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Parlando con diversi astrofili/astrofotografi neofiti, mi sono spesso imbattuto nella questione del “campo inquadrato”. Ho notato che il piu delle volte, per chi inizia, questo aspetto non suscita il dovuto interesse rispetto alla scelta di un determinato telescopio o di un determinato sensore fotografico. Anche io, soprattutto durante i primi scatti, preso dalla foga del fotografare a tutti i costi non mi sono  curato effettivamente di questo problema dal momento che all’inizio si ha poca strumentazione a disposizione e quindi ci si abitua a fare con “ciò che si possiede”.

Ma prima o poi per tutti arriva il momento dell’opportunità commerciale, dell’offerta all’ultimo momento, della proposta irrinunciabile di acquisto di uno strumento o piu semplicemente della “strumentite” e fa capolino la domanda “ma andrà bene per ciò che voglio fare?”

E’ il caso tipico di chi (me compreso) si è trovato durante il percorso ad innamorarsi dell’ammasso nebulare o stellare aperto (ad esempio, molti oggetti del catalogo IC)

Focalizzato questo aspetto, mettiamolo in stand by per far emergere una situazione ipotetica diversa: venerdi notte sarà sereno. Ok, cosa fotografo? A catalogo sono molti gli oggetti che si potrebbero riprendere, alcuni erano già nelle nostre mire da tempo, altri invece si propongono durante la ricerca. Si sceglie un oggetto, poi si va sul campo e si fotografa e si capisce solo sul momento che o l’oggetto è troppo piccolo o è troppo grande. Risultato: si rischia di ritornare a fotografare l’oggetto della volta precedente che “si sa che ci sta nel sensore”.

Infine altra situazione: si sceglie un oggetto da fotografare, si arriva sul campo, si posiziona tutto e si inizia a scattare. Ma l’inquadratura non è perfetta e quindi è necessario ruotare la camera. Normalmente, un buon neofita che si rispetti, se ne frega e fotografa. Ma prima o poi arriva il momento in cui ci si accorge di avere l’hard disk pieno di immagini in cui l’oggetto è tagliato a metà, oppure che manca quel piccolo particolare perchè fuori dal campo e bastava ruotare la camera per trovarselo all’interno de frame etc.etc.

Grosso modo abbiamo quindi tre situazioni: l’acquisto di nuova attrezzatura, la pianificazione della serata e la rotazione del sensore per riprender l’oggetto nella sua interezza. Sono tre “problematiche” molto molto comuni, che appaiono complesse per chi inizia ma che sono facilmente risolvibili con una sola azione: la valutazione del campo inquadrato.

CARTES DU CIEL: VALUTARE IL CAMPO INQUADRATO

La valutazione del campo inquadrato la si ottiene tramite una serie di calcoli matematici semplici, che prevedono di aver a disposizione i seguenti dati (essenziali)

a) Numero di pixel/ risoluzione (ad esempio Atik314L 1320×1040)

b) Grandezza in micron dei pixel: questo dato si trova normalmente nella scheda tecnica o con una approfondita ricerca. Da notare però che spesso, soprattutto nel campo delle reflex, si può sbagliare a prelevare il dato corretto perchè ci sono una marea di modelli. Quindi state attenti. Nel mio caso, la Atik ha un pixel size di 6.45 micron

c) la lunghezza focale del telescopio: espressa in mm. Ovviamente, qualora si decida ad esempio di riprendere con un moltiplicatore di focale (ad esempio una barlow), la focale inserita nel calcolo dovrà essere moltiplicata per il fattore della barlow. Tradotto: se io riprendo con un 350mm di focale e inserisco una barlow 2x, la focale di cui tenere conto per valutare il campo è pari a 700mm (350×2)

Bene o male tutti i planetari hanno funzioni automatiche a riguardo, che permettono di valutare in dettaglio il campo. Inoltre ci sono diverse app anche per smartphone che hanno questa funzione, ma il mio consiglio personale è sempre quello di decidere per il software che ti permette di valutare il campo inquadrato di piu telescopi e sensori contemporaneamente in modo da avere una situazione davvero chiara e prendere delle scelte mirate per la serata osservativa.

