tipo di ottica utilizzata “ruota” l’immagine. Ma se partite sempre con una posizione di scatto in cui avrete la rotazione prossima a 0°, potreste trovare abbastanza agevolmente la posizione corretta.

Per i possessori di MaximDl, invece, basterà sfruttare le potenzialità enormi di Plate Solving spiegate in questo articolo. e cercarsi la posizione corretta.

Questo è quanto. Alla prossima…e ricordate: se venerdi fa bello, muovetevi prima per decidere il vostro piano di attacco e buone valutazioni!

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