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RIsposta alla domanda posta nel titolo: Si.  Le semplici azioni che costituiranno la noce di questo articolo, possono fornire una potenzialità enorme sia per chi effettua ricerca sia per chi scova in internet delle immagini in cui non è specificata la nomenclatura dell’oggetto. Chiariamo fin dal principio però che

a) questa procedura non sviluppera il nostro senso di “cielo” e di “orientamento”

b) Di questa procedura se ne può fare volentieri a meno qualora si abbia molta esperienza

c) E’ una tipica procedura da Nerd, quindi mi rivolgo forse non piu all’astrofilo neofita quanto, appunto, all’astrofilo “Nerd” che per una sessione di astrofotografia si porta dietro palmare, iphone, ipad, apple watch, si nutre di wifi e lui stesso è un access point adsl con tutte le radiazioni che si è preso nella vita….Insomma, uno di quelli dediti al pranzo con spaghettone e router libero. (pessima questa… ahahahah)

Quindi non la consiglio ma mi limito a spiegarla. Io la utilizzerò alla bisogna, ma non sarebbe bene prenderla come un must di sessione..ricordiamoci sempre che l’astrofilia classica vede il catalogo come primo strumento di ricerca ed è giusta quella metodologia lì. Non innamoriamoci mai troppo dell’elettronica digitale…

Ora..torniamo seri: questa idea mi è venuta in seguito al reperimento online di un sito appartenente ad un astrofotografo estero, molto molto bravo. Siccome in questa fase mi sto appassionando alle nebulose oscure, stavo cercando un catalogo di immagini in modo da scegliere oggetti che incontravano il mio interesse.

Ne ho trovate diverse, solo che purtroppo non vi era nè l’indicazione dell’oggetto nè coordinate nè tantomeno costellazioni di riferimento. SEmplici immagini in jpg caricate su un server.  Domandona: l’oggetto è bello, ma che come cavolo posso fare a raggiungerlo e a capire da che parte si trova?

Deluso dal fatto che non mi fosse possibile risalire al tipo di oggetto, mi sono “inventato” questa procedura. Utilizzo la parola “inventato” senza sapere se già qualcuno ci fosse arrivato prima di me o se sia già una prassi comune, essendo un neofita… ma questo non cambia l’origine del punto: seguendo determinate procedure è possibile recuperare semplicemente i dati di coordinate da un jpg, farle proprie e utilizzarle per effettuare un goto e quindi scattare una immagine di quell’oggetto.

COSA SERVE?

Ecco ciò che serve per effettuare questo tipo di procedura (per come l’ho scovata io, quindi potrebbe non essere l’unico metodo):

1) Il file immagine jpg da risolvere

2) MaximDL con pinpoint

3) Montatura collegata via Ascom sia ad un planetario che a MaximDL

COME SI PROCEDE

E’ semplicissimo.

Per effettuare questa prova ho utilizzato la mia immagine di Barnard 72…quindi, si scarica il JPG, e si fa un upload al seguente sito:

http://nova.astrometry.net/

La procedura di upload è molto semplice, come da immagine seguente:

1 upload

Caricata l’immagine si attende che questa venga risolta, come da immagine seguente

2 - Immagine

A questo punto si clicca su GO TO RESULT PAGE

3 - risolta

Attenzione! Annotatevi la risoluzione calcolata, in questo caso 7.25 arcsec/pixel. Vi servirà poi

Scaricate quindi l’immagine “New-Image.fits”. Questa immagine conterrà le coordinate nel Fits Header!.

Fatto questo, collegate la montatura al planetario (in questo caso Cartes Dou Ciel con Eqmod) e a MaximDL (vedete i tutorial nella pagina tutorial se volete saperne di piu).

5 - connesso montatura

In questo momento, la montatura è in posizione di Home. Ok?

Bene, aprite quindi l’immagine “New-Image.fits” con MaximDL e cliccate su Pinpoint Astrometry. Dovrete inserire la risoluzione che vi eravate annotati poco fa, come nelle freccette.

4 -impostazioneNOTA!!! A DIFFERENZA DI CIO CHE SI VEDE IN QUESTA IMMAGINE, NEL QUADRATO ARANCIONE VA MESSA LA SPUNTA SU FITS CENTER!!!!