Nel nostro caso, ho scelto Cartes Du Ciel per tre motivi: il primo è che lo uso ormai quotidianamente e mi trovo davvero bene, il secondo è che è gratuito, il terzo è che permette di valutare fino a 10 situazioni diverse contemporaneamente.  Ma andiamo per gradi.

COME IMPOSTARE IL CAMPO INQUADRATO

Impostare il campo inquadrato su cartes du ciel è particolarmente semplice e si fa in pochi click. Inserirò degli screenshot, se risultano piccoli basta cliccarvi sopra per ingrandire.

a) Configurazione – Mostra

b) Si apre una finestra con molte tabs (o linguette). Andate a destra fino a vedere “Campi Rettangolari. Qui avremo il pulsante CALCOLA, degli indicatori “Rossi o Verdi” e delle righe in tabella.

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Vediamone i campi: l’indicatore “rosso o verde” ci indica se quel campo è selezionato per essere visualizzato sulla cartina o no (un semplice on off). La larghezza e l’altezza vengono determinate dal pulsante “calcola” che vediamo in seguito. La rotazione è l’impostazione del valore di rotazione del sensore rispetto al suo asse ed è espresso in gradi (0° / 359°). Lo spostamento è lo spostamento del sensore rispetto all’asse di puntamento (valido dal momento in cui con una montatura sola si vogliono riprendere due oggetti con due telescopi diversi: lasciare il valore zero se non si è in questa casistica). Il nome assegnato al campo, io inserisco normalmente il tipo di sensore col tipo di telescopio.

c) Selezioniamo il primo campo (ha dei valori già scritti di esempio che possono essere cancellati) e clicchiamo su CALCOLA. Si apre questa finestra:

ImmagineNei campi delimitati da parentesi rossa, bisogna quindi inserire tutti i valori che servono e nel dettaglio: la focale, la grandezza in micron dei pixel e il numero dei pixel. Cliccando su calcola, verrà calcolato il campo inquadrato.

d) Dopodichè bisognerà spuntare, se non lo si è già fatto, il check box indicato nell’immagine seguente  denominato “visualizza al centro della cartina”

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ALCUNI ESEMPI DI UTILIZZO

Ecco quindi una pò di esempi per l’utilizzo efficace del campo inquadrato. Nel mio caso, come possiamo vedere dall’immagine seguente, ho selezionato il sensore ATIK314L (notoriamente moolto piccolo) e il telescopio rifrattore TS Star 71 f/5. QUesto è il suo campo inquadrato rispetto alla nebulosa ROSETTA

Come dicevo, possiamo anche fare una serie di valutazioni con tutta la nostra strumentazione, ad esempio nell’immagine seguente ecco i campi inquadrati dai miei telescopi: nei quadrati piu piccoli ho messo in relazione i telescopi col sensore ATIK, in quello piu grande ho messo in relazione il rifrattore corto con il sensore della canon. Guardate che differenza! M1 risulterebbe minuscola nel caso “canon + rifrattore) mentre risulta ben centrata e “presente” nel campo del Newton GSO 250 F/5 con il sensore Atik

In questo modo, si può quindi decidere che telescopio ad esempio acquistare e come inserirlo all’interno di valutaizoni anche relative al campo inquadrato. Analogamente si possono fare valutazioni sull’acquisto di un sensore rispetto alla propria strumentazione. Ad esempio, se la mia idea fosse quella di fotografare piccole nebulose planetarie, utilizzare la canon sul rifrattore star 71 non darebbe risultati apprezzabili. Se questo è un discorso che a rigor di logica è banale, vederlo “a monitor” lo trovo piu efficace. Ho il panorama delle mie ottiche sempre sotto mano.