Siete ora pronti a far risolvere la lastra a pinpoint. vai con il PROCESSSSS!!! 😀

6 - risoltopinpoint

Ed ecco qua la nostra bella lastra risolta.Abbiamo le coordinate del centro lastra, e la POS ANGLE che è la rotazione del senore.

Ora è semplicissimo…si clicca su CLOSE, e si apre VIEW – OBSERVATORY CONTROL WINDOW, si va nella scheda TELESCOPE

Dopodichè si clicca su IMAGE CENTER FROM PINPOINT (il posizionamento di questo pulsante cambia da versione a versione, ma c’è in tutte!) che permettera di scrivere nel campo TARGET COORDINATES le coordinate trovate da pinpoint

Che dire….andiamo avanti… ehehe clicca su GOTO

7 - goto

Ed ecco dove si va a posizionare il telescopio. Esattamente su BARNARD 72, mai citato in nessuna parte di questa procedura perchè risolta astrometricamente in modo del tutto semi-automatico

8 - finale

CONSIDERAZIONI

Questa procedura l’ho trovata molto interessante, ma come dicevo all’inizio può servire in casi estremi in cui si voglia replicare una foto di un campo per il quale non si conoscono nomenclature di catalogo e tantomeno le coordinate.

E’ una procedura per NERD come detto poco fa, ma che può aiutare non poco. Di fatto però è bene prima di tutto prendere familiarità con il mondo pinpoint e con le riduzioni astrometriche di immagini.

Infine una nota va spesa per un concetto legale: sostanzialmente si sta prendendo l’immagine di un’altra persona e la si sta dando in pasto a un servizio che la smonta tutta e ne rende pubbliche sia il contenuto che le coordinate. Non penso vi siano problemi etici in questo, d’altronde l’immagine è stata già reperita online quindi chi l’ha caricata ha voluto già di per sè condividerne l’utilizzo. Ma sorgono dubbi sul fatto che state decidendo di ripubblicare questa immagine su un sito dove l’autore non ha dato autorizzazione. Per onor di onestà è bene dire che ciascuno si assume la responsabilità delle proprie azioni.

Non vedo invece limiti etici: sostanzialmente il cielo non appartiene a nessuno e vedere un problema etico nell’estrapolare delle coordinate da foto di altri, sarebbe come lamentarsi perchè piu persone fanno foto al duomo di Firenze.

Detto in parole povere..Buon utilizzo.

Benritrovati e scusate l’assenza, ultimamente ho impiegato larga parte del mio tempo libero per studiare alcuni aspetti legati alla personale didattica sull’astroimaging, effettuando numerosissime uscite sotto il cielo stellato (pessimo) di casa mia.

Lo scopo di questo articolo è quello di fornire alcuni chiarimenti sulla reale utilità del Pinpoint di MaximDL (o altri software di risoluzione astrometrica di lastre) che è da intendersi a completamento dell’articolo precedentemente scritto al seguente LINK

Innanzitutto, va specificato che la funzione di risoluzione tramite Pinpoint non è la panacea di tutti i mali legati al puntamento, questo perchè sostanzialmente quando ci affidiamo ad un software che si “prefigge” di effettuare un determinato calcolo, ci stiamo mettendo nelle mani di quel mondo poco tangibile chiamato “informatica”.  Si potrebbe dire che proprio la precisione di un calcolo a volte può rappresentare il grande limite degli elaboratori elettronici, molto rapidi in termini di operazioni effettuate al secondo ma non sempre intelligenti per quanto concerne la ricerca di vie piu rapide per ottenere risultati rapidi.

Nel rispetto di questa logica, quindi,  per quanto un algoritmo sia performante e “scaltro” e ben scritto, quando questo entra in funzione la rapidità con cui estrapola il risultato è grosso modo tutta a carico della prestazione del PC e della sua capacità di ripetere l’algoritmo a determinate velocità.