Stesso discorso vale per la scelta degli oggetti. Nel caso dell’immagine di cui sopra, la risposta “con che telescopio e sensore riprendo M1?” trova una rapida risposta.

LA ROTAZIONE DEL SENSORE

Affrontiamo infine il discorso della rotazione del sensore. Se io volessi riprendere la horse nebula con il mio rifrattore + il sensore Atik, ci starebbe tutta? Vediamo il campo inquadrato rispetto all’oggetto:

Capiamo che potrebbe starci molta “roba”, ma non con il sensore orientato in questa maniera. Dobbiamo dargli una rotazione diversa. Dopo alcune prove ho capito che dovrebbe essere ruotato a 80 gradi o al suo reciproco sui 360° di rotazione

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E In questo modo ecco l’oggetto come sarebbe perfettamente inquadrato!

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Quindi basterà ruotare il sensore a 80° per avere l’immagine inquadrata in questa maniera. Ottenere gli 80 gradi è semplice: sostanzialmente, se avete un rifrattore, dovete trovare il grado 0 del sensore (normalmente perpendicolare al terreno nella sua parte lunga) e poi ruotare di 10°. Diversamente bisognerà valutare che tipo di  telescopio avete e in che modo il tipo di ottica utilizzata “ruota” l’immagine. Ma se partite sempre con una posizione di scatto in cui avrete la rotazione prossima a 0°, potreste trovare abbastanza agevolmente la posizione corretta.

Per i possessori di MaximDl, invece, basterà sfruttare le potenzialità enormi di Plate Solving spiegate in questo articolo. e cercarsi la posizione corretta.

Questo è quanto. Alla prossima…e ricordate: se venerdi fa bello, muovetevi prima per decidere il vostro piano di attacco e buone valutazioni!

Leggi le restanti parti: PARTE IPARTE IIPARTE IIIPARTE IVPARTE V

Dunque, stabilito ciò che possiamo osservare con un telescopio,scendo un pò piu nel dettaglio per andare a vedere superficialmente quali sono i componenti di base di cui tenere conto nella scelta del primo telescopio. Voglio però concentrare gli sforzi parlando di ciò che all’astrofilo comune appare come uno standard: il telescopio riflettore newtoniano. E’ quello che normalmente viene indicato come primo telescopio, si trova anche a costi accettabili (dalle 200 euro in su), già con una spesa intorno alle 5/600 euro si può “ambire” ad uno strumento con ottimo rapporto qualità prezzo. Ovviamente di telescopi ce ne sono una marea, dobsoniani, newtoniani, rifrattori, riflettori, quadrati, tondi, di traverso, col freno a mano, autoradio, accendisigari, frigobar, neon viola, spoiler retrattile e lettore dvd.  :mrgreen:

Questo per dire che impossibile per il sottoscritto parlare di tutti i telescopi esistenti, non ne ho l’esperienza nè la competenza: quindi vedo di essere conciso di considerare quel poco che conosco solo in termini newtoniani in quanto normalmente rappresentano lo start-up di buona parte di Astrofili Neofiti. Ma se il vostro obbiettivo e solo la mera visualizzazione senza andare a pensare a foto & co, allora considerate anche la valutazione sui telescopi su montature Dobson: spesso si trovano strumenti molto corretti a prezzi interessanti.

Innanzitutto cominciamo da un elenco di ciò che parleremo, che rappresenta un pò la “noce” di tutte le opportunità che bisogna conoscere prima di fare una scelta:

  1. Montatura
  2. Motorizzazione
  3. Ottiche e focheggiatore
  4. Accessori (cannocchiale polare, adattatori fotografici, alimentatori, palmare GoTo, computerizzazione del sistema)

Cerchiamo di vederli un pò piu dettagliatamente, ma per onor di verità non mi spingerò oltre a ciò che sono le mie competenze e i miei esperimenti. Diciamo che posso raccontare attraverso la mia esperienza “perchè” mi trovo bene con ciò che ho a disposizione e in qualche caso perchè ho scelto determinate caratteristiche piuttosto che altre. Quindi ciò che dico va letto come infarinatura generale e non completa e come condivisione di un’esperienza.