 Anticipato questo, non aspettatevi che il sistema pinpoint faccia tutto il lavoro da solo. Anzi. Da quello che è la mia esperienza (circa una ventina di uscite nel 2015) posso garantire che il sistema funziona alla grande solo se noi siamo davvero precisi con le operazioni preliminari che sono numerose e richiedono una buona concentrazione nelle fasi iniziali di stazionamento. Altra condizione importante (ma non obbligatoria!) per il rapido e corretto funzionamento è la disponibilità di postazioni fisse con situazioni “congelate”. Mentre per le postazioni itineranti, servono degli accorgimenti in piu onde evitare il ripetersi di una cascata di errori che potrebbero far abbandonare l’utilizzo.

Ma bisogna essere chiari: ci sono casi (che spiegherò in fondo all’articolo) in cui anche l’itinerante può godersi questa tecnologia e casi in cui invece è meglio affidarsi al nostro amato cercatore. Riprendendo il discorso, in buona sostanza è necessario ottenere i seguenti punti:

  • Fuoco perfetto
  • Posizione Home perfetta
  • Corretta impostazione della focale del sistema di ripresa in maximDL
  • Stazionamento al polo preciso (non dico un bigourdan, ma quasi…)
  • Montatura  alimentata “vigorosamente” (io alimento a 13v) onde evitare errati conteggi dei microstep
  • Corretta impostazione del tipo di catalogo
  • Possibilità di scattare per almeno 20 secondi senza rilevare stelle mosse.
  • Specchi dei riflettori ben saldi e non soggetti a shift interni.

La mancanza di questi accorgimenti, può costringere il sistema ad effettuare lunghe operazioni di verifica sul posizionamento delle stelle a catalogo rispetto a quelle rilevate dal sensore e spesso può capitare che il sistema risolva addirittura erroneamente le lastre. Pertanto iniziamo col dire che ogni volta vi trovate ad aver risolto una lastra, dovrete verificare che la focale mostrata dal risultato sia compatibile con quella realmente utilizzata. Lo si verifica in questa sezione:

ok

In questo caso ho effettuato una risoluzione su una lastra di test, dove la Focal Lenght (FL) viene riportata come N/A (Not Assigned). Ma in linea generale FL dovrebbe esser quanto di piu vicino a quella reale con leggeri scostamenti dovuti dal fuoco ottenuto in quella determinata serata. Ad esempio, se io utilizzo un telescopio con una lunghezza focale di 1.250mm, la FL riportata dovrà essere di valore oscillante tra i 1.260mm e i 1.190mm. Nota: diversamente, ipotizziamo che venga riportato un valore di 1.450mm o di 750mm, è evidente che la lastra non sia risolta correttamente e quindi si rende necessario ripetere l’operazione e non confermare il sync altrimenti addio oggetti centrati.

dove-sonoAlcuni Problemi con Pinpoint di MaximDL

Tra le problematiche indicate precedentemente, è opportuno sviscerarne qualcuna in modo da essere chiari e possibilmente risolutivi. Vediamole in elenco con la possibile soluzione:

  • Fuoco perfetto:
    Se il sistema di ripresa non è perfettamente a fuoco, il programma potrebbe non risolvere la lastra. Questo è dovuto al fatto che un allargamento delle stelle non permette una misura astrometrica reale tra gli astri col catalogo di riferimento, oltre a creare un problema per quel che riguarda la determinazione della dimensione e della luminosità delle stelle. Metodo personale: personalmente io lascio la montatura parcheggiata e faccio il fuoco direttamente nel campo di visualizzazione. Se non si lavora con focali troppo spinte e si sta riprendendo col CCD (notoriamente piu sensibile di una Reflex) si trovano sempre stelle di campo su cui focheggiare. I valori di riferimento per il fuoco li prendo dall’FWHM in quanto visualizzare il fuoco a monitor può trarre in inganno soprattutto nelle serate con pessimo seeing.
  • Posizione Home perfetta: Come ho già avuto modo di spiegare nell’articolo citato all’inizio, la posizione HOME è cruciale. Ho potuto notare che anche leggerissimi scostamenti possono causare lungaggini enormi in termini di risoluzione. Inoltre, piu si lavora con focali lunghe e minore sarà il campo inquadrato con il risultato che la lastra potrebbe risolversi anche dopo 20 minuti (o piu…). Questo ovviamente dipende dal fatto che piu siamo lontani dalla posizione Home reale, e piu i calcoli degli step del goto porteranno ad un disallineamento pronunciato. Le procedure per ottenere una  buona HOME sono descritte al seguente LINK. Inoltre considerate sempre che piu è lungo e largo il telescopio e piu sarà difficile determinare a occhio una posizione HOME corretta. Metodo Personale: non appena il cielo sarà sufficientemente sereno, perderò una serata per caricare sulla mia Eq6 il C8 a F10 con il sensore Atik314L, cercando di far risolvere una lastra in queste condizioni. Quando sarò riuscito a trovare la giusta posizione per ottenere una risoluzione di lastra in breve tempo, allora segnerò la posizione home con un taglierino (povera la mia eq6…). In questo modo, avrò la certezza che per quel che riguarda la posizione Home non sussisteranno problemi. Purtroppo questo metodo andrò contro all’ultimo punto (quello della garanzia sull’immobilità degli specchi) in quanto il C8 è notoriamente “shiffettaro” ma ritengo che la Home sarà quanto di piu vicino alla precisione.
  • Corretta impostazione della focale di ripresa in MaximDL
    Un altro elemento fondamentale per la corretta risoluzione delle lastre acquisite, è l’importazione della focale di ripresa in MaximDL. Anche in questo caso la procedura la trovate nell’articolo indicato a inizio pagina. Di questo va semplicemente ricordato che il calcolo sulla risoluzione per pixel effettuata dal sistema prevede (come da formula standard) la conoscenza della focale e della grandezza dei pixel. Mentre la grandezza del pixel viene inviata in automatico dal sensore, la focale va inserita a mano. Se siete soliti (come me) cambiare repentinamente setup da una serata all’altra, è basilare ricordarsi come prima operazione di inserire la focale corretta pena una attesa spropositata per ottenere una mancata o erronea risoluzione. Metodo Personale: ho imparato a salvare in MaximDL i setup con le focali di ripresa corrette e le coordinate del luogo di osservazione. In questo modo quando decido di riprendere con un setup, è sufficiente richiamare la configurazione opportuna. Quindi, verificare sempre all’avvio di maxim che lui “sappia” con che telescopio andrete a riprendere.
  • Stazionamento al polo preciso
    Per i motivi spiegati al punto 2, è opportuno effettuare un allineamento al polo preciso. Questo ovviamente non lo dico per chi già è navigato in questa passione, ma per coloro che (come si legge nei forum in generale) pensano che la montatura “basti buttarla a nord perchè tanto ci pensa l’elettronica” (e che poi si trovano con svalangate di problemi ndr..). Anche in questo caso, come in tutti i casi in cui si osserva o fotografa il cielo, è opportuno essere almeno “astrofili” nel senso tecnico della parola e quindi il polo va fatto. Come? Bene. Quanto bene? Piu che si può. Non dico un bigourdan, concediamoci un  margine…ma bene. Buonsenso, mica altro. Metodo personale: Io utilizzo con successo il puntamento al polo assistito di Eqmod, come si può leggere a questo LINK
  • Montatura ben alimentata
    Sempre seguendo il concetto del miglioramento nell’utilizzo di Pinpoint, va detto che l’alimentazione della montatura è uno degli elementi piu “oscuri”. Da esperienza personale ho avuto problemi di puntamento risolti con una alimentazione migliore, utilizzando un alimentatore da 13V anzichè 12. Il problema pare essere dovuto ad un errato conteggo degli step dei motori qualora l’alimentazione sia insufficiente. Pertanto, se state utilizzando la modalità “itinerante”, considerate sempre l’utilizzo di batterie fresche e ben cariche.
  • Corretta impostazione del Catalogo
    Riporto un’esperienza negativa nell’utilizzo di Pinpoint anche relativamente al tipo di catalogo utilizzato. Normalmente viene dato per scontato che l’utilizzo del catalogo GSC sia quello necessario per il buon funzionamento del programma. Anche io son caduto in questo “tranello” finchè non mi son trovato a perdere un paio d’ore per effettuare dei test reali. Ho compreso che se iniziamo davvero a stringere il campo con sensori piccoli e lunghe focali, il catalogo GSC non è piu sufficiente. Il risultato è che Pinpoint inizia a passare molto velocemente grandi porzioni di cielo non trovando mai una configurazione di stelle analizzabile. (ripeto…analizzabile!! Quindi passa e va..velocemente…). Leggndo bene le guide di Maxim, ho poi scoperto che il catalogo GSC risolve solo campi entro i 15′, Diversamente bisogna appoggiarsi al calago USNO A2 che è molto piu completo e comprende stelle di magnitudine molto inferiore.. Reperire in rete questo catalogo non è cosa semplice, io ho avuto la fortuna di farmelo passare dall’Osservatorio Astronomico Monte San Lorenzo (LINK) ma sono circa 10 giga. A onor del vero, pare che si possano richiedere i CD oppure si possa scaricare dai server FTP di USNO, ma nel momento in cui ho provato io ho avuto problemi a scaricare il catalogo nella sua interezza. Nel caso, provateci che non si sa mai…
  • Possibilità di scattare per almeno 20 secondi senza stelle mosse
    Infine anche le stelle mosse contribuiscono a peggiorare la precisione e l’immediatezza del sistema di risoluzione astrometrica. Il punto è che spesso servono esposizioni di 15/20 secondi per fare in modo che vengano rilevate nel campo piu stelle possibili. Una posa con evidenti stelle mosse non permette ovviamente al sistema di rilevare realmente quali siano le stelle e che separazione astrometrica abbiano: tradotto, le stelle devono essere ferme pena un fallimento del metodo.