Ritengo anche utile pensare a questi elementi in maniera separata,  durante l’acquisto: si può ovviamente scegliere un telescopio completo (come quello che ho acquistato io) oppure si può scegliere di acquistare separatamente alcuni oggetti (ad esempio montatura in un negozio e ottiche in un altro) a patto però di rispettare i requisiti di configurazione (ad esempio, che gli attacchi del telescopio siano adatti per la montatura, o che i motorini di Ascensione Retta e declinazione siano quelli specifici per la montatura, etc)

Sta alla vostra conoscenza e necessità scegliere come operare. Per quel che mi riguarda, ho adottato lo stesso ragionamento fatto nel precedente articolo: essendo un neofita, per eliminare una parte di errori e sbattimenti dati da errate configurazioni, ho preferito acquistare tutto in unica soluzione: un telescopio completo.

 La Montatura

La montatura è la base di appoggio su cui si muove il telescopio. Si trova appena sopra al treppiede ed ha gli attacchi per fissare la nostra ottica.

Normalmente, per chi non ha mai avuto un telescopio, la montatura rappresenta un’ovvietà (nel senso: se compro un telescopio è ovvio che mi danno la base su cui montarlo adatta) ma è proprio la montatura che rappresenta il punto principale del nostro sistema, sia dal punto di vista tecnico che da quello meramente pratico.

Ci sono diversi tipi di montature e diverse marche, normalmente se ne trovano tre nel commercio entry level di largo consumo:

1) Montatura Altazimutale: è un tipo di montatura dove vi è la base che gira di 360 gradi e premette di passare ad esempio da nord a sud e da est a ovest semplicemente girando il telescopio, nella maniera piu intuitiva possibile. Invece per regolare “l’altezza”, c’è un perno che si posiziona piu o meno nel centro del tubo ottico. In un certo senso, per puntare un oggetto basta girarsi verso di esso e puntarlo come si farebbe con un fucile. Limite: a patto di prendere montature molto costose e particolarmente precise, non sono indicate per la fotografia.

2) Montatura Equatoriale: è un tipo di montatura in cui ci sono sempre due assi che si muovono, solo che il piano di riferimento è la terra e non il cielo. Quindi Permette degli inseguimenti molto piu lineari, è un pelo piu precisa ma è anche molto meno intuitiva. Per puntare ad esempio gli oggetti a sud, può diventare abbastanza laborioso posizionare in maniera corretta il telescopio, e sulle prime sembra quasi muoversi secondo regole illogiche. Quindi non si tratta di puntare gli oggetti come si farebbe con un fucile, ma di trovare il giusto modo per raggiungere la porzione di cielo che ci interessa. Limite: il costo e il peso. Una buona montatura equatoriale può costare anche svariate migliaia di euro, e pesa un bel pò.

3) Montature Dobson: sono montature molto semplici, fanno parte della famiglia “altazimutale” ma si appoggiano direttamente al terreno e permettono un utilizzo immediato del telescopio senza troppi concetti astrusi sui movimenti. Non è necessario allinearle, si “cerca”, si “trova” e si “osserva”.

Per dare l’idea di ciò di cui stiamo parlando ecco una foto

lemontaturedeltelescopio

A sinistra c’è l’equatoriale, mentre a destra c’è l’altazimutale

Già da questa immagine si può vedere come l’equatoriale sia  un pò piu “corposa” e un pò piu “complessa”. Ma piu versatile, senza ombra di dubbio.L’idea condivisa da molti astrofili è che l’equatoriale sia assolutamente preferibile se si intende poi approcciare all’ambito fotografico.

 Mentre sulla montatura altazimutale non trovo altro da aggiungere a causa di una certa inesperienza (sostanzialmente si punta e si osserva) , sulla montatura equatoriale si aprono dei capitoli interi. Senza voler entrare troppo nello specifico, c’è un parametro da tenere conto ed è la capacità di supportare il peso. Le montature equatoriali che vanno per la maggiore sono le seguenti:

a) Eq 2

b) Eq 3

c) Eq 5

d) Heq5

6) Eq6

7) Eq8

A numero maggiore equivale una capacità di sopportare peso maggiore. Questo si traduce in maggior stabilità e inseguimento migliore una volta motorizzata con i motorini specifici per quel tipo di montatura.

Per rendere “efficace” questo discorso, prendo il caso della montatura eq.5.

La montatura Eq5 ha una capacità di carico “sulla carta” pari a circa 12 kg (ma sono meno, ve lo potrei garantire). Questo significa che 12 kg sono il peso massimo oltre il quale si va incontro a determinati danni (ai motorini, alle frizioni di bloccaggio etc) inoltre bisogna considerare che piu ci si avvicina alla soglia limite e meno risulterà stabile la montatura ad esempio a causa del vento o anche durante le semplice visualizzazione dove il telescopio lo si tocca, lo si striscia, ci si appoggia etc. Quindi va da se che caricare una montatura Eq5 a 12 kg è un’operazione che è meglio non fare.

Scendiamo quindi ad un teorico quanto arbitrario 10 kg di peso ammesso su questa montatura per una serata di osservazione visuale entro i termini di sicurezza.

Ora, il mio telescopio ha un diametro di circa 150mm e una focale di 750.  Il suo peso si aggira intorno ai 7 kg, sopra c’è un cercatore con la sua piastra (consideriamo un mezzo chiletto per stare abbondanti) in piu abbiamo l’oculare. Ci avviciniamo quindi intorno agli 8 kg.

Perchè è importante sapere questo dato? Perchè a volte i costruttori sono fin troppo generosi quando si tratta di valutare le potenzialità del proprio prodotto dal punto di vista fotografico, e non è raro trovare telescopi grandi quanto il mio appoggiati su montature piu esili e quindi meno stabili.

Questo è uno degli elementi che può “far perdere la pazienza”: si punta un oggetto e poi la montatura non è stabile, oppure i motorini di Ar e Dec non inseguono a dovere.

 

A volte capita di leggere setup forniti dalle case in cui forniscono una montatura (esempio, Eq4) con telescopi abbastanza cicciotti sopra (ad esempio un 200 f5). Se volessimo approcciare con questi set-up alla fotografia a lunga posa, ci troveremmo con un telescopio “enorme” rispetto alle possibilità della montatura e quindi uno strumento anche performante ma quasi inutilizzabile fotograficamente parlando su una montatura cosi esile.

Altri esempi di configurazioni che ho letto in giro:

Telescopio 150mm (come il mio) montato su una Eq3.

oppure

Telescopio 200mm montato su una Eq5

Entrambe, le considererei configurazioni adatte al visuale e per la foto a corta posa (luna, Giove Saturno e brevi scatti di oggetti come Andromeda o qualche ammasso globulare) e fuori limite per il fotografico a lunga posa perchè il rischio di trovarsi poi con una montatura un pò ballerina non è indifferente. Quindi se fate come me, che in principio volevo solo fare visuale e poi mi son trovato ad appassionarmi alla fotografia a lunga posa, sappiate che se nel sistema non vi rimane abbastanza tolleranza  bisognerà prendere in considerazione un cambio radicale della montatura. Le strade sarebbero, nel secondo caso (telescopio da 200 su eq5): o si fa un downgrade dell’ottica (magari passando da un 200 di apertura ad un 150, ma può essere un pò demoralizzante) oppure si fa un upgrade della montatura (passando da una eq5 ad una heq5 o una eq6) Il secondo caso è ovviamente molto piu oneroso (dalle 500/800 se si va sull’usato fino ai 1.300/1.700 se si va sul nuovo).