CONSIDERAZIONI FINALI

Ora, capisco che passando in disamina tutta la procedura corretta per garantirsi un efficace utilizzo del metodo lasci trapelare una certa insoddisfazione e una operatività noiosa e macchinosa. Questo è in parte vero, e non può essere rivolta alcuna critica al sistema in sè che rimane di indubbia qualità e utilità. Come anticipato a inizio articolo, infatti, il sistema effettua un paragone relativamente banale  tra stelle di catalogo e stelle di campo ed il metodo con cui questo avviene si svolge attraverso il classico “conto della serva”: cioè a partendo dal centro della lastra, e muovendosi per step a spirale, il sistema va avanti a confrontare zone di cielo finchè non trova quella giusta.

Il punto è che di fatto questo metodo può essere utilizzato con successo per situazioni determinate, mentre per altre situazioni può rivelarsi controproducente.

In breve,  a mio avviso e dopo un utilizzo serrato di pinpoint, potrei suggerire che il sistema trova la piena efficacia quando si ha a disposizione una postazione fissa oppure quando si effettuano sessioni di astroimaging per le quali si prevede una “ripresa dei lavori” in piu sessioni. Ad esempio, utilizzando un sensore monocromatico con filtri a banda stretta (giusto un esempio eh), si potrebbe non riuscire  a terminare il lavoro in una sola nottata. Pertanto può essere utile avere un centro lastra a coordinate certe, con tanto di rotazione del sensore in modo da poter riprendere anche dopo diverso tempo la sessione da dove si era terminata. Altro caso di importante utilità è ovviamente la ricerca amatoriale, in cui ci si voglia garantire una ripresa con dati astrometrici o fotometrici in piu sessioni (esempio la fotometria sulle stelle variabili). Insomma,. per tutti i casi in cui sia necessaria la ripetibilità assoluta di un puntamento è consigliabile utilizzare il pinpoint. Infine, per i casi in cui l’astrofilo sia un pò Nerd come il sottoscritto ahahaha

Viceversa, qualora si intenda sfruttare una postazione mobile per riprendere un oggetto con un sensore a colori e per una serata sola, può rivelarsi piu concreto l’utilizzo del “vecchio” metodo del cercatore. A maggior ragione quando si utilizza una Reflex in Live View che permette di centrare gli oggetti molto piu agevolmente. In questo caso, tentare la strada del puntamento astrometrico automatico potrebbe richiedere una precisione “indebita” col rischio di complicare la sessione e rendere l’inizio delle riprese piu frustrante e problematico.

L’articolo che pubblico oggi racchiude una tecnica interessante di allineamento della propria montatura agli oggetti celesti. In particolare è una procedura molto valida sia per chi si affaccia al mondo dello studio tramite sensori fotografici sia per chi desidera effettuare fotografia a lunga posa.

Quando ho iniziato gli studi delle stelle doppie, mi son trovato nella situazione un pò rognosa di dover allineare la montatura tramite il sensore ASI 120 MM che nelle dimensioni è ben poco generoso, oltre al fatto che lo utilizzo con un Celestron C8 con 2 metri di lunghezza focale. Ovviamente il campo inquadrato era molto piccolo, quindi allinera la montatura diventava un’impresa non sempre facilissima soprattutto se poi volevo allungare la focale con una barlow per portarla a ben 4 metri.

Oltre a questo, soprattutto chi utilizza sensori CCD può trovare giovamento in un allineamento ben piu preciso e ripetibile durante le sessioni su piu oggetti, a prescindere dal meridiano.

Si supponga ad esempio, di iniziare a lavorare col narrow o con la tecnica RGB(è la mia situazione attuale, per via di un ostinato inquinamento luminoso): l’astrofotografia, come si sa, richiede tempi di posa particolarmente lunghi e per chi lavora in RGB senza avere una postazione fissa (monta, allinea, smonta, rimonta, riallinea, rismonta etc) , può rivelarsi particolarmente difficile ripetere una sessione fotografica sullo stesso oggetto per piu sere consecutivamente.

Uno dei problemi, ovviamente, è il centraggio dell’oggetto nelle stesse condizioni effettuate la sera prima, che richiede molta cura e diverso tempo per cercare di rimettere un oggetto nella stessa posizione.

Altro aspetto (sempre relativo al mio caso, ma che può essere anche il vostro): l’inverno. Lasciando un portatile collegato alla montatura in terrazzo e pilotando quindi una sessione fotografica dal calduccio di casa tramite il desktop remoto, può essere frustrante dover uscire piu volte (caldo/freddo, caldo/freddo) per riallineare la montatura, soprattutto se l’oggetto si trova dall’altra parte del cielo e subentrano nuovi elementi che facilitano il disallineamento, come l’errore conico tipico delle montature equatoriali.

Ecco, fortunatamente esiste un modo per effettuare un alliamento molto preciso, che prende a riferimento non una posizione approssimativa (che porterebbe gli oggetti a uno dei bordi del sensore ad esempio) ma bensì prendendo a riferimento proprio il centro geometrico del sensore stesso. Ripetendo questa routine nelle diverse serate, si avrà la garanzia di avere l’oggetto sempre centrato nel sensore, dal momento che il calcolo effettuato in automatico dal Plate Solving di MaximDL si basa sulle reali coordinate del centro lastra.

IL CONCETTO ALLA BASE

Il concetto che sta alla base del plate solving di Maximdl è relativamente semplice. In sostanza, si deve scattare un’immagine avendo la montatura collegata a MaximDL, in modo che il file generato (.fit) riporti nell’header le coordinate lette sulla montatura. Dopodichè, attivando la funzione di plate solving, il sistema leggerà le coordinate prendendole dal file fit, rileverà le stelle comprese nel campo e si collegherà al catalogo GSC installato sul PC. Passerà quindi in rassegna tutte le stelle di catalogo nella zona di cielo compresa nelle coordinate della montatura, e inizierà a fare una ricerca a spirale all’interno del catalogo: partendo dal centro verso l’esterno. Una volta che il sistema avrà trovato nel catalogo la stessa configurazione di stelle che legge nell’immagine, allora restituirà le coordinate corrette del centro lastra.  Sincronizzando queste coordinate nuove, esse verranno scritte nel Sync (di Eqmod ad esempio). A quel punto, rieffettuando il goto sull’oggetto di nostro interesse, la montatura effettuerà un breve spostamento centrando l’oggetto a centro lastra.