Occhio alle Descrizioni del Prodotto

A volte sono le stesse descirizoni dei prodotti ad essere un pò ottimistiche e a questo bisogna prestare attenzione in riferimento all’accoppiata telescopio/montatura. Ad esempio nella descrizione del prodotto da me acquistato c’è scritto:

Particolarmente indicato per le fotografia a lunga posa, sara’ apprezzato dalla maggior parte degli astrofili che ricercano una grande versatilita’ unita ad immagini chiare e definite

Letto? Particolarmente indicato per la fotografia a lunga posa…verifichiamolo!

Dunque, se parliamo di fotografia a lunga posa, bisogna considerare che la stabilità è un obbligo indissolubile, pena la creazione di foto mosse e difficoltà nel mantenere l’allineamento. Ecco quindi che le tolleranze sui pesi scendono, bisogna stare almeno un 25% sotto al peso massimo consentito.

Riprendiamo la mia Eq5: peso massimo intorno ai 12kg, togliamo il 25% e abbiamo un limite fotografico teorico intorno ai 9 kg: per fare foto a lunga posa con autoguida elettronica, è necessario almeno avere un cercatore guida e poi è necessario considerare una camera di guida e una reflex o ccd per la foto. Invece se non volessi utilizzare autoguida elettronica ma fuori asse, non potrei probabilmente ottenere molti risultati perchè la focale del telescopio è un pò corta (750mm)

Quindi : 7 kg di telescopio + 1 kg tra reflex e ccd + 2 etti di cercatore (tagliato fine mi raccomando) ecco che andiamo intorno agli 8 kg e mezzo, siamo al limite.

Appare chiaro che diversamente da come scritto dal costruttore, la mia configurazione non è “particolarmente adatto per fare fotografia a lunga posa”  ma è considerabile al massimo entro la soglia limite per approcciare a questa tecnica. E infatti, foto a lunga posa ne faccio ma con mille accortezze e dopo aver eseguito la modifica della porta st4 su eq5. Vi prometto che un giorno posterò i grafici dei movimenti dei motorini durante pose fotografiche e vedrete come la tendenza a “soffrire” il peso si fa ben sentire. Nessun problema,  e lo ripeto, nel visuale.

Ricapitoliamo: occhio alle super offerte ed ai telescopi sovradimensionati rispetto alla montatura. Tutto deve essere equilibrato.  Come ho scritto, conta tanto l’utilizzo che si prevede di fare: visuale, fotografico a corta posa, fotografico a lunga posa. Se prendete questo come riferimento, vedrete che configurazioni “oneste” possono essere telescopi da 150 su heq5 o  un’oneroso 250 su un’onerosa eq6, o telescopi da 114 su eq3 etc:  queste permetterebbero di fare ottime serate di visualizzazione, buoni inseguimenti e di ottenere pure qualche scatto decente, garantiti da una montatura piu che sufficiente allo scopo.

Non ho capito: Foto a lunga posa o corta posa

Lo dico in parole povere:

1) Foto a corta posa: per oggetti luminosi, si tratta di scatti che hanno un’esposizione entro il minuto/minuto e mezzo. Questo tipo di foto non necessita ulteriori attrezzi sulla montatura oltre al telescopio e la macchina fotografica. Va benissimo per planetario, alcuni ammassi globulari etc. Oltre al limite temporale, la foto viene mossa a causa di errori intrinsechi (allineamento, errore meccanico, etc)

2) Foto a lunga posa: per oggetti poco luminosi, si tratta di scatti che non hanno un limite espositivo  (possono essere anche di un’ora di esposizione), e necessitano di un sistema di guida (che sia fuori asse o parallelo). Per un sistema di guida, è necessario un telescopio aggiuntivo con una camera di acquisizione aggiuntiva che permetta di inseguire il movimento celeste. Poi la guida può essere manuale o automatica etc ma come principio generale, bisogna considerare un carico maggiore sulla montatura.