Esempio della routine:

  1. Telescopio montato, montatura stazionata, collegata a pc e a maximdl, sensore “a fuoco”, posizione di partenza HOME
  2. Primo Goto: M81
  3. La montatura si muove, e va nei pressi dell’oggetto senza centrarlo perchè non allieneata
  4. Scatto una foto. Dalla foto ci sono alcune stelle ma non c’è traccia dell’oggetto
  5. Chiedo a Maxim DL di risolvere la lastra tramite Plate Solving (il nome della dll è Pinpoint!)
  6. MaximdL tramite pinpoint  rileva le stelle della foto. Va a catalogo GSC, gli comunica le coordinate lette dalla montatura (che sono quelle di m81 che ovviamente non è ancora centrata)
  7. Pinpoint inizia a consultare il catalogo effettuando una ricerca a spirale: parte dalle coordinate di M81 e si muove verso l’esterno, finchè non trova la stessa configurazione di stelle
  8. Una volta trovata la stessa configurazione di stelle, riporterà le coordinate corrette. Queste saranno quelle del centro del sensore in quel momento
  9. Sincronizziamo la montatura con queste coordinate. Richiediamo il goto di m81
  10. Un leggero spostamento della montatura, inserirà M81 perfettamente nel centro del nostro sensore.

Fico eh?

LA SYNC TRAMITE PLATE SOLVING E’ COMPATIBILE COI PLANETARI?

La funzione di Plate Solving con MaximDL funziona perfettamente con qualsiasi planetario, nel nostro caso il magnifico Cartes Du Ciel che trovo sempre piu performante e rende inutile la spesa per planetari piu blasonati, se si utilizza per scopi amatoriali. In pratica, connettendo Cartes Du Ciel alla montatura per effettuare i GOTO e connettendo Maxim DL alla montatura per il plate solving, entrambi collaboreranno da buoni amici dal momento che l’interfaccia di collegamento è ASCOM e quindi l’interoperabilità tra piu sistemi è pressocchè totale. Sincronizzando la montatura tramite MaximDL si vedrà l’indicatore della posizione telescopio sul planetario muoversi alla posizione corretta. Successivi goto tramite il planetario NON faranno perdere la sincronizzazione avvenuta tramite Plate Solving. Banale dirlo, ma chiaro. Non abbiate dubbi.

VA BENE SONO PRONTO. COSA MI SERVE?

Per far lavorare in maniera corretta il plate solving è necessario quindi creare la seguente situazione sul proprio PC

  1.  Montatura allineata al polo, bilanciata, collegata al pc, e in posizione HOME.
  2.  Maxim Dl Installato e pronto per l’uso.
  3. Catalogo GSC installato e pronto per l’uso
  4. Eqmod, Ascom e Planetario correttamente configurati. Vedere le configurazioni alla pagina Tutorial
  5. Coordinate correttamente impostate su MaximDL, su Eqmod, sul Planetario (ricordate sempre di salvarle cosi non dovrete scriverle ogni volta)
  6. Focale correttamente impostata su Maxim DL. Questo sarà necessario per effettuare una corretta riduzione del campo visivo, diversamente plate solving non funzionerà
  7. Montatura connessa a MaximDL e al Planetario, via Ascom. Ricordarsi di attivare la connessione su MaximDL, diversamente non verranno prese le coordinate per il centraggio lastra
  8. Sensore di ripresa pronto, connesso e a fuoco.

Adesso andiamo a vedere i parametri da impostare.

 SCARICARE E INSTALLARE IL CATALOGO GSC

Perchè pinpoint funzioni correttamente è necessario scaricarsi il catalogo GSC per Pinpoint.

Si può scaricare dal seguente link:  http://gsc.dc3.com/

Pesa circa 325 mbyte, è un eseguibile. Per installarlo correttamente basta dargli come percorso “C:/” L’installazione creerà all’interno della cartella GSC alcuni file compressi. Non vanno decompressi, lasciare stare tutto cosi come viene installato. L’importante è che alla fin fine vi troviate la cartella “C:/GSC” con dentro il catalogo. Stop.

 IMPOSTARE LE COORDINATE E LA FOCALE  SU MAXIMDL

Per impostare le coordinate e la focale su MaximDL basta andre su File – Settings, selezionare il tab SITE AND OPTICS e inserire coordinate + focale

site and optics

CONNETTERE LA MONTATURA A MAXIMDL

Anche la connessione della montatura a maximDL è particolarmente semplice. Si fa da VIEW-OBSERVATORY CONTROL WINDOW. Il tab da selezionare è SETUP.