Nel prossimo articolo parleremo dei motorini, goto etc. Intanto, buona ricerca

 

Uno dei problemi piu banali da risolvere quando si fa ricerca è l’orientamento del sensore. Chiunque abbia letto qualcosa nel net che tratta come argomento la ricerca scientifica amatoriale, si è imbattuto nella classica frase

 

..per far funzionare correttamente la calibrazione, è necessario orientare la camera in modo che gli assi del sensore corrispondano agli assi del telescopio

Che significa?

Innanzitutto va specificato il motivo di questa frase, e lo spiego anche se è banalmente intuibile. Quando si effettuano rilevazioni astrometriche, come nel caso delle stelle doppie, i valori che interessano sono l’angolo (Theta) e la separazione (Rho).

Prendiamo ad esempio l’immagine seguente:

Il sistema binario che interessa per questa spiegazione è WDS STF 779 AB. Come possiamo vedere ci sono due stelle, una piu grande e luminosa (A) e l’altra piu piccola (B) e sono separate tra loro. Questo è il valore di separazione. Inoltre fingete di creare un cerchio che abbia il centro nella stella A e la circonferenza che passa per B.

Bene, fingendo che questo sia un orologio che ha le sue ore 12 verso il nord della fotografia, potremmo dire che la componente B si trova a ore 3.5. Precisamente, parlando di angolo, possiamo dire che riporta un valore di Theta pari a 120° circa.

Bene compreso questo semplice concetto, dobbiamo rendere assoluto questo valore. Perchè dico assoluto? Perchè trovandoci nello spazio, se non abbiamo un riferimento fisso gli angoli possono assumere qualsiasi valore. Ecco quindi la necessità di orientare la camera nel modo corretto, in modo che chiunque al mondo orienterà il suo strumento nella maniera analoga e chiunque ripetendo la misura otterrà piu o meno lo stesso valore.

Per il corretto orientamento del sensore, bisogna tenere presente gli assi del sensore stesso, dove il NORD è la parte alta (solitamente sul ccd è segnato dal marchio di fabbrica o da un led di accensione) e l’Ovest è uno dei due lati.

Per rispettare la corretta posizione, si ponga il telescopio verso la polare. Se avete un telescopio il cui focheggiatore è posto nella culatta (come gli Schmidt Cassegrain ad esempio) non dovete far altro che mettere la camera dritta per dritta nel vostro focheggiatore. Se avete un sensore la cui scocca è rotonda, dovete garantirvi che la parte alta del sensore corrisponda alla parte alta della circonferenza del telescopio. Fatto questo, la camera avrà l’allineamento “naturale” ai restanti assi.

Se invece avete un Newton, che ha il focheggiatore di lato, non dovrete far altro che prendere a riferimento la base quadrata del focheggiatore ed allineare la camera secondo gli assi della base. Quindi il Nord andrà verso l’alto (la direzione opposta a quella in cui ci sono le manopole per intenderci)  e l’ovest (ad esempio) verso l’apertura del telescopio.

 

Una volta ottenuto l’orientamento del sensore, siete pronti per iniziare le procedure di calibrazione e successivamente di misurazione.

Ricordatevi che piccoli disallineamenti in fase di allineamento possono essere concessi e risolti dai software che calcolano un’eventuale deriva (chiamata ‘delta’) ma sia chiaro che una volta che è stata effettuata una ripresa con il sistema di riferimento, non bisogna toccare piu nulla.

Infine, le sessioni iniziano sempre con una calibrazione e finiscono con la rirpesa dello stesso sistema di calibrazione in modo che a fine serata potrete verificare che i valori corrispondano e garantirvi che nulla siè mosso durante la sessione di ripresa.