Su “options” andare in CHOOSE e selezionare la propria montatura (per chi usa Eqmod: Eqmod ASCOM 5/6)

EQMODCONNECTION

CONFIGURARE PINPOINT

Infine (solo per la prima volta) va configurato il pinpoint.  C’è ben poco da fare, sostanzialmente si tratta di inserire il percorso del catalogo GSC come segue…Click su ANALYZE – PINPOINT ASTROMETRY

Nota: la configurazione di Pinpoint Astrometry è possibile selezionarla solo con una immagine aperta. Vedete voi: se volete configurarla prima di una futura sessione, aprite una qualsiasi immagine, diversamente potete configurarla al primo utilizzo.

PINPOINT

Come si può vedere bisogna inserire

  1. La path del catalogo con le Reference “GSC-1.1(corrected)
  2. Spuntare (riquadro verde) FITS SCALE in modo che in automatico venga presa la risoluzione Arcsec/pixel del sistema ottico+sensore. In questo modo la risoluzione della lastra si aggiornerà se si utilizzasse ad esempio un binning sul sensore!

Grosso modo la configurazione è questa. Vediamo ora come sincronizzare la montatura con una lastra.

SINCRONIZZAZIONE

Si supponga di aver scattato la prima immagine in una posizione del cielo. Bene..si apre ANALYZE – PINPOINT ASTROMETRY e si clicca su PROCESS

Il sistema inizierà a lavorare e a verificare la lastra con il catalogo. Alla fine della routine, restiuirà delle coordinate corrette, comprese anche di drift del sensore (cioè l’angolatura della sua rotazione rispetto agli assi )

ok

In questo modo, le coordinate del centro lastra sono 01h.33.48s, Dec +30° 43′ 23”. Queste verranno scritte in automatico nell’header del file fit.

Andiamo quindi a comunicare ad Ascom che queste sono le coordinate reali! Quindi apriamo – VIEW – OBSERVATORY CONTROL WINDOW – tab: TELESCOPE

SYNC1

e verranno scritte le coordinate in “Target Coordinates”. Dopodichè basterà cliccare “Image Center from Pinpoint” e immediatamente dopo su SYNC

sync2

ed è FATTA!

PROBLEMI E DOMANDE

1. Se utilizzo Canon posso utilizzare questo metodo?

Si, purchè la canon sia pilotata attraverso MaximDL. Maximdl genererà un file .fit dallo scatto della reflex e il resto della routine funzionerà in maniera analoga

2. Perchè a volte non risolve l’immagine?

A volte può capitare che il sistema impieghi tanto tempo. Questo è dovuto principalmente al fatto che o non si sono impostate le focali corrette oppure non si hanno abbastanza stelle di campo. Verificare sempre di aver impostato la focale di ripresa in maniera corretta e aumentare i tempi di posa fino a 10/20 secondi affinchè nel campo vi siano stelle.

3. Quanto tempo ci mette ad elaborare?

Se la posizione HOME è correttamente impostata, se la camera è correttamente montata (gli assi devono essere perpendicolari), bastano davvero pochi secondi, a volte due/tre secondi. Diversamente, se la camera è girata in qualche verso, oppure se la posizione home di partenza non è stata fatta adeguatamente, potrebbe anche risolvere con molta lentezza

4. Quanto lavoro aggiuntivo c’è in piu utilizzando questo metodo?

Considereando che la maggior parte delle impostazioni si fanno “da casa” e che basta prestare un minimo di attenzione a impostare correttamente la focale e le coordinate, non richiede alcun lavoro in piu, anzi in meno. Di fatto anzichè allineare perfettamente un cercatore e cercare di portare un oggetto nel centro facendo con numerosi scatti di prova, questo metodo toglie tutta questa fase di allineamento con tre/quattro click e nemmeno un minuto in piu di lavoro rispetto al suo non utilizzo.

Ed ecco un’immagine allineata perfettamente con questo metodo. In questo caso la montatura non è mai stata toccata e non è stato utilizzato il cercatore.  Come si può vedere, la stella centrale si trova perfettamente a centro lastra.

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